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Sanità pubblica, domani presidio sotto il consiglio regionale Breaking news, Cronaca

Firenze – Domani 30 giugno a Firenze le sigle del sindacalismo di base organizzeranno una sintesi unitaria di mobilitazione per rivendicare “una sanità pubblica, gratuita, universale e efficiente”. Si tratta del punto di arrivo delle varie iniziative messe  appunto a cominciare dal 26 giugno, che presero il via con un presidio in Piazza Duomo davanti agli uffici della Regione Toscana. Domani l’iniziativa si terrà in Via Cavour, di fronte alla sede del Consiglio Regionale. Consiste in un Presidio-Flash Mob unitario e pubblico dal titolo “La salute non si vende, vi aspettiamo fuori” organizzato della assemblea “Ogni Giorno il Primo Maggio”, in contemporanea alla seduta del Consiglio Regionale. 

Le accuse dei sindacati sono precise e in buona sostanza rivendicano la necessità di tornare a una sanità pubblica a tutti gli effetti, dopo aver toccato con mano, in tempi di coronavirus, i guasti fatti in nome delle politiche di austerità: “In Italia in pochi anni si sono persi 35 miliardi di fondo sanitario, 70.000 posti letto, 50.000 unità di personale, sono stati chiusi tantissimi ospedali e presidi territoriali e Pronto Soccorso, si è vincolato l’accesso a medicina , si è fatto libero ricorso al precariato con le agenzie interinali, le partite IVA, il lavoro atipico”. 

Non solo. E’ cresciuto il ruolo della sanità privata che “è stata finanziata attraverso il Welfare contrattuale e aziendale e soprattutto con appalti al ribasso a scapito della sicurezza. Sono state esternalizzate le pulizie di ospedali e i presidi territoriali, ambulanze, l’assistenza domiciliare, molti servizi della salute mentale e quasi totalmente le lungodegenze e le RSA, con gestori privati che impiegano lavoratori sottopagati, sotto inquadrati, ricattabili per la costante minaccia di perdita del posto di lavoro. 

Per quanto riguarda la Toscana, le cose non sono andate molto meglio, dicono dai sindacati di base. Col presidente Rossi alla guida,  la nostra regione “ha drasticamente ridotto i posti letto, sono stati chiusi o ridimensionati tanti piccoli ospedali e reparti ospedalieri, chiusi i punti nascita sotto i 500 parti, ridotti distretti e consultori. Inoltre si è vincolato il diritto ai servizi sanitari alla residenza e parallelamente si è bloccato l’accesso automatico alla stessa, in un momento in cui l’emergenza sociale ed economica sta facendo esplodere il problema del diritto alla casa, con gli sfratti per ora bloccati solo fino a settembre: larghe fasce di popolazione che non possono accedere alle cure sanitarie”. 

E i lavoratori della sanità, medici e infermieri e operatori sanitari “eroi”? Tempi grami anche per loro. “Eelevati a eroi durante l’emergenza – dicono dai sindacati di base – sono oggi vessati e imbavagliati dagli obblighi di fedeltà aziendale con sanzioni e licenziamenti. Per di più, dopo le assunzioni di urgenza per far fronte all’emergenza, si prospetta ancora un futuro di precariato per molti lavoratori del settore, con Regioni e Governo Conte che stanno rispolverando i contratti cococo per gli infermieri del territorio ed un futuro di possibili licenziamenti nelle strutture esternalizzate come RSA, Centri diurni, Assistenza domiciliare, per ritornare ai bassi livelli di occupati pre-covid”. 

Durante il presidio finale e riassuntivo di domani, verranno rilanciati i punti fondamentali che hanno spinto all’iniziativa:

Sanità totalmente pubblica e adeguatamente finanziata. Diritto alle residenze  e accesso universale ai diritti sanitari. Abolizione ticket sanitari. Stop finanziamenti a sanità privata e welfare aziendale, stop conversione strutture sanitarie e farmaceutiche private i  strutture pubbliche del servizio sanitario nazionale. Ripubblicizzazione della ricerca, stop alla speculazione farmaceutica 

Incremento assunzioni stabili di personale per ospedali e territorio, potenziamento dei distretti sanitari e dei consultori

Diritto di espressione e di dissenso dei lavoratori, abolizione delle clausole contrattuali di fedeltà aziendale.

– Abolizione del sistema di appalti e affidamento al pubblico di tutti i servizi sanitari, con garanzia occupazionale per tutti i lavoratori di ospedali, cliniche, rsa, rsd, centri diurni o domiciliari. 

Aumento dei salari, riduzione del monte ore settimane nei contratti di lavoro, unico contratto per tutti i lavoratori del settore.

Investimenti in prevenzione, salute e sicurezza sul luogo di lavoro, qualità delle strutture sanitarie.

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