energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

San Rossore, ultimo baluardo dell’ippica in crisi Cronaca

Direttore Piccioni qual'è la situazione attuale nel mondo dell'ippica italiano? Siamo, tanto per usare un termine del trotto, in rottura?
L’ippica è in una situazione drammatica, determinata dal calo delle scommesse, dall’allontanamento del pubblico appassionato dagli ippodromi e dalla cattiva gestione del settore stesso. Oggi il settore è totalmente gestito dal pubblico – dallo Stato italiano – prima attraverso un ente UNIRE (Unione Incremento Razze Equine) vigilato dal MIPAAF, trasformato nel 2011 in agenzia ASSI (Agenzia per lo Sviluppo del Settore Ippico), soppressa nel 2012 all’interno del decreto sulla “spending review” e dal 2013 gestito direttamente dal Ministero dell’Agricoltura. Ecco, il pubblico non ha mai messo mano a una riforma del settore e delle scommesse per rendere il “prodotto corse ippiche” moderno e appetibile, almeno concorrenziale con tutti quei giochi che immette sul mercato per fare cassa: gratta e vinci, slot, win for life, videopoker, ecc.. Oltretutto considerando che in Italia vivevano di ippica circa 50.000 persone facenti parte della filiera: allenatori, allevatori, fantini, artieri, maniscalchi, veterinari, ecc.. Dietro gli altri giochi non esiste una filiera, ma solo business per lo Stato e pochi altri soggetti – spesso amici dello stato -.
Oggi, dopo un anno di sofferenza estrema, in cui sono state tagliate del 50% le risorse e completamente interrotti i pagamenti delle spettanze dal mese di agosto, si stanno drasticamente riducendo gli operatori – meno posti di lavoro -, i cavalli, il numero di corse, gli spettatori, i giocatori. Alcuni dei principali ippodromi hanno chiuso: Agnano trotto e galoppo(Napoli), San Siro trotto(Milano) Sesana trotto (Montecatini), Tor di valle trotto(Roma), Padova, Ravenna. Tutti gli altri sono in estrema difficoltà e con i conti in profondo rosso.

Esiste una cura? Oppure stiamo vivendo un declino, rapido e inarrestabile, di questo sport?
Non so se sia stata superata la soglia del “punto non ritorno”. L’unico modo possibile per rilanciare il settore è ridurre la dimensione dello stesso per riallineare i costi ai, magri, ricavi attuali, realizzando una selezione meritocratica delle strutture e degli operatori migliori, riformare le scommesse rinnovandole e rendendole concorrenziali con gli altri giochi, fare tanta promozione per rinnovare l’immagine dell’ippica ferma ancora ai luoghi comuni di “febbre da cavallo”. Si tratta di provare a ripartire da un nucleo qualitativo e agguerrito di “ippici veri”. 
Tutto questo, però, visto anche il quadro normativo attuale che regola il settore, può essere messo in pratica solo dallo stato e quindi dalla politica che, con il nuovo governo, dovrà farsi carico di effettuare delle scelte drastiche e dolorose. Una delle ipotesi emerse in questo anno è la semiprivatizzazione del settore, affidando a un soggetto di tipo privatistico la gestione di alcuni aspetti – più gestionali e/o commerciali – lasciando in capo al pubblico il controllo generale e la regolamentazione. Un po’ sulla scia delle leghe calcio. Per arrivare a questo ci vuole una politica forte, un governo forte, un ministro forte. Si creeranno mai queste condizioni in Italia? E la nostra capacità di resistenza si sta rapidamente affievolendo.

In Europa gli ippodromi attraversano la stessa crisi sia in termini economici che di presenze?
In tutta Europa l’ippica deve contrastare la modernità: altri giochi e altre forme di scommessa, ma anche altro utilizzo del tempo libero: centri commerciali, multisala, ecc.. In alcuni paesi, tipo la Germania o la Spagna, l’ippica ha già avuto la sua crisi e in Spagna è un settore quasi chiuso, in Germania è molto ridotto nelle dimensioni. I due paesi ippicamente più evoluti sono Francia e Inghilterra dove la tradizione e il radicamento nelle persone, la presenza di una filiera ippica forte, anche politicamente, e un sistema di gestione del settore efficiente e non politicizzato, riescono a mantenerla a ottimi livelli. In USA si è invece passati a una totale privatizzazione, ogni ippodromo si prende i ricavi e ha i suoi costi per produrre lo spettacolo, ma i bilanci in realtà si fanno con i casino che sono stati realizzati all’interno delle tribune storiche. Poi ci sono i paesi arabi,ma quella è un’altra storia.

La realtà di Pisa, città dei cavalli, è un caso se vogliamo unico dove il connubio tra l'Alfea e il Parco di San Rossore preserva una tradizione sportiva centenaria in un contesto patrimonio di natura. È un binomio da preservare?
A Pisa si allenano 600 cavalli purosangue. È sede dell'unica scuola – attiva – per artieri e fantini in Italia. E, a vario titolo, l'ippica pisana da occupazione a circa 800 persone. Abbiamo una media annuale di 50 mila spettatori e un movimento di scommesse per giornata intorno ai 700 mila €. Questi dati ovviamente sono in forte contrazione a causa della crisi del settore.
Comunque se l’ippica, professionale, in Italia resisterà San Rossore ne sarà l’ultimo baluardo. Questo è l’obiettivo che abbiamo, forti della nostra storia, della tradizione, del rapporto con la città e delle strutture di allenamento all’avanguardia.

Nel passato di Pisa ci sono stati cavalli e fantini entrati nella leggenda, primo fra tutti il mitico Ribot. Oggi ci sono storie simili che possono essere raccontate?
I cavalli italiani di grande qualità purtroppo, prendono oggi la via dell’estero per andare a correre in Francia o Inghilterra. Il mito Ribot oggi non può esistere ma ci sono tanti cavalli che si allenano a Pisa e che vanno a correre in trasferta – soprattutto in Francia – con ottimi risultati. A dimostrazione che l’allevamento italiano e le nostre strutture potrebbero competere con le migliori realtà, a patto che vengano messe nelle condizioni di farlo con una nuova veste regolamentare.

Lo scrittore pisano Renzo Castelli, con accortezza, già negli anni '80 scriveva: “Non è pensabile che un patrimonio naturale come quello costituito dagli impianti di allenamento e di svernamento ippico di Barbaricina-San Rossore debba essere ignorato in Europa. Il problema è di ordine promozionale, l'impegno a risolverlo è evidentemente demandato ancora una volta agli enti tecnici, ma anche a quelli turistici, locali, e nazionali. È un'operazione che dovrà impegnare l'intelligenza degli uomini; soprattutto, noi crediamo, la loro volontà”. Volontà e intelligenza purtroppo sono una rarità.

Enrico Catassi

Foto: Nili Bassan

Print Friendly, PDF & Email

Translate »