energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

“Sacrilegium” di Andrea Nacci, thriller medioevale a Castelfiorentino Breaking news, Cultura

Firenze – Nel 1396 l’Alchimista, personaggio ammantato di mistero e protagonista dei gialli medievali di Andrea Nacci, lascia Volterra per recarsi in missione diplomatica a Castelfiorentino. Qui come spesso gli accade, si imbatte in alcuni delitti: questi hanno qualcosa di tenebroso. Non a caso s’intersecano con un sacrilegio (il Sacrilegium del titolo, appunto) avvenuto circa duecento anni prima, nell’epoca più “oscura” del Medioevo. Il nuovo libro di Andrea Nacci titola: “Sacrilegium. L’Alchimista a Castelfiorentino”, edizioni Tagete.

L’Alchimista non ha poteri occulti -come sospetta qualche suo contemporaneo- ma brillanti doti investigative e riesce a dipanare le aggrovigliate vicende che hanno moventi e protagonisti diversi. Alla fine di questo romanzo che si legge tutto d’un fiato capiremo come. Ma adesso cerchiamo di conoscerne alcuni aspetti con questa intervista all’autore Andrea Nacci.

Andrea Nacci…Andrea Lacci..In cosa ti identifichi maggiormente con l’Alchimista?

“Di certo ci accomunano la testardaggine e la curiosità. Ma anche l’attenzione ai dettagli ed una vena di pignoleria”.

Andrea Lacci è un uomo fuori dal suo tempo che intravede orizzonti lontani. Questo vale anche per te?

“Non vi è dubbio! Ho sempre cercato di vedere lontano, cercando di anticipare i tempi. Non sempre ci sono riuscito, ma questa è la mia indole e credo che ormai non cambierà più. Accontentarmi e vivacchiare non fa per me”.

Qual è il maggior fascino del Medioevo in un thriller?

“Il Medioevo è stato un periodo incompreso dalla maggior parte della gente comune. Si identifica spesso solo con l’Inquisizione e si pone in antitesi col Rinascimento. Ma approfondendo lo studio si scoprono cose straordinarie di quell’epoca. Ed è proprio lì che si sono poste le basi per lo sviluppo del Quattro- Cinquecento. Il Medioevo affascina proprio per questa transizione e per la coesistenza di abitudini pagane e tribali; si assiste all’evoluzione delle coscienze ed alla progressiva affermazione dell’uomo in quanto tale. Davvero affascinante per me!”.

Come ha accolto questo giallo la popolazione locale, quella di Castelfiorentino?

“Come già accaduto in altre zone della Toscana, teatri di altri romanzi dell’Alchimista, vi sono state curiosità e soddisfazione. Molti hanno scoperto aspetti geografici e storici del proprio territorio lasciati indietro dalla storiografia classica. Molti si sono meravigliati di alcune abitudini del tempo, di atteggiamenti ed usi giunti intonsi fino a noi, insomma di radici che hanno contribuito a far di noi ciò che siamo oggi”.

Le erbe, i cibi…è servita una particolare competenza anche in queste materie..e anche per creare pause distensive nel corso dell’azione..

“E’ proprio come dici: le pause in un thriller vanno dosate con estremo discernimento. Ho pensato che concretizzarle intorno a curiosità del tempo, peraltro poco note alla maggior parte dei lettori, potesse costituire una opportuna innovazione. La ricerca, in campo storico, è determinante e, credimi, è la parte più impegnativa del mio lavoro. Io risalgo solo a fonti autorevoli e certificate, come si può vedere dalla bibliografia citata. Per la maggior parte dei casi vado di persona a verificare sui documenti storici, girando tra biblioteche, archivi storici, parrocchie, documenti privati di famiglie storiche e così via. Come l’Alchimista sono molto pignolo!”.

Questo è servito per avvolgere meglio i personaggi nell’atmosfera medievale e anche per creare pause distensive nel corso dell’azione..

Con questa tecnica ho inteso accrescere l’atmosfera storica offrendo al lettore uno spaccato della quotidianità dell’epoca. Ho creduto che fare sfoggio di ciò che può essere reperito in un ordinario libro di storia avrebbe appesantito la lettura e diminuito l’interesse. La curiosità del pubblico va sempre stimolata e premiata!

Credo che i due piani temporali accrescano la suspense…l’hai pensato con questo intento?

“I miei romanzi – e non solo quelli storici – “annodano” sempre più storie. Nel caso dell’Alchimista, mi è piaciuto lavorare su epoche diverse, anche se puoi capire benissimo come non sia proprio semplicissimo ricondurre tutto ad una conclusione unitaria. Nei thriller questo – se possibile – è anche più complicato per l’Autore. Ma, quando ci riesco, la soddisfazione che provo mi ripaga della fatica profusa”.

Foto: copertina del libro

Print Friendly, PDF & Email

Translate »