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Sammezzano: il sogno orientale del marchese Ferdinando Turismo

Reggello – The Mall, località Leccio, Reggello, uno tra i più eleganti outlet della Toscana. Da lì, se si alza lo sguardo verso la collina di là dalla statale che porta a Pontassieve, spunta dalla vegetazione il tetto di un edificio da cui svetta una torretta rosa contornata da piccole guglie. Si tratta del Castello di Sammezzano uno tra i più importanti esempi di architettura orientalista d’Europa.  Bisogna inerpicarsi tra la vegetazione, lasciare la macchina e proseguire a piedi nel parco. Un boschetto che il marchese Ferdinando Panciatichi Ximes d’Aragona nella seconda metà dell’Ottocento trasformò radicalmente impiantando alberi rari e di provenienza esotica dei quali oggi rimangono a testimonianza circa 800 monumentali sequoie ben riconoscibili anche ai cigli della strada  carrabile.

Una costruzione dalla pianta rettangolare 30 metri per sessanta che il Marchese edificò nel corso di una  vita a partire dal 1840 e  che testimonia la sua passione per  l’architettura orientale. Un oriente sognato, reinventato, declinato con minuzia di particolari nelle numerose stanze che compongono il piano nobile dell’edificio. Difficile immaginare qualcosa di così poco sobrio come le sale del castello. Si immagini l’Alambra e la si colori con tutte le più sgargianti tinte della tavolozza. Stranezze e invenzioni si susseguono senza posa lungo tutto il piano nobile. E ogni stanza ha un nome:  la Sala dei Pavoni, rifacimento di un ambiente indiano della dinastia Mugul, La stanza dei piatti spagnoli, nella quale il Marchese ha murato decine e decine di piatti di porcellana verde e oro: servizio regalatogli dalla regina di Spagna in occasione delle nozze, la Sala degli Amanti, dove in mezzo ad una dovizia di decorazioni si susseguono i nomi dei più famosi innamorati della letteratura: Tristano e Isotta, Angelica e Medoro; Ginevra e Lancillotto .

Uomo eccentrico e ricchissimo.  Quando decise di ritirarsi da Firenze  le sue proprietà contavano 56 poderi  e 500 persone, la più grande azienda del Valdarno, un territorio grande come un feudo, dalle propaggini  della Secchieta fin oltre  l’Arno.  Qui  visse quasi trent’anni della sua vita, fino alla morte, progettando e seguendo passo passo i  lavori di questi ambienti che oggi, con la patina del tempo,  acquistano un fascino tutto particolare, in qualche modo antesignano  della contemporanea globalizzazione. E nelle quali riversò anche tutta una serie di massime.

“Citazioni ingombranti”, dice con sagacia la nostra guida, Marco Lungani,  che tra le lussureggianti decorazioni   inanellano  motti  e simbologie di vario genere. Chi custodisce oggi tali tesori  di rara bellezza e raffinata fattura?  Un’associazione di volontari, nata   dal progetto  di Massimo Sottani, ex  Sindaco di Reggello che una volta esaurito il suo mandato  ha fondato il “Comitato per Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona”, associazione senza scopo di lucro che oggi conta circa 60 iscritti, tutte persone provenienti dal territorio circostante, che forse avevano tra i loro antenati i manovali e le maestranze che contribuirono a creare questa strana creatura.

Dal 1990 il Castello è chiuso al pubblico e sono loro che  due o tre volte all’anno  si organizzano  per  aprire i battenti  e far visitare il complesso monumentale, come accaduto lo scorso 24 maggio. Ma siccome manca acqua e luce in queste occasioni tutto il territorio si mobilita: la Misericordia di Pontassieve, L’unione sportiva, l’Associazione calciatori, il locale circolo Arci. “Bisogna portare su il gruppo elettrogeno,  acqua, pane,  salsicce e altri beni di conforto”, ci dice una volontaria.

La loro missione? Far conoscere la figura  del Marchese, sostenere  il restauro del luogo là dove egli è sepolto e sensibilizzare l’attenzione pubblica su un monumento  che, nell’ultima metà del Novecento ha subìto molte traversie ed è adesso in procinto di essere di nuovo messo all’asta. Tra le  location del film di Matteo Garrone Lo cunto de li cunti, l’atmosfera che vi si respira è di un tale fascino che il preservarne la bellezza è una sorta di impegno morale per l’Associazione che lo promuove.  Si riscende, dopo la vista di cotanto fasto orientale, lentamente, lungo la strada, e  non stupisce poi più di tanto vedere  giapponesi e cinesi fare la coda fuori dai negozi  di Gucci  e Prada nel grande outlet sottostante. Il Marchese, per davvero, aveva la vista lunga.

 

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