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Sabato Santo, giorno del silenzio in attesa della veglia pasquale notturna Società

Il Sabato Santo è il giorno in cui i cristiani celebrano il Signore Gesù Cristo che, con la sua divinità e con la sua anima umana, ma non con il suo corpo che, tolto dalla croce su cui è morto il Venerdì Santo e deposto nel sepolcro, viene preservato dalla corruzione grazie alla virtù divina, discende agli inferi dove, a motivo della sua vittoria sulla morte e sul diavolo, e secondo certe tradizioni cristiane per un tempo corrispondente a circa quaranta ore, libera le anime dei giusti morti prima di lui e apre loro le porte del Paradiso. Compiuta tale missione, la divinità e l'anima di Gesù si ricongiungono al Corpo nel sepolcro: e ciò costituisce il mistero della resurrezione, centro della fede di tutti i Cristiani, che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua. Il Sabato Santo è il terzo ed ultimo giorno del Triduo Pasquale, un giorno di silenzio dove un senso di lutto pervade i fedeli,  incentrati sull'attesa dell'annuncio della Risurrezione che avverrà nella solenne veglia pasquale che non fa parte di tale giorno e che si svolge nella notte tra il sabato e la domenica. In questo giorno non si celebrano le Messe. Per questa ragione, il Sabato Santo è detto aliturgico, nel senso che è l'unico giorno dell'anno senza alcuna liturgia, in quanto in esso è prevista la solo celebrazione della Liturgia delle Ore. L'Eucarestia non è conservata normalmente nel Tabernacolo, che quindi è spalancato e senza conopeo, ma viene normalmente conservata in altro luogo adatto, come la sacrestia, anche se in qualche posto continua ad essere conservata nell'altare della reposizione. Le luci e tutte le candele sono spente. Gli altari sono spogli, senza fiori e tovaglie. In molte chiese rimane esposta la Croce servita per l'adorazione nel Venerdì Santo.

Ecco alcune delle tradizioni di fede popolari che si tengono in Toscana:

A Foiano della Chiana si svolge la cerimonia del Volo del Cristo Risorto, una tradizione che risale al XVII sec, dove la statua del Cristo risorto del 1681 è portata a spalla da un gruppo di uomini che corrono dalla chiesa della SS. Trinità alla chiesa della Collegiata.

Volata del Cristo anche a Castiglion Fiorentino, dove nella notte la statua, opera di Niccolò di Smeraldo Salvi, percorre velocemente tutta la navata centrale della chiesa della Collegiata, segue lo scoppio delle castagnole in piazza.

A Firenze, per espressa volontà della diocesi, da quest’anno lo Scoppio del Carro avrà un prologo al Sabato Santo, visto che, fino al 1960, lo Scoppio non si teneva il giorno di Pasqua ma al Sabato Santo a mezzogiorno. Le novità riguardano due dei tre cortei. Praticamente il corteo del Sindaco, con Gonfalone, Famiglia di Palazzo, e qualche rappresentante del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, non partirà da Palazzo Vecchio la domenica mattina ma stasera, Sabato Santo alle ore 21 per raggiungere la chiesa dei Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio.  Qui, dopo una preghiera di benedizione dei presenti, l’invio delle tre pietre del Santo Sepolcro verso la Cattedrale, con un corteo religioso che si unirà al corteo comunale per portare il cofanetto contenente le tre pietre e l'acciarino per far scoccare la scintilla e il bracere portafuoco della Chiesa dei Santi Apostoli e Biagio, vuoto, che poi ospiterà il fuoco benedetto durante la veglia pasquale. I due cortei ripartiranno alla volta della Cattedrale alle ore 21,30. Arrivati sul sagrato della Cattedrale, davanti alla porta centrale, ci sarà l’accensione del fuoco con le tre pietre del Santo Sepolcro, che sarà benedetto dal Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori durante l'inizio della veglia pasquale. Dopo la benedizione del fuoco nuovo e l'accensione del Cero pasquale, segno della luce di Cristo Risorto, un tizzone del fuoco benedetto sarà collocato all'interno del braciere porta fuoco, dove sarà custodito fino alla mattina seguente per dare avvio allo Scoppio del Carro con l'accensione della miccia della Colombina. Anche qui una novità: per la prima volta da tempo remoto, sarà l’Arcivescovo in persona a dare fuoco alla miccia che farà partire, il giorno dopo, Pasqua, alle 11 la colombina.

Foto di Franco Mariani
 

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