energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Santa Croce: rivoluzione all’Opera Cultura

Firenze – “New Fabbriceria”: sembra un anacronistico pasticcio lessicale, un aggettivo inglese con un termine medievale. Ma è un modo sicuramente  preciso per indicare la rivoluzione copernicana nella gestione di un  bene culturale di prima grandezza qual è il complesso di Santa Croce.  Cambia il concetto organizzativo degli spazi e delle opere d’arte, e dunque cambia quello dell’offerta e del relativo marketing. Cambiano i criteri con i quali si raccolgono i finanziamenti e le donazioni, le procedure di accreditamento e anche gli strumenti della rendicontazione.

L’artefice di questa rivoluzione  si chiama Irene Sanesi, dal dicembre scorso presidente dell’Opera di Santa Croce, che oggi ha presentato alla stampa idee e programmi per il triennio di mandato. Pratese, commercialista, la nuova presidente ha dedicato gran parte dei suoi studi e della sua attività ai beni culturali e all’economia della cultura. Nel 2011 ha pubblicato il saggio “Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy”.

E dunque per la prima volta, da quando è stata istituita l’Opera, sette secoli fa, nel grande refettorio di Santa Croce, davanti all’Ultima cena di Taddeo Gaddi, sono risuonati i più avanzati concetti della dottrina economica e delle scienze aziendali applicati a quello che, secondo Giuseppe de Micheli , segretario generale dell’Opera, non è mai stato veramente capito dalla città e dai suoi rappresentanti e che invece  “dovrebbe essere la seconda tappa di una visita a Firenze: prima il piazzale Michelangelo per abbracciare Firenze dall’esterno e poi Santa Croce, luogo di riassunto della storia e dell’arte della città”.

La premessa maggiore, dal punto di vista dell’offerta, è l’uscita dalla gabbia costrittiva del concetto di museo applicata a una realtà che è invece “un  luogo di complessità, relazioni e processi”, di spazi che per ora possono essere definiti solo come “complesso monumentale” e che richiedono un radicale ripensamento.

Conseguentemente, occorre – ha detto Sanesi – un approccio diverso a come Santa Croce “deve parlare ai suoi pubblici”, quel circa un milione annuale di visitatori ai quali viene oggi mostrato solo una piccola parte dei tesori che la basilica francescana racchiude. “Santa Croce deve a sua volta visitare i suoi visitatori, deve offrire un’esperienza diversa per ciascuno, parlare nella sua lingua con gli strumenti della comunicazione digitale”, con attenzione rigorosa ai servizi, all’accompagnamento e all’approfondimento”.  Attraverso call  mirate, il complesso verrà dunque dotato di percorsi integrati di visita, di  un’immagine coordinata, nonché di partnership , per esempio con guide e tour operator.

Per applicare questa visione, l’Opera che è ente di gestione di un bene di proprietà del ministero dell’Interno statale e del Comune di Firenze, una “fabbriceria” secondo il termine con cui da secoli si chiamano le istituzioni di tutela e promozione delle grandi opere pubbliche,  ha a disposizione solo i proventi che vengono dalla vendita dei biglietti (93.04% di tutti i ricavi che ammontano a circa 3,5 milioni l’anno).

La  nuova presidente ha intenzione di mettere in cantiere un sistema innovativo per raccogliere risorse sul  modello della recente campagna internazionale di crowdfunding dal titolo #CrazyforPazzi  per il restauro del loggiato della Cappella Pazzi che ha portato nelle casse dell’Opera 102.426 dollari da 859 donatori provenienti per il 75% dagli  Stati Uniti.

Allo studio ci sono dunque nuove forme di “puro mecenatismo”, pensando anche all’art bonus, il credito di imposta introdotto nelle normative per chi fa donazioni ai beni culturali, che tuttavia “ha ancora diversi passaggi da fare”. Si va alla ricerca di “chi vuole fare un progetto con noi”, seguendo quelle che la presidente-economista ha definito le tre “R”: responsabilità, reciprocità, restituzione.

Per quanto riguarda i progetti, Ludovica Sebregondi, (segretario dell’Opera), ha parlato delle conferenze  a cura di Carlo Sisi nel quadro del 150° anniversario di Firenze Capitale, una mostra in occasione del V Convegno ecclesiale e della visita di papa Francesco, nonché di iniziative integrate con la Biblioteca nazionale per il 50° dell’alluvione di Firenze del 1966. Contemporaneamente partono tutte le iniziative di restyling, ristrutturazione e riforma della gestione.

Sicuramente la cosa più interessante della rivoluzione all’Opera. E i frati francescani? Sono rimasti in sei e provvedono all’officiatura, alla gestione dei servizi religiosi, non sono presenti nel Consiglio dell’Opera, ma “questo è sempre stato guidato da laici”, assicura de Micheli: “Santa Crore rimane soprattutto una basilica francescana”.

 

Nella foto: al centro Irene Sanesi,alla sua destra Ludovica Sebregondi, e alla sinistra Giuseppe de Micheli

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »