energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Scultura, sostantivo femminile Cultura

Pare di sì, a stare a quanto mostra  DonnaScultura, la rassegna annuale ideata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta. Vengono a lavorare a Pietrasanta dai quattro punti dell’universo queste artiste tutte scultrici, che per dieci edizioni si sono avvicendate nelle mostre organizzate dal Comune della ormai arcinota patria del marmo, quindi dall’Europa tutta, Italia inclusa, dalle Americhe, e poi Russia, Cina, Giappone, Tanzania. Un fenomeno ormai non più ritenuto tale la scultura, quale arte al femminile, arte difficile e faticosa, che impegna il corpo oltre che la mente in modo pesante. Una conquista sorprendente fino a poco più di un secolo fa, se non addirittura un appropriarsi di un’identità maschile, che ha suscitato l’interesse di studiosi dell’arte ed anche della psiche. Infatti, il 24 febbraio, alle 16,30, si terrà a Firenze, al Circolo Ufficiali, un incontro sulla figura di Camille Claudel (1864-1943), scultrice di indiscutibile bravura e compagnia poco considerata del “mostro” Rodin, per analizzarne l’identità tra arte e psicologia. Con Marilena Mosco, storica dell'arte e studiosa del tema, abbiamo parlato dello scolpire visto come ricerca di  sé: “Al tempo di Camille, la scelta per una donna di dedicarsi all’arte della scultura, rifletteva un atteggiamento virile, un tentativo di contrapporsi, nel caso specifico, alla figura dell’uomo e amante, sentito come rivale. Il suo era il problema della donna che si confronta con la fatica, che lotta continuamente con una materia dura e ostile in cerca della propria identità. Credo che fare scultura abbia anche un valore terapeutico, che serva a scaricare la propria energia nel confronto con la materia, mentre la pittura è più dolce e carezzevole”. Abbiamo chiesto direttamente ad alcune artiste della rassegna DonnaScultura a Pietrasanta, come mai sono diventate scultrici. Ci risponde Shelley Robzen, americana da ormai quarant’anni in Versilia: “Sono approdata a Firenze per studiare arte, dopo la ceramica, ed è stato il mio primo incontro con le statue e i marmi di cui erano fatte. Ricordo perfettamente le mie frequenti visite alla Galleria dell’Accademia che disegnavo in continuazione, specie i prigionieri. Il marmo mi parlava e quando sono tornata a casa ho chiesto al mio insegnante di farmi capire l’uso della subbia e dello scalpello. Folgorata dalla forma che prendeva il marmo, non mi sono più fermata; quando lavoro metto maschera, occhiali e berretto e ricavo le forme astratte che cerco dentro quell'affascinante materia”. Un sentimento analogo muove le mani e le braccia dell’artista cinese Chyntia Sah, anche lei stabile a Pietrasanta. “Per lavorare il marmo, donna o uomo devono avere  passione e rispetto per la materia. Io trovo che ogni pezzo di marmo ha la sua personalità. La loro consistenza non è mai uguale, per scolpirlo si deve capire dove e come trovare la forma dentro a questa pietra.  Ho un affetto per il marmo che non ho per altri materiali. Trovo un gran piacere a toccarlo, è un istinto. Non è una decisione razionale per me la voglia di lavorare in marmo. Questo processo di togliere o levare materia, invece di aggiungere come con la creta o il gesso, è più nel mio modo di pensare. Non vedo la differenza che c’è nella manualità femminile o maschile. C’è chi lavora la pietra perché vuole fa vedere che può conquistarla. Io preferisco poter cantare assieme con la pietra”. Gli psicologi e gli storici dell’arte che si confronteranno a Firenze ora hanno le risposte che cercano dalle artiste di Pietrasanta.
Nelle foto: una scultura di Cynthia Sah. Sotto, Shelley Robzen al lavoro


Date esposizione: 19 febbraio –  11 marzo 2012
Luogo:   Complesso di Sant’Agostino, Pietrasanta (LU)
Orario apertura:  16,00-19,00 / lunedì chiuso

mostra_femminile_2_ST.jpg

Print Friendly, PDF & Email

Translate »