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Sanità, la riforma passa a mezzanotte Politica

Firenze – Costretti allo stralcio pur di approvare la nuova riforma. Non hanno voluto sentir discorsi, letteralmente, i componenti della maggioranza, che capitanati da un Rossi determinato a non concedere un’altra notte in bianco all’opposizione, è riuscito, con un auto-stralcio di ben 56 articoli a portare a casa la vittoria. E quanto al referendum? “Gli organi competenti decideranno”. Dunque, la riforma sul riordino della sanità regionale è passata. E’ stata approvata a maggioranza, 25 voti a favore, 10 contrari: a favore il gruppo Pd, contrari i gruppi di opposizione (Lega Nord, M5S, Si, Fi, FdI). Il testo, privato delle norme stralciate, dall’articolo 80 al 135 e dell’articolo 143 , è stato approvato per le norme che definiscono il riordino complessivo del servizio sanitario regionale.

E’ stata una giornata (e nottata) da fibrillazione continua quella di ieri. Intanto, come segnalato, la questione della “cangurata” decisa dalla maggioranza pur di portare a casa il risultato, aveva scatenato le opposizioni, che si erano dichiarate “allibite”, ma che avevano anche accusato il governo regionale di decidere in tal senso per “saltare” il referendum. Del resto, Rossi non aveva fatto mistero: al termine di una lungo e acceso dibattito circa l’opportunità dell’autoghigliottinamento della proposta pur di giungere al risultato, l’aveva buttata, con un durissimo intervento, sul punto di democrazia: il principio, annunciato dal capogruppo del Pd Marras proprio nel momento della presentazione all’aula dello stralcio, era il “diritto di raggiungere il risultato” .

A tutti i costi? “La maggioranza – aveva rilevato Rossi ieri, poco prima di votare lo stralcio dei 56 articoli che avrebbe permesso di giungere all’approvazione della riforma – ha il dovere di governare e ricordo che in campagna elettorale mi sono presentato con una riforma difficile, che prevede 3 Asl dal prossimo primo gennaio”. “Ho ricevuto 650mila voti sul mio programma di governo”, aveva continuato il presidente, attaccando poi le opposizioni con l’accusa di aver “turlupinato i cittadini davanti agli ospedali dicendo loro che questa riforma favorisce la privatizzazione”. Rossi aveva poi stigmatizzato il tentativo di “strumentalizzare la sanità” da parte delle opposizioni che “dovranno comunque abituarsi: abbiamo vinto le elezioni e abbiamo il dovere di governare nel rispetto dei cittadini che non è mai mancato”. E, per quanto riguarda gli articoli stralciati, Rossi aveva annunciato che a gennaio, “entro 30 giorni dall’approvazione della legge, riporteremo in Aula gli articoli stralciati per attuare quanto promesso in campagna elettorale”. Referendum, invece? “Vedremo strada facendo cosa accadrà, noi andiamo avanti su quella del governo”.

Stralcio approvato (la maggioranza vota sì, contrarie le opposizioni) e nonostante il dibattito ricominci con la solita veemenza, il risultato arriva: a mezzanotte si va al voto, la riforma passa. E ora, strada spianata per la presentazione del bilancio prima di Natale. Una soddisfatta Saccardi osserva che l’impianto della riforma è passato, il resto può essere tranquillamente messo in votazione a gennaio.

Dunque, cosa è passato, ieri, in sede di consiglio regionale? Fra i punti cardine, quelli che cambieranno la faccia dell’organizzazione sanitaria toscana, c’è l’accorpamento delle dodici aziende unità sanitarie locali in tre aziende, una per ciascuna area vasta (azienda Usl centro, azienda Usl ToscanaNord Ovest, azienda Usl ToscanaSud Est). I dipartimenti interaziendali di area vasta rappresentano lo strumento di supporto alla programmazione di area vasta. Il nuovo assetto organizzativo delle usl prevede il dipartimento come strumento di gestione e, per assicurare omogeneità sull’intero territorio regionale si individuano le caratteristiche dei dipartimenti dal punto di vista territoriale e ospedaliero, e anche le specifiche funzioni e competenze. E’ prevista una ridefinizione complessiva delle funzioni della zona distretto, del suo responsabile e del sistema delle conferenze, anche per ottimizzare le risposte territoriali all’integrazione sociosanitaria. E’ prevista anche una revisione della estensione della zona distretto. La nuova organizzazione del presidio ospedaliero è incentrata sull’organizzazione dipartimentale. E’ istituita la nuova figura del direttore della rete ospedaliera, con funzione di presidio del funzionamento in rete degli ospedali nonché di supporto alla direzione sanitaria aziendale nella pianificazione e programmazione della rete ospedaliera. Quella che ieri le opposizioni definivano ironicamente (Donzelli, Fratelli d’Italia) “il megadirettore con poltrona in pelle umana”. Il commento di Tommaso Fattori (Toscana del Sì): “Non è una riforma, ma un accorpamento delle Asl su basi scientifiche discutibili, per gestire tagli di servizi e di personale. Un attacco alla sanità pubblica in Toscana”. Fattori continua: “Saremo a fianco di tutti coloro che continueranno a chiedere di potersi esprimere ed arrivare a un referendum. Faremo di tutto perché questa discussione esca dall’aula”. Sarcastico Donzelli: “Dov’è la vittoria? Nell’avere approvato, dopo cinque giorni, due terzi della riforma, perché un’armata Brancaleone vi ha bloccato?”. Stefano Mugnai, (Fi): “Siamo di fronte ad una legge superficiale, che esce mutilata dal dibattito e di cui come maggioranza siete orgogliosi, perché sapete che l’oggetto vero della battaglia era evitare il referendum”. I cittadini sanno che “lo stralcio è stato merito del coraggio e della determinazione della minoranza”. Ancora Saccardi, che dà lezione di ars regnandi: “Governare non è esercitare un potere, ma assumersi una responsabilità davanti ai cittadini. L’arroganza sta piuttosto in una minoranza che mina il funzionamento delle istituzioni”.

Andrea Quartini, M5S, fa anche un richiamo alla “memoria storica” del Pd. Secondo il pentastellato, “E’ stata una forzatura per evitare la consultazione referendaria, a danno della qualità – ha affermato – Questo non rende onore ad un partito, che per anni ha creduto nelle comunità locali e nel fatto che i cittadini potessero esprimersi. Questa eredità non l’avete per niente raccolta. E’ una cosa inaudita e gravissima: avete negato al vostro popolo la possibilità di poter contare”.

 

 

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