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3 Giugno: presentazione del libro di Franco Lari “Storia di Buti dalle origini al 1940” My Stamp

Un significativo contributo alla celebrazione del 150 anniversario della data in cui Buti tornò ad essere un Comune autonomo(dopo essere stato accorpato per 90 anni a Vicopisano) viene dato dalla presentazione del libro di di Franco Lari Storia di Buti. Dalle origini al 1940 (Ed Stampa83) che avverrà domani sabato 3 giugno alle ore 17,00 nella piazzetta adiacente al Palazzo municipale

La presentazione di quest’ opera molto ampia che diverrà una pietra miliare per lo studio della storia locale sarà alternata dalla lettura di brani del libro e da musiche eseguite da quattro clarinettiste.

“Per capire la storia di Buti – ha detto Franco Lari- ho inteso ricotruire sommariamente  anche la storia delle città più importanti a cui nei secoli è stato collegato, in particolare la storia di Pisa, di Lucca, i loro rapporti con Firenze”.

Nel primo capitolo del libro, Franco Lari sottolinea l’importanza dei collegamenti con l’ambiente geografico, in particolare il fiume Arno, il lago di Bientina ed il Monte Pisano, “da cui per secoli i butesi hanno tratto risorse di vita e che con maestoso impegno, profondo amore e rispetto, hanno saputo modellare per farne fonte di ricchezza.

In questo libro Franco Lari racconta, in modo agile e colloquiale, come sono nate  alcune sue scoperte, come le vicende della vita quotidiana s’intersecano con le ricerche alla scoperta del territorio per individuare reperti, antichi percorsi, insediamenti, ruderi di edifici medievali.

Rientra in questo novero il procedimento induttivo- deduttivo che lo ha portato a ricondurre alcuni toponimi locali, come le Grotte di S. Antone, ad un grande santo ed eremita vissuto sui Monti Pisani, di cui non avevamo notizia. Franco Lari ha rilevato che fu un Sant’Antonino, identificabile, appunto, con S. Antone,a battezzare il pisano S.Torpé

Questo lavoro di notevole mole, denso di notizie, ricostruzioni, analisi e corredato da una ricca cartografia, mi appare come un grosso tronco da cui si dipartono numerosi rami ai quali possiamo attingere per effettuare ulteriori ricerche, approfondimenti, mediante dei focus specifici.

Un libro che è anche un rilevante strumento metodologico perché mette in risalto il valore scientifico ma anche emozionale della storia locale. Infatti, in questo tipo di storiografia non si pro cede solo con consultazioni degli archivi o con analisi critica di testi precedenti, che pure sono importanti e che sono qui utilizzati.

Ma il nucleo “forte” è la ricerca sul campo: percorrere il territorio, stabilire i percorsi delle antiche vie di comunicazione, l’individuazione dei castelli medievali, delle pievi, delle abbazie ormai scomparse, degli insediamenti militari, delle battaglie e tanti altri aspetti che somigliano alla paziente e accurata analisi di un investigatore del passato.

Già il precedente libro di Franco Lari Buti: un territorio scolpito dall’olivicoltura, denotava un’analisi puntuale incentrata sulla struttura degli oliveti, frutto di “un lavoro effettuato  per secoli sul territorio da persone che per prima cosa amavano Buti” .

Anche in questo libro l’autore sottolinea il grande ruolo dell’olivicoltura e ricorda anche che aver costruito gli oliveti dando loro forma di aquila, ben visibile dal paese o dalle altre colline, è stata un’opera ingegnosa e suggestiva perché simboleggiava un omaggio a Buti che ha appunto l’aquila nel suo stemma in ricordo dell’emblema dato alla comunità dall’imperatore

E’, infine, una sorta di sintesi di questo lavoro una citazione biblica (Siracide 44,1 10-15) Facciamo l’elogio dei nostri antenati, secondo le loro generazioni. Essi furono uomini virtuosi, i cui meriti non furono dimenticati. I loro corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre”.

E nel rendere omaggio alla memoria dell’amico e storico locale Enrico Valdiserra affermando di averacquisito da lui il gusto e la passione per la ricerca storica” ,Franco Lari aggiunge,  di aver raccolto il testimone lasciato da  Valdiserra “ , per poi consegnarlo, a fine lavoro, a coloro che in futuro, giovani, donne, uomini vorranno continuare la ricerca storica, archivistica ed archeologica, con lo scopo di unire lontane generazioni di studi con lo stesso legame: l’amore per il popolo e la terra di Buti” .

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