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Scienza del territorio, ragioni “scomode” per la politica Ambiente, Politica

Firenze – “La scienza del territorio ha ragioni che si fatica a rispettare nell’orizzonte di una legislatura. Anzi, il più delle volte la politica non vuole tenerne conto, perché farlo è scomodo”. Parole dell’assessore all’urbanistica e alla pianificazione del territorio Anna Marson, che a pochi giorni dall’approvazione del piano paesaggistico è intervenuta alla tavola rotonda dedicata al dissesto idrogeologico organizzata dal Dipartimento di Scienze della Terra con Cgil e Camera del Lavoro. Nessun cenno all’intervento post-approvazione del PIT – che tanto ha spiazzato, venerdì scorso, le file del PD regionale – né alcun riferimento alle faticose trattative per giungervi. Acqua passata, il piano paesaggistico è legge e l’assessore uscente si è ormai liberata, nel luogo deputato, dei sassolini che ha dovuto sopportare nel lento cammino per l’approvazione.

L’occasione, tuttavia, per ribadire la sua indipendenza da interessi politici è arrivata come un assist a porta vuota quando, durante l’incontro, si è inevitabilmente tirato in ballo il legame – spesso torbido – tra consumo del suolo e rotazione di poltrone. L’Italia tutta è un paese a rischio idrogeologico – questo il succo del discorso – e il turn over degli amministratori in corso d’opera può generare disastri dettati da modifiche a misura di interesse personale. “Il rapporto tra la causa di un fenomeno naturale e gli effetti generati negli anni da una costruzione è qualcosa di troppo complesso perché si prenda seriamente in considerazione”. Del resto, si potrebbe dire che l’assessore abbia aggiunto tra le righe, oltre che scomodo e complesso, non è conveniente. Chiaro, in questa direzione, il riferimento allo sfogo di venerdì e alla denuncia di tutti quei tentativi di modifica al piano mossi “da interessi privati finalizzati al profitto, mascherato da occupazione e sviluppo”.

La fiducia nel Piano, per un cambio di rotta in Toscana, è tuttavia piena. “Il Piano si è volutamente dato un approccio intersettoriale e integrato al tema del paesaggio, malgrado, nel fare ciò, si sia scontrato con la dura realtà di quelle politiche – sia nazionali che regionali – che seguono un approccio strettamente settoriale. Da questo punto di vista, servirebbe una riorganizzazione dell’intera macchina amministrativa. Quanto alla capacità d’impresa del PIT, l’obiettivo non è certo quello di limitarla, ma è un aspetto che non è stato ancora compreso. Lo scopo è, al contrario, far sì che non vi sia un’attività economica prevalente su un dato territorio che vada a detrimento delle altre, ma la creazione di economie integrate”.

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