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Sciopero Poste, Cobas: “Attacco ai livelli occupazionali” Breaking news, Cronaca

Firenze – E’ sciopero nazionale, lunedì 3 giugno, per le Poste. A indirlo, il sindacalismo di base delle Poste (CUB Poste, SICOBAS Poste, COBAS Poste, SLG-CUB Poste) che ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma, davanti alla sede di Poste Italiane SpA di Viale Europa, 175 con concentramento dalle ore 11,00 in cui si terrà anche un incontro con la stampa.

Dei temi che hanno “reso necessario” lo sciopero, si è parlato ieri in una partecipata assemblea tenutasi al Parterre, a Firenze. Il motivo principale, l’attacco al lavoro. Infatti, dicono i Cobas, il “cuore” della riorganizzazione aziendale, in questa fase, è l’attacco ai livelli occupazionali. Dunque, meno assunzioni, organico sottodimensionato. E quelli che rimangono, scoppiano: fra le conseguenze di questa politica, quella immediatamente percepibile è infatti “l’aumento assoluto dei carichi di lavoro: dividere il lavoro su chi resta è lo scopo dell’azienda, ricalibrare i ritmi, intensificarli, raddoppiarli. Nello stesso tempo abbandona la funzione sociale e pubblica per abbracciare l’economia speculativa: “giganteggia” in Borsa, brinda, divide cedole e benefits…ma per i lavoratori,con queste paghe è difficile arrivare a fine mese”.

Insomma, Poste cambiano pelle, ma a farne le spese di questo nuovo atteggiamento  rampante sono salari e lavoro. Tant’è vero, spiegano i Cobas, che “Questa complessiva e regressiva trasformazione dell’azienda ridefinisce anche le politiche occupazionali: sempre meno stabili “a tempo indeterminato”, sempre più precarie “a tempo determinato”. L’occupazione “usa e getta” è il modello dominante nell’azienda privatizzata e finanziarizzata”.

Se questo è il quadro, lo sciopero, spiegano i Cobas, vede alcuni punti di fondo. Intanto, è contro la riorganizzazione del recapito a “giorni alterni”, la chiusura degli uffici postali, la riduzione dei CMP,  l’esternalizzazione/appalto della logistica, la precarietà dilagante.

Ma è invece per “assunzioni stabili e di massa, che servano per la copertura reale del fabbisogno nei posti di lavoro (recapito, sportelleria, cmp); assoluta sicurezza sul lavoro, azzeramento graduatorie trasferimenti, aperture di uffici postali nelle località più disagiate, consegna quotidiana della corrispondenza e ridimensionamento delle zone, con una nuova riparametrazione che non può essere formulata a tavolino con calcoli e coefficienti matematici, ma che in primis deve tenere in considerazione la tipologia dei territori. Riconoscimento del lavorio usurante, un reale ritorno alla sua funzione originaria quale servizio pubblico”.

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