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San Giovanni: la festa, la tradizione e un sindaco in campagna elettorale Cronaca

Ormai tutto quello che fa il Sindaco assurge a uno spot elettorale e così, almeno per la prima parte della giornata odierna, la giornata del Santo Patrono di Firenze, San Giovanni Battista – “a cui la città si è ispirata”, come ha ricordato il Cardinale Betori – perde quella sacralità che dovrebbe avere, almeno in questo giorno. Fin dal ricevimento, in Palazzo Vecchio, della Società San Giovanni Battista, Renzi non fa altro che fare battute a ripetizioni, sotto gli occhi dei due figli, rigorosamente vestiti di bianco, perché non passino inosservati, con un silenzioso, quanto adombrato Presidente del Consiglio Eugenio Giani sempre a suo fianco.  Tutti contenti e sorridenti invece i membri della Deputazione, guidati dal Presidente, Avvocato Franco Puccioni, che sembrano abbiano già dimenticato la brutta avventura dei fochi. Eppure non son tutte rose e fiori con il Comune, che sui lungarni blocca alla Deputazione la costruzione di un palco per i fochi.  L’apoteosi però si ha quando il Sindaco, con il Gonfalone e la Famiglia di Palazzo, assieme alla Deputazione sfila per via Calzaioli, prima impone al Presidente del Calcio Storico Michele Pierguidi di mettersi la cravatta, che gli viene imprestata dal responsabile del Cerimoniale, poi si mette alla ricerca, mentre sfila, del consenso popolare, e non solo fiorentino, andando a dialogare anche con qualcuno dei tanti turisti che ammirano lo spettacolo.

Ci rimane male quando, a metà del percorso, una signora fiorentina, incomincia ad inveire contro di lui, fischiandogli a più un posso e gridandogli alcune frasi: “Barba e fico”, “Vattene via, bische….”, “Solo telefonini e mai in Consiglio”. Dapprima cerca d’ignorarla, ma l’insistenza della signora, che non demorde, alla fine lo fa sbuffare.

Mentre sfila esce anche dal corteo, avendo notato che in una strada limitrofa il cartello giallo dei lavori indica per il 18 la fine degli stessi. Arrabbiato, tira fuori il cellulare, ed esclama “ora ci penso io…” e seccatissimo chiama il responsabile, il fido assessore togli guai Massimo Mattei.

Entrando in Cattedrale al Presidente dell’Opera, Franco Lucchesi, chiede “Dov’è la macchina del caffè”…

Per fortuna a rimettere sul giusto binario ci pensa il Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori, con un omelia intensa quanto appassionata: Un inno a Fiorenza.

“Questi nostri giorni  – ha detto il Porporato – sono sentiti avari di prospettive e così carichi di ansie. Gli effetti rovinosi di una crisi, che scaturisce da una perdita di umanità e da un difetto di fondamenti condivisi, si fanno sentire con sempre maggiore violenza, dando vita a varie forme di individualismo, solitudine, disperazione. Il disagio si fa particolarmente acuto tra i giovani, insufficientemente accolti dalla società degli adulti. Diventa angoscia devastante nelle condizioni di maggiore fragilità, come è accaduto ancora venerdì nelle nostre carceri, con un suicidio che sconvolge e chiede impegno di sostegno per chi vi si trova. Eppure – voglio crederlo con forza e convinzione – questa città non ha ancora smarrito uno dei caratteri che più ne hanno segnato la storia, cioè la capacità di condividere, di essere pronti a scorgere le fragilità più nascoste e più nuove, per andare incontro ad esse con gesti sempre rinnovati di solidarietà e di carità. Ritengo che non sia ancora venuta meno questa laboriosa creatività del bene, né che si sia appassito lo slancio morale che la deve sorreggere”.

“La nostra Cattedrale ha avuto il dono della riapertura della porta della Mandorla e si è completato il restauro della porta del Paradiso del nostro Battistero. Segni esteriori, se vogliamo, ma, come tutti i segni, capaci di risvegliare un’attenzione, di riaprire una consapevolezza: le porte di Firenze, soglia di salvezza per l’uomo di oggi. Solo questa apertura all’altro, nella condivisione di un’intera comunità, ci ha permesso – senza peraltro dimenticare – di uscire con dignità e solidarietà dal triste evento razzista dell’uccisione a piazza Dalmazia di Samb Modou e Diop Mor. Come pure solo condivisione e responsabilità reciproca possono far uscire dalle crisi che avviliscono in questi giorni il tessuto produttivo della nostra terra. Le famiglie che soffrono a causa della crisi sentano la vicinanza operosa di tutti. La Chiesa di Firenze c’è e cammina accanto a loro e per loro”.

“Il rinnovamento della società – ha proseguito il Cardinale – l’uscita dalla crisi – per quella parte fondamentale di questa crisi che attiene ai principi portanti della convivenza civile – hanno bisogno che tutti ci sentiamo debitori degli altri, debitori d’amore, e quindi di impegno creativo, di generosa dedizione, di gioiosa condivisione. La ripresa sociale e produttiva passa attraverso una rinnovata creatività e al tempo stesso una più intensa capacità di sacrificio. Ma nessuna delle due è possibile senza una più forte progettualità, radicata in un’autentica cultura dell’umano, che comporta rispetto per la dignità della persona ed educazione alla libertà, per la costruzione dell’ordine e della coesione sociale. Sui caratteri fondativi di questa cultura non c’è spazio per mistificazioni o deviazioni. Se dobbiamo chiederci quale città oggi vogliamo costruire, non possiamo nascondere che essa deve riconoscere tra gli elementi costitutivi del bene comune il rispetto per ogni vita umana, la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, la cura della salute secondo caratteri umani, la possibilità di un lavoro degno e su cui poter edificare un progetto di vita, l’accesso alla cultura come espressione delle capacità creative dell’uomo e come possibilità di comprensione del mondo, il riconoscimento della esperienza di fede come scelta di libertà per la persona e come valore pubblico per la società tutta”.
“Questa visione del bene comune – ha concluso – affidiamo all’intercessione di San Giovanni Battista. A lui, in cui la città si è identificata nei secoli, guardiamo per trarre luce per le nostre scelte e forza per attuarle”.

Una festa che quest’anno è stata ancor più solennizzata dalla presenza del Maggio Musicale Fiorentino che ha eseguito una delle tante messe di Mozart, che ha fatto da corona ai tanti giubilei sacerdotali, con a capo i due Cardinali Arcivescovi Emeriti, Silvano Piovanelli, presente, e l’assente, Ennio Antonelli per 30 anni di episcopato. A Piovanelli, che celebrava anche il 65mo di messa, la diocesi ha regalato un artistico pastorale.

In Battistero la consegna dei ceri da parte del Comune – quest’anno ceri artistici realizzati dal giovane artista fiorentino Giuseppe Rosini, noto per le sue creazioni traslucide luminose, con intagli e dorature con foglia d’oro zecchino che entrano a far parte stabilmentedei preziosi arredi utilizzati esclusivamente per le celebrazioni in onore di San Giovanni – e quelli più “comuni” della Società San Giovanni.

Pochi minuti prima, alla Loggia del Bigallo, l’omaggio alla reliquia di San Giovanni, custodita dalla Società, qui esposta dall’anno scorso, con le artistiche croci d’argento realizzate da Penko in questi ultimi anni come omaggio della Deputazione per il Sindaco e l’Arcivescovo. Quest’anno – altra novità – la Loggia è stata impreziosita anche dall’esposizione di 5 artistici pannelli –  di 4 metri e mezzo per 2 e mezzo – raffiguranti altrettanti momenti della vita del Santo Protettore di Firenze, pannelli che la Deputazione ha fatto realizzare a due giovani artisti, Cody Giuseppe Swanson e Donald Mac Manus.

I festeggiamenti del Santo Patrono proseguiranno nel pomeriggio con: alle ore 16 la sfilata del Corteo della Repubblica Fiorentina, alle 18 la finale del torneo 2012 della partita del Calcio Storico Fiorentino tra Bianchi di Santo Spirito e Azzuri di Santa Croce, e poi, alle 22,30 i tanto attesissimi, quanto discussi, fochi, a suggello della festa.

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