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San Pancrazio: acqua sospesa, ma nessuno aveva ricevuto solleciti Società

La sorpresa è pari alla rabbia: 8 famiglie, gli abitanti di due condomini in via Romita a San Pancrazio, un paese vicino a San Casciano nel territorio fiorentino, hanno scoperto ieri sera che l’erogazione dell’acqua è stata sospesa. Un’amara scoperta avvenuta per puro caso, dal momento che nessun sollecito, nessun avviso, niente di niente era arrivato ai condomini per avvisare della decisione dei gestori.
“Ieri sera uno di noi è dovuto scendere in cantina, dove si trovano gli allacci dell’acqua – spiega  uno dei condomini – e si è accorto che qualcuno ha messo i sigilli. Non ne avevamo avuto sentore, perché abbiamo una piccola riserva che ci consente di tirare avanti nei casi di emergenza.Ma stamattina molta gente è rimasta a casa dal lavoro per aspettare che qualcuno si facesse vivo e spiegasse il motivo di questo gesto”.
Una sorpresa che rischia di portare contestazioni pesanti, dal momento che l’erogazione dell’acqua non può essere sospesa qualora vi siano anziani e bambini, come ha ricordato una vigilessa interpellata dai condomini.
Il sospetto degli abitanti dei due caseggiati è quello di una morosità nel pagamento.
“Tuttavia, finchè non riusciamo a parlare con qualcuno dei gestori resta un sospetto – continua il condomino – abbiamo cercato di metterci in contatto con Barbagli e Publiacqua, i due gestori che conosciamo, ma non siamo riusciti a parlare con nessuno. Poi, esiste anche un terzo gestore, che tuttavia non conosciamo: quando abbiamo cercato di rintracciarlo, siamo stati deviati su un indirizzo a Pisa, e da qui ad Empoli, ma alla fine non ne è venuto fuori nulla”.
Il terzo misterioso gestore inoltre sarebbe il responsabile, come riferiscono i condomini, del fatto che, nonostante si tratti di una sorta di case popolari appartenenti alla Curia, e quindi con bassi canoni proprio per venire incontro ai bassi redditi, l’acqua viene fatta pagare come se si trattasse di seconde case.
“Abbiamo invano cercato di sciogliere l’equivoco – commenta l'uomo – ma niente da fare: non riusciamo nemmeno a sapere chi sia in realtà questo terzo, misterioso gestore”.
Intanto il problema dell’acqua rischia di aggravarsi.
“Si tratta di un atto gravissimo –  conclude – perché tocca un bene che proprio l’ultimo referendum ha chiarito debba ritenersi comune. Un bene primario, tolto all’utilizzo delle famiglie con basso reddito, senza neppure un avviso, un’informativa, qualcosa che spieghi il perché. Ciò significa che noi ci troviamo impotenti di fronte e telefoni che non rispondono, a società che non si trovano, a gestori che si volatilizzano. E nel frattempo restiamo a secco”.
Con un rischio in più: chi si trova in scadenza di contratto ha paura, se si espone troppo, di rimanere anche senza casa.

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