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Sarti approva la conferma di Viviano e Neto Sport

La conferma di Viviano e Neto alla chiusura del calciomercato di gennaio ha sorpreso un po’ tutti, dopo che la cessione del brasiliano al Bologna, in cambio di Agliardi o di Curci, sembrava ormai scontata. Si temeva – e si continua a temere- che il dualismo tra i  portieri possa mettere in difficoltà Vincenzo Montella e l’intero spogliatoio viola. Di tutt’altro parere è Giuliano Sarti, indimenticabile numero 1del primo scudetto della Fiorentina, conquistato quasi 60 anni fa, nella stagione 1955-56.
“ Viviano o Neto -dice Sarti- andava ceduto soltanto se fosse arrivato a Firenze un vero campione che poteva mettere tutti d’accordo. Ma una cosa del genere era impossibile perché in Italia i portieri fuoriclasse sono soltanto due; Buffon e Handanovic. Per il resto siamo nella normalità. Non vedo chi possa eccellere tra i giovani o tra gli anziani e debbo confessare che sono preoccupato pensando al giorno in cui Buffon non giocherà più in nazionale. Gli stessi errori che hanno commesso Viviano e Neto li hanno fatti tutti gli altri portieri di serie A. Insomma perché cambiare? L’importante è che Montella continui a gestire la situazione come ha fatto finora, mandando in campo il giocatore più in forma. Ora, a quanto pare, toccherà a Viviano e aspetto di rivedere il Viviano dei tempi di Bologna. Per me il pericolo non viene dalla rivalità, che mi sembra non sia mai uscita dalla normalità. Credo piuttosto che difendere la rete della Fiorentina sia un rischio per qualsiasi portiere. Montella ha dato alla squadra una mentalità offensiva che ha fatto presa anche sui difensori.Capita così che i portieri a volte si ritrovino senza la dovuta protezione. Per fortuna da domenica torna Pizarro, l’unico giocatore della Fiorentina capace di dare ordine e sicurezza sia al centrocampo, sia alla difesa. Viviano si sentirà molto più tranquillo”.
Sarti comprende le difficoltà psicologiche cui Viviano è andato incontro come ultrà del tifo viola.” In questa situazione è coinvolto non solo lui, ma anche tutta la famiglia. E’ problematico giocare in un ambiente che da te aspetta grandi cose proprio perché sei un accanito tifoso dei colori che indossi. A me è capitato che,prima di passare all’Inter, sia stato Bernardini a chiedermi di andare nuovamente con lui nel Bologna. Io sono emiliano, ero un grandissimo tifoso della squadra rossoblù, avrei avuto intorno a me gente che mi avrebbe assillato, a cominciare dagli amici e dai miei genitori. Proprio per questo rifiutai l’offerta di Bernardini”.
Inevitabile con Sarti un ricordo sul dualismo con Albertosi nella Fiorentina. “ Era una cosa ben diversa rispetto a quello, eventuale, fra Viviano e Neto che sono giocatori di pari valore e di pari esperienza. Io ero un portiere affermato. Albertosi veniva dallo Spezia, serie C. Era chiaro che toccava a lui aspettare, cosa che fece con grande pazienza perché io non mollavo. La nostra fu una sana rivalità. Erano tempi fortunati per la Fiorentina che andava regolarmente in fondo sia in Coppa Italia,sia in Coppa delle Coppe.Tutti gli allenatori, Carniglia, Hidegkuti, Valcareggi, presero la decisione di far giocare me in campionato e Albertosi nelle Coppe. Enrico ne vinse due: una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe. Ricordo che all’inizio della stagione ‘62-63 io ero in disaccordo con la società per motivi economici e Albertosi ebbe l’occasione di diventare titolare. Purtroppo per lui sbagliò clamorosamente la seconda finale di Coppa delle Coppe a Stoccarda contro l’Atletico Madrid. La Fiorentina perse 3-0 e fui richiamato d’urgenza. Albertosi ebbe il merito di non scoraggiarsi di continuare ad allenarsi sempre con lo stesso impegno e alla fine fu lui a prendere il mio posto quando passai all’Inter. I fatti gli hanno dato ragione perchè Enrico è stato protagonista di una carriera eccezionale. Auguro a Viviano e Neto di fare la stessa cosa”.
Raffaello Paloscia

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