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Sanità: efficacia dei servizi ed equità dell’accesso Cronaca

La Regione sta riformando la sanità  sanitario e punta sul territorio.Cosa occorre perché  il nuovo sistema sia più efficace e non si traduca solo in risparmi? Stiamo attraversando una fase storica di grande cambiamento. Solamente pochi anni fa eravamo convinti che il crescere delle necessità dei cittadini potesse essere sempre fronteggiato con la realizzazione di nuovi servizi pubblici. Oggi non è più così, le risorse pubbliche non aumenteranno e sarà necessario riuscire a fare di più con minori risorse economiche e senza abbandonare mai la qualità delle risposte. È questo il quadro in cui si inserisce la riforma del sistema sanitario regionale, basato sull’organizzazione territoriale del servizi all’interno di Case della Salute, i nuovi presidi previsti in futuro.
A mio parere la riorganizzazione deve essere fondata sull’efficienza e l’appropriatezza dei servizi ma anche sull’equità di accesso agli stessi, dove le priorità sono stabilite secondo criteri razionali e non discriminatori. È necessaria una riforma in grado di garantire risposte il più possibile vicine ai cittadini e caratterizzate da una elevata integrazione dei servizi sociosanitari e socioassistenziali. Il modello assistenziale basato sulla “Casa della Salute” ha un grande potenziale. La risposta sanitaria nei prossimi anni dovrà tener conto di scenari sempre più caratterizzati da una domanda di salute destinata a crescere, sia per l’allungamento dell’aspetta¬tiva di vita, che per la maggiore incidenza delle patologie croniche.
Per questo il sistema delle attività sanitarie territoriali,  sarà incentrato sull’integrazione delle cure primarie con quelle intermedie e con l’assistenza ospedaliera a bassa complessità.
Tale modello pertanto richiederà una minore concentrazione degli investimenti sugli ospedali privilegiando la risposta sanitaria territoriale. Solo con l’investimento sui presidi locali come la Casa della Salute sarà possibile offrire, oltre ad un punto di accoglienza e orientamento ai servizi, un’assisten¬za sanitaria per problemi ambulatoriali urgenti, per la gestione delle patologie croniche e per il completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale.

Facendo un esempio concreto, cosa cambierà in un Comune di medie dimensioni come il suo?
Il territorio della Valdisieve non ha un presidio ospedaliero. Questo ha storicamente determinato difficoltà per i nostri cittadini che spesso sono costretti a spostarsi per ottenere le prestazioni sanitarie.  A questo si aggiunge il fatto che i presidi esistenti sul nostro territorio sono distribuiti in sedi diverse, che non rendono possibile una gestione ottimale e che causano disorientamento nell’utenza. Pertanto la realizzazione della Casa della Salute a Pontassieve rappresenterà un grande miglioramento poiché consentirà di concentrare, in un luogo facilmente raggiungibile, le risposte sanitarie. Tuttavia potremo ottenere un reale beneficio per la nostra popolazione a condizione che si realizzi un presidio forte, un luogo dove sia possibile l’integrazione dell’assistenza primaria con i servizi specialistici presenti e dove completare i principali percorsi diagnostici senza necessariamente ricorrere all’ospedale.

Ma il fatto di essere un territorio vicino ad un a grande città può giocare  a favore o a sfavore in termini di servizi?
Dipende tutto dal modello di servizi che vogliamo perseguire. Se vogliamo realizzare un sistema efficiente ed efficace dobbiamo rimanere vicini al cittadino. È chiaro che in un momento di difficoltà economica la cosa più semplice è accentrare i servizi determinando un risparmio immediato ma poco lungimirante. Per questo è importante realizzare una riforma che preveda un’assistenza vicina al cittadino.

Si razionalizza  cercando di  risparmiare   ma  si sa che il maggiore risparmio è la prevenzione. Sarebbe il caso di spendere di più per spendere meno?
Ovunque nel mondo i sistemi sanitari investono una modestissima quota della spesa sanitaria totale in prevenzione (secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico-OCSE, in media, solo il 3%) rispetto alle spese di assistenza. Recenti studi dimostrano che l’Italia è il fanalino di coda in Europa per investimenti in prevenzione. Ma investire sulla prevenzione rappresenta una delle carte vincenti per garantire la sostenibilità del nostro sistema sanitario. In questo scenario la nostra regione sta sviluppando da qualche anno programmi di prevenzione. Ma c’è ancora molta strada da fare. L’obiettivo primario è educare e promuovere corretti stili di vita per ridurre i principali fattori di rischio come il fumo, l’abuso di alcool, l’alimentazione scorretta e l’inattività fisica.  Anche in questo caso non lasciare solo il cittadino è la risposta vincente.

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