energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Rsu Ataf verso lo sciopero, la privatizzazione non va giù Cronaca

Diritto alla mobilità, diritto di tutti. L’Ataf non si vende. Potrebbe essere questo lo slogan che riassume lo spirito delle numerose iniziative che l’Rsu fiorentino ha presentato questa mattina per contrapporsi alla decisione della Giunta, ratificata dal voto (sofferto) del consiglio comunale: divisione dell’azienda di trasporto municipale in due tronconi, uno, con tutte le forze produttive (parco bus, lavoratori, linee di trasporto) ai privati, l’altro, con immobili dirigenti e altro, al pubblico.
Una questione che non va giù alle rappresentanze sindacali, forti del referendum popolare che pochi mesi fa votò a furor di popolo per la definizione “mobilità bene comune”. E se comune dev’essere, ricordano i sindacalisti, non può che essere pubblico. E così, dalla Befana (che portò carbone, facce e polemiche fuori da Palazzo Vecchio) al Carnevale, l’Rsu promette battaglia senza quartiere. Senza escludere un fiorentinissimo sbeffeggio.

“Firenze, una città di trecentomila abitanti ha già 7 aziende di trasporto pubblico non integrate fra loro – ricorda in una nota l’Rsu – avremo quindi in più una nuova azienda, un nuovo presidente, un nuovo direttore generale ed un nuovo consiglio di amministrazione.
Questa nuova azienda sarà svenduta assieme a tutte le altre aziende partecipate (compreso il 49% di GEST), in cui ATAF ha investito manciate di milioni di soldi pubblici, ad una cifra ridicola inferiore agli 8 milioni di euro (soltanto i circa 450 autobus hanno un valore di oltre 20 milioni…)”.

Dunque, al primo punto, la vendita. O meglio, come intendono i sindacati, la svendita.
E poi, qualche esempio. Quello di Genova, per esempio, tornata precipitosamente sui suoi passi dopo che la “prova” privatizzazione ha evidenziato maggiori costi e maggiore inefficienza. Fallimentare. Soptrattutto a confronto con realtà come Torino, Bologna, Milano, dove la gestione pubblica delle aziende di trasporto locale (integrate con altri servizi attinenti alla mobilità come i parcheggi) danno bilanci in attivo.

E, dato che si apre il capitolo bilanci, facendo i conti in tasca all’azienda che nel 2010 aveva largamente pubblicizzato un bilancio per la prima volta, dopo molti anni, in attivo, incuriositi  dal baratro in cui era precipitato invece il bilancio 2011, i lavoratori tramite Rsu sono andati a controllare il bilancio positivo. E, sorpresa delle sorprese, hanno scoperto che in quel bilancio erano entrati ben sei milioni di fondi provenienti da vari contenziosi chiusi in modo favorevole, conguagli, contributi per acquisto nuove macchine, adeguamenti, contributi regionali. Sei milioni venuti meno al nuovo bilancio.

Uno scherzo? Può darsi, ma i lavoratori non l’hanno presa bene. E così, hanno buttato giù un’agenda fitta di appuntamenti, da intendersi anche come preparazione della città al grande sciopero di 24 ore del 14 marzo prossimo. Dunque, a Febbraio: martedì 7 al Mercato delle Cascine dalle 9 alle 13, venerdì 10 al Mercato di Sant’Ambrogio dalle 9 alle 13, lunedì 13 al Polo Universitario a Novoli dalle 10 alle 17, e venerdì 17 all’ospedale di Careggi dalle 9 alle 13, ci sarà volantinaggio e distribuzione di informazioni ai cittadini circa l’operazione di “svendita e privatizzazione di Ataf”, come dichiarano i rappresentanti sindacali. Con caldo invito al sindaco di partecipare discutendo pubblicamente del problema. Sempre a Febbraio, martedì 21 ci sarà presidio davanri al deposito delle Cure e alle 14,30 sfilata per le strade cittadine del carro allegorico “No Renzi, Sì Ataf”.

Marzo: martedì 6 iniziativa “bus lumaca”; mercoledì 14 sciopero generale.

E una amara riflessione emerge da tutta la situazione.E’ una lettura molto interessante, quella che proviene dalle Rsu dell’Ataf per bocca di uno dei loro rappresentanti, Alessandro Nannini. “Gestire il trasporto pubblico è un compito fatalmente di natura politica, oltre che imprenditoriale – spiega Nannini – se rimane in mani pubbliche comporta scelte, difesa o meno delle fasce deboli, una considerazione particolare, di stampo sociale, del trasporto pubblico. Scaricarlo ai privati significa dire: fermi, la politica non è in grado di fare il suo mestiere”.
In effetti, non è la prima volta che succede.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »