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Schloendorff a Firenze: come la diplomazia salvò Parigi dalla distruzione Cinema

Firenze –  Volker Schloendorff, il regista del Tamburo di latta, l’Inganno e tanto altri film che hanno fatto la storia del cinema, ha presentato all’Istituto Stensen la sua ultima opera, Diplomacy, che ha visto la sua prima uscita al Festival di Torino. Non è un caso che Schloendorff  che possiede un casa nei pressi di Reggello, abbia fatto un passaggio anche a Firenze nel tour italiano di promozione del film che racconta di come l’abilità di un diplomatico svedese e la decisione di un generale tedesco di non obbedire agli ordini di Hitler, mettendo a rischio la vita anche dei suoi familiari salvarono Parigi dalla distruzione nell’ultima notte prima dell’arrivo degli alleati.

In quella notte fra il 24 e il 25 agosto 1944 non vi fu alcun colloquio fra il console svedese Raoul Nordling e il generale Dietrich von Choltitz, ma la finzione cinematografica nulla toglie al merito dei due personaggi che, agendo con motivazioni diverse e provenendo da situazioni opposte, finiscono per agire nella stessa direzione.  “Avevo promesso a mia figlia che non avrei fatto mai più film sulla seconda guerra mondiale, poi ho pensato che se non ci fosse stata quella notte io non sarei mai andato a Parigi, non mi sarei innamorato del cinema, non avrei fatto il film e non sarei ora qui a Firenze”, ha esordito Volker davanti al pubblico dello Stensen.

Diplomacy prende spunto da una pièce teatrale di successo di Cyril Gély e ricostruisce quanto avvenuto nelle ultime ore dell’occupazione tedesca della capitale francese sulla base di ricerche di archivio, di documentari originali (alcuni spezzoni sono inseriti nella pellicola) e delle memorie dei due reali protagonisti. Ne risulta un omaggio appassionato e appassionante alla Ville Lumière, e nello stesso tempo un omaggio alla diplomazia, lavoro spesso oscuro, ma altrettanto spesso determinante per porre fine ai conflitti.

Per questo l’opera è dedicata a Richard Holbrooke, il diplomatico americano morto nel 2010 che condusse con successo i negoziati per riportare la pace fra i paesi della ex Jugoslavia. “L’ho conosciuto perché volevo girare un film sulle guerre jugoslave, ma non ci sono riuscito perché la Jugoslavia non è molto popolare – ha spiegato il regista – Così ho voluto comunque esprimere la mia ammirazione per Holbrooke che è morto mentre stava negoziando con il Pakistan. I diplomatici sono importanti, ma oggi i politici non vogliono delegare loro potere e invece dovrebbe esserci un’integrazione reciproca”.

Venendo ai personaggi, Schloendorff mette in luce soprattutto la figura del generale:  “Von Choltitz non è il buono della situazione, anzi fino ad allora si era distinto per aver distrutto città intere in Polonia, dunque era un cattivo, ma proprio per questo personaggio interessante”.  Si tratta in definitiva – ha aggiunto – “di una riflessione sulla responsabilità individuale di fronte alle scelte che uno deve affrontare e agli ordini ricevuti”.  I due interpreti principali, infine, due grandi del cinema francese, André Dussollier e Niels Arestrup, “erano in stato di grazia e sono riusciti a dare uno sguardo nell’anima dei due personaggi”. “Questo è l’unico mio film che finisce bene”, ha concluso il regista.

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