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“Sanità toscana vicina al tracollo, servono interventi immediati” Politica

Una sua valutazione sullo stato attuale del modello sanitario toscano che negli anni passati ha goduto di grande fama. A suo avviso a che punto siamo?
La fama è stata forse un po’ eccessiva e c’è stata un’autocelebrazione che poteva essere evitata. Il momento è molto rischioso, noi abbiamo avuto fino a oggi una sanità che tutto sommato ha garantito dei livelli accettabili, in generale più che sufficienti. Adesso il momento, soprattutto per motivi economici e finanziari, rischia di essere molto vicino al tracollo, e non voglio essere pessimista.

C’è quindi bisogno di un intervento immediato.
Se non interveniamo con provvedimenti coraggiosi e risolutivi rischiamo entro pochi anni, se non addirittura pochi mesi, di non poter più garantire il tipo di prestazione finora erogata ai cittadini toscani.

L’opposizione ha spesso contrapposto al modello toscano quello lombardo, anch’esso sottoposto all’intervento della magistratura. Nota differenze o è crisi più generale del sistema sanitario?
Il sistema sanitario in Italia è sempre stato all’avanguardia, innovativo e preso ad esempio, a prescindere dalle singole scelte regionali. Non sono mai stato un difensore del sistema lombardo, mi piace più un sistema in cui le parole usate siano programmazione, rispetto in maniera abbastanza uniforme di certi livelli di assistenza, e del principio dell’appropriatezza.

Un modello presente in Italia?
Mi piace quello veneto in cui c’è un’attività di programmazione molto simile a quella della Toscana senza arrivare ai livelli di burocrazie, di autoreferenzialità e di verticismo che purtroppo da sempre caratterizzano la sanità della nostra regione.

E nei confronti della sanità privata?
La scelta più virtuosa sarebbe quella di un vero mix in cui ci sia l’apporto del pubblico e quello del privato. In Toscana nei confronti del privato c’è sempre stato un atteggiamento pregiudizialmente negativo, che alla fine non ha fatto bene al sistema. La sanità toscana, soprattutto nell’ospedalità è stata sacrificata e ora siamo fanalino di coda a livello nazionale. Questo sarebbe il momento giusto, per esempio nel campo della diagnostica, per una collaborazione con il privato per abbattere le liste di attesa e i costi.

Si parla di privato e si pensa al business.
Non c’è solo quello, c’è tutto il sociale. L’associazionismo che in questo momento si sta attrezzando per fornire quello che il servizio pubblico non è in grado di garantire: prestazioni ai più poveri a prezzi più bassi di quelli che, paradossalmente, si pagano nelle strutture pubbliche. Però siamo in ritardo di quindici- venti anni e, viceversa, il tempo disponibile è molto stretto.

Quali le cause della crisi se di crisi si può parlare.
La crisi è esplosa quando il sistema sanitario delle regioni non ha più potuto contare sul trasferimento dei contributi statali di cui poteva disporre prima. Dallo Stato arrivano molti meno soldi. In Toscana per i prossimi anni si parla di una diminuzione di qualche centinaia di milioni. Il sistema è stato costretto a fare i conti con delle tremende novità: avere meno soldi ed essere costretti a garantire gli stessi servizi con la stessa qualità.

In concreto, che si potrebbe fare?
Sembra impossibile, ma operando delle scelte drastiche ci si potrebbe fare, intervenendo dal punto di vista organizzativo. In Emilia Romagna ci sono quattro aziende sanitarie e stanno pensando di accorparle in una sola. E’ un paradosso che la regione Toscana abbia di fatto ventuno aziende sanitarie e non abbia intenzione di accorparle.

Lo stato delle asl toscane dopo le note vicende di quella di Massa è critico.
La situazione di Massa, per chi si occupa di questo settore da molto tempo come me, non è apparsa come un fulmine a ciel sereno. Nel 2010 nel corso di un intervento chiesi al presidente Rossi se era conoscenza di un buco nella sanità toscana di 300 milioni di euro. Nessuno mi ascoltò, ma dopo qualche mese i colleghi mi chiesero come facessi a saperlo. Non avevo fonti particolari, ma da tempo la sensazione che alla fine ci fossero molti elementi di artificiosità nei bilanci. E nel corso del tempo si è visto che tutto il sistema della sanità toscana è stato, tra virgolette, truccato.

E Careggi?
E’ esemplare da questo punto di vista. Siamo di fronte a un bilancio preventivo che, a detta dei sindaci revisori, non tiene per indicazioni generiche e incoerenti e carenza di presupposti. La cosa più grave è che la direzione generale, davanti alla contestazione, risponde che è necessario presentare un bilancio in pareggio e che non sa esattamente quanti soldi arriveranno dalla Regione e dallo Stato. Se non c’è certezza delle cose, lo si deve affermare e sottoscrivere.

Il danno consiste in questo?    
Sì, non c’è un danno erariale o un buco. C’è l’affermazione di essere nell’impossibilità di fare un bilancio che corrisponda esattamente allo stato reale delle cose. La situazione dei sindaci revisori è stata forse un po’ severa, ma assolutamente comprensibile.

Come si può uscire da questa situazione?
Come dico da anni, avendo il coraggio delle scelte che significa amministratori responsabili che si rendono conto della situazione e del fatto che ci sono meno soldi. Si taglia il numero delle aziende sanitarie, si ridimensiona, si riorganizza, si eliminano i duplicati. In questo modo sono convinto si può garantire una sanità migliore spendendo di meno.

Come opposizione intendete dare un contributo costruttivo?
Assolutamente sì. Noi tifiamo per il sistema, non ne vogliamo il collasso. Siamo sempre stati costruttivi e molte soluzioni per migliorare la situazioni sono sempre venute dal nostro gruppo consiliare. Abbiamo ottenuto dei risultati, anche se con grande fatica, meno di quanti non siano stati gli interventi e le proposte fatte.

Ci saranno delle ricadute negative sui cittadini visto che si presume che l’azienda ospedaliera/universitaria non riesca a mantenere i servizi a Careggi?
E’ la più grande azienda ospedaliero/universitaria del centro Italia. Un luogo di eccellenza per la ricerca, la sperimentazione e la cura. Purtroppo c’è il problema mai risolto della convivenza tra eccellenza e ordinaria amministrazione. Per un ampio bacino di utenza è l’ospedale di zona, anche per il pronto soccorso, ma ci sono anche i reparti universitari in cui si fa ricerca e sperimentazione. E’ un affiancamento irrisolto. Alla fine Careggi come polo universitario svolge funzioni improprie, che dovrebbero essere lasciate ad altri ospedali che però non ci sono. E comunque chi va a Careggi sa di avere un’assistenza nettamente superiore, ma certe volte è come andare a fare la spesa in Ferrari. Questo fa aumentare i costi e determina uno spreco di risorse. Il discorso di Careggi è importante per tutta la sanità toscana e i suoi problemi andrebbero risolti. Provocatoriamente dico di fare un’azienda unica in cui mettere tutte le realtà che si trovano nel raggio di 50 chilometri, anche se non tifo per gli accorpamenti a oltranza.      

Giovanna Focardi Nicita

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