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Sanità, la denuncia: “Anziani in balia delle liste d’attesa, famiglie impoverite per le rette” Breaking news, Cronaca

Firenze – Sanità pubblica, cosa significa? Nella Toscana che mostra una delle pagine di sanità pubblica e sociosanitaria “modello” per molte regioni, nella stessa Toscana che doveva assistere a un rafforzamento della macchina sanitaria con assunzioni di infermieri, medici e Oss, ma che ad ora aspetta fondi statali per farlo, a fronte di un debito che si aggira sui 350milioni di euro, due casi, emblematici, sono stati presentati stamattina a Palazzo Vecchio. A prestare il palcoscenico, è il gruppo consiliare comunale Sinistra Progetto Comune, che ha voluto in tal modo rendere noto a tutti i cittadini, come spiega il consigliere Dmtrij Palagi, che “vogliamo dare la disponibilità di Sinistra Progetto Comune a dare mano a chiunque si trovi in una soluzione simile, sia in ambito sanitario che in quello socio-sanitario, per dare sostegno e visibilità a chi si vede negati diritti e dignità”.

La storia di uno dei protagonisti, Ezio Gallori, è già da qualche giorno sulle pagine della cronaca cittadina, tanto che ha già registrato una vittoria, seppur ritentua parziale dal suo portagonista. L’altra storia, presentata tramite l’associazione Adina, vede protagonista Franca Benatti e si occupa in particolare di anziani e Rsa, del rapporto fra infermità, vecchiaia, malattia e famiglia.

Ezio Gallori non è nuovo agli onori delle cronache, tant’è vero che è autore di un libro recente e molto significativo, ultimo delle sue svariate pubblicazioni: “Alcuni dei miei 40 processi di lotta”, in cui racconta, fra le altre cose, il senso di una vita passata a lottare contro le ingiustizie, sia dentro il sindacato (Cgil) sia poi, quando, dopo averlo premiato nel 1964 medaglia d’oro per il suo impegno sindacale, lo stesso sindacato lo espulse (segretario Trentin) nel 1990 per aver fondato il COMU (Coordinamento macchinisti FS) di cui è stato più volte coordinatore nazionale operativo. E ora, a 84 anni, è di nuovo sulla breccia perché, a partire dal suo caso personale, la battaglia per una sanità pubblica efficiente e davvero popolare sia davvero di nuovo fra le priorità della politica.

Cosa è successo a Ezio Gallori, è ormai noto. Gallori, infatti, soffre di una grave forma di ipoacusia, tanto che gli è stata riconosciuta un’invalidità “medio-grave al 67%-99%”, che permette l’accesso ai contributi economici “previsti dalla sanità regionale toscana per l’acquisto di protesi audiologiche”, come ha scritto in una lettera di denuncia diffusa sulla stampa. Lettera inviata all’assessore regionale alla sanità Simone Bezzini e al presidente della Regione Eugenio Giani. Per farla breve, dal momento che la pratica d’invalidità era già scaduta causa il tempo impiegato per ottenerla, a Gallori è stato chiesto di presentare un nuovo test audiologico, a distanza dei 6 mesi previsti dalla legge per mantenere la validità del test. Gallori si rassegna e chiama per fissare un nuovo appuntamento. Dopo 40 minuti di attesa dal centralino del Cup, ecco che risponde finalmente, come dice lui, “una voce umana”. Ma l’operatore porta un’amara sorpresa. Le liste d’attesa non lasciano scampo: l’esame è fissabile solo l’11 marzo 2022 e a Borgo San Lorenzo. “Forse a un giovane la cosa non pesa – dice Gallori, spiegando stamattina il suo caso – ma a 84 anni non è neanche certo che sarò ancora vivo, fra sei mesi”. E per un signore di 84 anni, non è uno scherzo neppure recarsi a Borgo San Lorenzo, da Firenze. Non solo. Gallori fa anche notare che, pagando 130 euro, è possibile fare lo stesso esame nel privato in un giorno. 130 euro, che per un pensionato può voler dire la differenza fra pagare l’affitto o no, mangiare o no. Sintesi: dov’è la sanità pubblica?  Carta e penna, lettera ai vertici regionali, pronta solidarietà del garante civico regionale che si schiera dalla sua parte, ed ecco che Gallori si ritrova con un appuntamento per lo stesso esame per oggi pomeriggio, 12 ottobre, al presidio sanitario di Lungarno Santa Rosa. Vittoria dunque? No. “Non posso non pensare a tutti quei cittadini  anziani che subiscono e non parlano. Non accetto questa situazione irragionevole. Non l’ho accettata per me, non l’accetto per nessuno”. E rilancia: “Non mi dichiaro quindi soddisfatto, perché una soluzione personale non risponde a un problema generale. Fra qualche giorno, quando il Governo nazionale annuncerà gli interventi per il sistema sanitario nazionale, sarò pronto a organizzare un’iniziativa regionale che evidenzia l’insufficienza di risorse e personale nel pubblico: si tratta di una situazione che nega non solo i diritti delle persone ma anche l’articolo 32 della Costituzione”.

Se questa è la storia di Ezio Gallori, ecco che un’altra incredibile vicenda viene di seguito raccontata. Introdotta da Bruno Bartoletti, dell’Associazione ADINA, ecco la storia di Franca Bonatti, che per anni si è presa cura della madre, affetta dal 2009 da una forma di Parkinson molto grave con altre complicazioni. “Assisto la mamma dal 2009 al 2016, quando mi ammalo a mia volta: una brutta aritmia che cerco di risolvere con una cardioversione ripetuta due volte ma che non ottiene l’effetto sperato. Il verdetto è che mi devo operare, all’ospedale di Pisa. Devo cercare una soluzione per mia madre”. Sembra che l’alternativa migliore sia metterla in Rsa con la formula del “sollievo”, ovvero la sanità offre la metà della retta. La nostra protagonista, che aveva valutato di essere operata a breve, pensa che la soluzione prospettata dall’assistente sociale sia la migliore. Periodo previsto, ottobre e novembre. La retta, 3.740 euro al mese, “per una signora che ha fatto la colf”. “Firmo, sembra tutto a posto. Purtroppo l’intervento slitta a gennaio 2015”.

“Pago dicembre e gennaio a retta piena – dice Franca – vengo operata a Pisa, s’aggiunge la convalescenza. Mia madre continua a restare in Rsa, continuiamo a pagare con i risparmi che si erano messi da parte col lavoro di una vita. I soldi finiscono, scoppia il lockdown. Cosa si fa con mia madre? Avevamo una casina di circa 50 metri quadri. La vendo e continuo a pagare. Nel frattempo si rende necessaria la residenza permanente per la mamma per far la quale serve la rivalutazione del suo stato. Lo chiedo all’assistente sociale. Viene fatta una visita multidisciplinare. Vanno da mia madre, completamente accartocciata sulla sedia a rotelle e le chiedono chi è il presidente della Repubblica. Il cervello è l’unica cosa che funziona e mia madre risponde. “Mattarella”. Giudizio finale della commissione multidisciplinare: isogravità 4 e nessuna residenza permanente in Rsa, con questi fogli, telefono all’assistente sociale, che non ci riceve più perché siamo in lockdown, che mi conferma che “non ti danno niente”. Mia madre è immobilizzata su una sedia a rotelle basculante. Non abbiamo più soldi da dare. Ho ridotto la retta del 50%, non posso più pagarla. Sottolineo anche il fatto che nella ricevuta non c’è la distinzione fra quota sociale e sanitaria”.

 Perchè non vengono riconosciuti i miei diritti? Incalza Franca. C’è anche un’altra sorpresa: non solo la famiglia si è ritrovata a pagare per mesi 3.740 euro il mese, arrivando a vendere anche il piccolo appartamento in piena pandemia, per sostenere le spese, non solo i soldi sono finiti e da giugno viene versato solo il 50% che è a carico dell’utenza, nel frattempo, come sintetizza Bruno Bartoletti,  “nel frattempo la signora è scalata, in lista di attesa, dalla posizione 39 alla 79, perché situazioni più urgenti le passano inevitabilmente avanti. Quindi lei avrebbe un diritto, ma non le viene riconosciuto, con grave penalizzazione per la famiglia. La morte è l’unica soluzione per le istituzioni?”.

Due vicende emblematiche, conclude il consigliere di Spc Palagi,“due vicende in cui è evidente la crisi di un settore pubblico che durante la pandemia era stato riconosciuto essenziale, promettendo cambiamenti radicali di cui non c’è traccia nella concretezza delle decisioni prese da chi governa, tanto a livello nazionale, quanto sul piano locale.  La maggioranza non si nasconda dietro alle “competenze comunali”: siamo l’ente di maggiore prossimità per la cittadinanza, insieme ai quartieri, con servizi che rivolgiamo a persone in situazioni di necessità che sentono di non avere alcuna possibilità neanche di raccontare le loro vicende”.

In foto, da sinistra: Franca Benatti, Bruno Bartoletti, Ezio Gallori, Dmitrij Palagi nel corso dell’incontro con la stampa a Palazzo Vecchio

 

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