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S. Piero Scheraggio, chiude laboratorio scuola: restauri finiti Cultura

Firenze – Andrea Carmina Bardazzi, Zerihum Binazzi, Svetlana Cozzi, Laura Filetti, Chiara Manfriani, Stefania Nicolalemme, Laura Ricci, Valentina Santoro, sono i nomi degli allievi, sette ragazze  e un ragazzo,  di età tra i venti e i ventinove anni, che hanno partecipato al corso-restauro organizzato dalla Scuola Edile di Firenze presso l’ex chiesa di San Piero in Scheraggio, partito a settembre e che si è appena concluso con il recupero di elementi decorativi delle strutture murarie originali della chiesa romanica che dal Vasari venne inglobata nella costruzione della Galleria degli Uffizi. In occasione dell’intervento è stato recuperato e ricollocato all’interno di San Pier Scheraggio l’affresco staccato da una colonna di Via della Ninna da Amedeo Benini e che dal 1957 era conservato nei depositi di Palazzo Pitti.

Il restauro si è svolto al piano terra del prestigioso sito e il laboratorio è stato condotto dalla restauratrice Laura Lucioli e dalla sua assistente Ciaki Yamamoto, con la direzione scientifica di Daniela Parenti, Direttrice del Dipartimento di pittura del Medioevo e primo Rinascimento degli Uffizi e di Antonio Godoli Direttore del dipartimento di architettura degli Uffizi. Nell’arco di quattro mesi gli studenti hanno appreso  e applicato le teorie e le tecniche del restauro su questa tipologia di strutture architettoniche decorate, oltre che ad avere le nozioni di base sulla buona pratica in materia di sicurezza.  “Si è trattato – dice il Soprintendente ad interim del Polo Museale Fiorentino, Alessandra Marino – di una bella occasione di impegno anche perché è stata l’occasione per riportare dai depositi di Palazzo Pitti in San Pier Scheraggio l’affresco con la figura di un santo staccato più di cinquant’anni fa da una delle colonne che si vedono in via della Ninna ed è stato temporaneamente riposizionato all’interno della chiesa, costituendo quindi un’opportunità di ripensamento per una sua successiva e definitiva collocazione”.“A conclusione del laboratorio in quella che era la navata destra di San Pier Scheraggio – aggiunge il Direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali – ribadisco la convinzione espressa quando esso mi fu proposto. Vale a dire che la formazione di restauratori e d’artigiani rappresenta per Firenze un investimento indispensabile per il suo futuro. Posso ben dirlo dopo tanti interventi negli ambienti storici degli Uffizi; interventi felicemente compiuti proprio per l’alta specializzazione degli operatori impegnati. Quella fiorentina è una tradizione antica e nobile, che va tenuta viva”.

La Scuola Edile di Firenze è attiva da oltre 50 anni nel settore della formazione in edilizia con particolare attenzione nella formazione di restauratori dei beni architettonici – ricorda il Direttore della Scuola Edile di Firenze, Alessandro Alfaioli – e tutti i corsi hanno per oggetto beni di proprietà pubblica grazie ad una serie di convenzioni che ci consentono di svolgere all’interno di immobili di proprietà della Soprintendenza. Questi laboratori possono essere sia individuati di volta in volta, come in questo caso, o permanenti come quello all’interno della Villa medicea della Petraia dove si svolgono i corsi di restauro degli arredi e dipinti. Il nostro scopo è dare a giovani appassionati l’occasione di crescere e formarsi su beni culturali unici al mondo, godendo di un raro privilegio. D’altro canto è altrettanto importante per la nostra Scuola, espressione delle parti sociali sindacali e datoriali di ANCE, offrire loro reali opportunità di ingresso nel mondo del lavoro. Si tratta di un obiettivo alto e forse molto complesso in questo momento economico ma dal quale non ci vogliamo sottrarre in virtù della nostra stessa natura”.

S. Pier Scheraggio 3“Seppure ridotte ormai a pochi frammenti – sottolinea Daniela Parenti – le pitture murali restaurate testimoniano l’importanza che la chiesa di San Pier Scheraggio, officiata fino al tardo XVIII secolo, ebbe in epoca medievale nella vita religiosa e civica fiorentina, ospitando fra l’altro le riunioni dei priori delle Arti prima della costruzione di Palazzo Vecchio. Il velario presente lungo la parete che in origine chiudeva la navata destra della chiesa sembra risalire al XIII secolo, mentre già alla prima metà del secolo seguente sono riferibili gli affreschi con San Francesco e un santo martire raffigurati sulle colonne, che attestano lo splendore decorativo che doveva caratterizzare l’edificio”.“Se ce ne fosse bisogno – ricorda Antonio Godoli – questa è una bella dimostrazione che l’architettura romanica fu ‘scuoiata’ dei suoi intonaci dipinti, come spesso ricorda Antonio Paolucci”. “È stata un’esperienza pratica molto ricca – conclude la restauratrice Laura Lucioli – durante la quale i ragazzi hanno potuto operare su una casistica di materiali e situazioni conservative differenti tra loro. Siamo  partiti con interventi sul paramento lapideo e in laterizio, per poi intervenire sugli intonaci antichi e concludere con  l’affresco e l’affresco staccato”.

 

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