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Santuario dei Cetacei, Greenpeace: “Nessuna tutela dalle Regioni” Ambiente

Il Santuario minacciato, dal trafico navale, di merci e di passeggeri. Greenpeace denuncia da anni l'assenza di gestione e controllo su numerose attività umane che mettono in pericolo il Santuario dei Cetacei, l'area compresa tra Mar Ligure e Alto Tirreno, patrimonio naturalistico e della biodiversità candidato a patrimonio dell'umanità. Ma forse, coloro che dovrebbero, non si sono resi ben conto di quanto sia grave quello che si sta consumando nei mari dell'Arcipelago toscano.  L'associazione ambientalista, informa la nota dell'associazione ambientalista, è sgomenta per l'ultima tragedia sfiorata nella notte del 1° giugno all'Elba, quando il cargo turco Mersa II, lungo 90 metri e battente bandiera panamense, si è arenato nei pressi di Punta S. Andrea, uno dei fondali marini più belli e ricchi di biodiversità dell'Elba, nel Santuario dei Cetacei (Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos). Eppure sono passati cinque mesi e mezzo dal primo incidente navale (17 dicembre: 198 fusti tossici cadono dal cargo Venezia della Grimaldi), nei quali istituzioni nazionali, regionali e locali si sono attivate, ma non hanno risolto il problema, stante l'emanazione del decreto-rotte sicure. Greenpeace si rivolge in particolare alle Regioni che si affacciano sull'area e al ministero dell'Ambiente, ai quali chiede di attivare un percorso stringente e puntuale per la tutela del Santuario, tutela che ad oggi "resta una scatola vuota".
Quanto si deve attendere ancora perchè le tecnologie più efficaci di controllo del traffico navale divengano operative nell'area marina? "Le tecnologie per controllare il traffico marittimo ci sono –  ha detto Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace – , ma si sta perdendo troppo tempo".

Ad ottobre le Regioni Liguria e Toscana avevano promesso a Greenpeace un tavolo tecnico per discutere di misure concrete a tutela del Santuario dei Cetacei. Il tavolo non è stato fatto, spiega Greenpeace, ma nel frattempo si è verificato l'ennesimo incidente navale. Occorrono tempi rapidi senza ulteriori rinvii, spiega Greenpeace, ossia tempi adeguati all'elevatissimo rischio ambientale che una area del Mediterraneo troppo trafficata corre. Rischio che sono gli incidenti a svelare drammaticamente, invece che le apparecchiature tecnologiche ad abbattere.

Greenpeace mostra con una galleria fotografica (a fondo articolo)  l'unico e straordinario patrimonio marino che ogni giorno il traffico marittimo, come attualmente gestito sotto il profilo della sicurezza, rischia di danneggiare per sempre. Fondali, quelli di Capo S. Andrea, tra i più belli dell'Isola d'Elba, grazie all'incrocio delle correnti, da est e da sud. Questa condizione alimenta infatti una biodiversità estremamente complessa e soprattutto unica nella sua successione ecologica: dal posidonieto che ospita cavallucci di mare, pesci ago e molto altro, fino alle cernie e ai predatori "di passo" come ricciole, barracuda e, occasionalmente, tonni, tonnetti e lampughe. Un mare di colori, dove spugne e gorgonie occupano ogni centimetro quadro di superficie utile.

Da metà dicembre 2011 nelle acque del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos si sono susseguiti tre incidenti navali. Il 17 dicembre il cargo Venzia della Grimaldi con 198 fusti pieni di sostanze tossiche, tra cui metalli pesanti, durante una tempesta si trova in mare aperto e, costretto ad una manovra di emeregenza, perde i fusti. Di questi 102 sono ancora oggi da individuare e 95, individuati, sono da recuperare, tra continui slittamenti dei tempi della società incaricata. Il 13 gennaio il tragico naufragio della Costa Concordia, che prima il defueling e ora la rimozione-smatellamento tengono gli abitanti dell' Isola del Giglio e dell'arcipelago toscano con il fiato sospeso per gli effetti ambientali e le consgeuenze turistico-economiche.

Gli osservatori di Greenpeace, informa la nota dell'associazione ambientalista, che si trovano sul posto dell'incidente Mersa II confermano che per ora non ci sono perdite di carburante o altri fluidi in mare. Greenpeace ha già offerto al Comune di Marciana, nel cui territorio è accaduto l'incidente, la propria disponibilità ad effettuare una valutazione degli eventuali danni ambientali.

Foto Greenpeace Italia
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