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Sciopero dei Tir, l’onda d’urto si abbatte sulla Toscana Cronaca

E’ il caos. Lo sciopero dei Tir si abbatte come una mazzata su tutto il Paese: dalla Sicilia l’onda d’urto dilaga su per lo stivale fino a Torino, dove i blocchi hanno gettato nella più completa confusione traffico, rifornimenti di generi deperibili e grandi aziende.
Un’onda che ha gettato nel panico anche la Toscana: a Carrara, dove sono state sospese le corse dei traghetti verso Olbia; a Livorno, dove i blocchi si sono posizionati sulla Fi-Pi-Li e hanno impedito l’accesso alla Darsena; in Valdichiana, dove il blocco ha interessato il casello in entrata, sull’Autostrada del sole.
Una valanga che sembra avere sorpreso anche i sindacati, che in coro chiedono al governo di “ripristinare la legalità”, come in generale fanno i partiti, a parte qualche “disitnguo” sulla necessità di ascoltare le ragioni degli autotrasportatori. Degno di nota il fatto che in qualche città la protesta s’è fusa con lo sciopero odierno dei taxisti e anche (come in Puglia e a Viareggio) con le rivendicazioni delle flotte dei pescherecci.
Le ragioni dello sciopero? Eccole, per voce dei rappresentanti del sindacato Trasporto Unito Fiap (il soggetto sindacale che ha proclamato una protesta organizzata per la maggior parte su web), Enrico Saggi, Giovanni Reori e Enrico Furru: la rivendicazione riguarda il recupero immediato delle accise in fattura d'acquisto per combattere il ''caro gasolio'', la revisione totale dell'articolo 83 bis, pagamenti in tempi certi e certezza del credito, remunerazione tempi di attesa, controlli e sanzioni agli irregolari, eliminazione dell'intermediazione ''senza camion'', sconto immediato al casello delle spese autostradali, contenimento costi assicurativi.

E, da parte dei sindacati “storici” sia nazionali che toscani, la reazione è quella di dissociarsi in modo netto dai blocchi. Una dissociazione puntuale, quella di Fita Cna e Confartiginato Trasporti Firenze per quanto riguarda la protesta del porto di Carrara: a sentire Riccardo Masini (Fita-Cna), ''si tratta di una protesta strumentale per avere magari visibilità da parte di una piccola rappresentanza di camionisti nell'ordine del 2-3%. La stragrande maggioranza della categoria che aderisce a Fita Cna, Confartigianato, Lega cooperative non condivide questa forma di lotta anche perchè il governo si sta adoperando per venire incontro ai nostri problemi. Il Consiglio dei ministri di alcuni giorni fa ha stanziato ben 400 milioni di euro per l'autotrasporto e molte delle rivendicazioni del fermo sono già legge. Noi chiediamo alle autorità preposte ai controlli di liberare i varchi e far lavorare le nostre aziende''.
“Non contestiamo minimamente il diritto ad effettuare delle proteste, ma queste devono realizzarsi secondo le regole che garantiscono a tutti le libertà individuali – aggiunge Roberto Tegas, presidente di Confartigianato trasporti Firenze – in questo momento, con le risposte appena ricevute e un decreto appena approvato, la decisione di organizzare blocchi non serve a nulla ed appare piuttosto frutto di strumentalizzazioni''.
E mentre la protesta dilaga, scattano gli allarmi di Cia (Confederazione agricoltori) e di altre associazioni di categoria.
Il pericolo? Se continua la mobilitazione, a breve ci sarà il black-out di pasta, pane, ortaggi, latte fresco, ecc. Una botta mortale alla produzione, dicono le associazioni, e chi pagherà saranno cittadini e produttori: tutto ciò che riguarda le merci deperibili potrebbe finire in un gigantesco macero. Le accuse di tutti i “padroncini” sono sintetizzate nella scarna battuta di un protestante laziale: “''Troppi rincari –  spiega – fatichiamo ad andare avanti. Anche noi vogliamo un futuro per le nostre famiglie''.
Forse si sta scontando la sottovalutazione di quello che è accaduto in Sicilia, e che ha messo in ginocchio l’isola. In ogni caso, il governo sembra intenzionato a non cedere ai blocchi. Contro anche l’Autorità di Garanzia sugli scioperi: ''I blocchi causati dalla protesta sono inaccettabili'', ha detto Roberto Alesse, presidente dell'Autorità di Garanzia, annunciando che aprirà ''un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare a chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini''. Sulla stessa linea il ministero, che ricorda di aver convocato le associazioni dell'Autotrasporto lo scorso 11 gennaio per fare il punto sui problemi e richieste e di aver assunto ''concreti impegni, immediatamente attuati''. Dunque, aggiunge il dicastero, ''non si giustificano le gravi azioni di blocco che tuttora persistono''

Intanto, mentre il movimento dei “forconi” si divide anche su quel web che è stato fertile terreno per organizzare e promuovere lo sciopero e già si contano i danni della paralisi (non ancora rientrata alle 19.01, mentre si sta scrivendo) dal Ministero continuano a ripetere che i punti in discussione erano già stati risolti. Probabile, anche se una luce di sinistra memoria giunge dal passato: fu proprio con lo sciopero degli autotrasportatori che iniziò la fine del governo Allende ….

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