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Scuola, 25 giugno in piazza, “Riaprire, a rischio l’istruzione pubblica” Breaking news, Cronaca

Firenze – Il nodo? Politico. Altrimenti perché, si chiedono gli organizzatori di Priorità alla Scuola, che questa mattina a Firenze hanno presentato  la manifestazione nazionale che si svolgerà giovedì 25 giugno in 60 città italiane, il Paese ha ormai praticamente “aperto” tutto, tranne biblioteche, archivi, Università e scuole?

Nodo politico. Significa, come denunciano docenti universitari e delle scuole primarie e medie, che il covid ha “messo a nudo senza alibi ciò che sta addivenendo nella scuola pubblica a tutti i livelli” ovvero, in sintesi, il passaggio da scuola “popolare” e da istruzione estesa a tutti, a una scuola in buona sostanza di classe. Un ritorno all’indietro insomma, cominciata vent’anni fa con l’introduzione di logiche aziendaliste  di profitto negli Atenei e criteri di “merito individuale” nelle scuole di ogni ordine e grado e che dal Covid, dicono studenti e docenti, ha mutuato un alibi perfetto (sebbene, ovviamente, veritiero sotto certi profili come tutti gli alibi “perfetti”) e una spinta potente per mettere in atto la parabola finale dell’idea della Scuola popolare. Quella che, nel 1969, aveva ricevuto il viatico con l’eliminazione dell’obbligo del diploma liceale per accedere all’Università. Un frutto avvelenato, quello della inevitabile discriminazione digitale, che ad ora non sembra l’Italia sia attrezzata a contrastare. Testimonianze? Tante, in particolare dagli insegnanti delle primarie, ma anche in ambito di studi superiori: che si fa se uno studente non può comprarsi un computer adeguato? O se vive in una zona dove non è possibile accedere alla rete? O se vive in un appartamento di 50 metri quadri con una famiglia di 3 o più persone? E se essendo ancora nella scuola primaria, non ha accanto una famiglia in grado di “accompagnarlo” nel percorso digitale? I casi sono tanti e variegati e si stima arrivino a circa un 40% della popolazione scolastica. Tanto, ma in alcune zone la media è sottostimata, mentre in altre i numeri si invertono. Peccato che quasi tutte le zone in cui il problema non è sentito da una fetta consistente della popolazione, siano zone del nord. Tanto per accennare che anche il digital divide contribuisce allo svantaggio del Sud e all’allontanamento della sua popolazione. Da scuola popolare a scuola di classe, forse sarebbe necessario aprire il dibattito cui accennava il costituzionalista dell’Università di Pisa Andrea Pertici, quando suggeriva di conglobare i servizi di aiuto digitale nei servizi sociali (https://www.stamptoscana.it/dopo-covid-andrea-pertici-condizioni-minime-di-vita-per-tutti-garanzia-di-dignita/)

Nodo politico dunque, fine di un’era. Ma se questa è la contingenza storica, ad ora bisogna ragionare sul medio e breve termine, per chiedere la riapertura delle scuole in presenza e in sicurezza: di tutte le scuole, dai nidi alle università, a tempo pieno e magari anche degli altri luoghi di cultura, dalle biblioteche ai laboratori, per permettere agli studenti di studiare in appositi spazi e ai ricercatori di ricercare.

“Da più di tre mesi – ha ricordato Costanza Margiotta, docente universitaria, rappresentante, insieme a Filippo Bonfante, del coordinamento nazionale del Comitato Priorità – chiediamo la riapertura della scuola a settembre in presenza e in sicurezza. Ora finalmente sappiamo che la scuola riaprirà il 14 settembre, ma non conosciamo ancora le modalità. Ora inizia il countdown: tra 70 giorni ricomincia l’anno scolastico e per questo motivo il nostro grido in piazza sarà “Ora o mai più: spazio per la scuola, spazio alla scuola”.

Il comitato Priorità alla Scuola non è nato ora, come ricorda Margiotta. Anzi ha già avuto occasione di confrontarsi con le istituzioni centrali. “Il 18 aprile abbiamo scritto una lettera alla ministra Lucia Azzolina, alla quale non ha mai risposta – ricorda la docente –  anche dopo la manifestazione del 23 maggio in 19 città dal Governo non è giunto alcun segnale. Il 4 giugno la ministra Azzolina ha convocato sindacati, associazioni di genitori e studenti a partecipare a un incontro sulla scuola, purtroppo il comitato “Priorità alla scuola” non è stato invitato. Molte delle organizzazioni che hanno partecipato a quel tavolo hanno aderito alla nostra manifestazione del 25 giugno, che si svolgerà in 60 città, il triplo rispetto alle 19 città dove si è svolta la prima mobilitazione indetta dal comitato lo scorso 23 maggio. Siamo molto soddisfatti – ha concluso Costanza Margiotta – che 48 organizzazioni legate al mondo dell’educazione dell’istruzione, dal nido all’università, aderiscano alla nostra manifestazione”.

Riaprire la scuola, pur con tutte le necessarie precauzioni sanitarie, non vuol dire solo lezioni, voti, giudizi, apprendimento di dati. O peggio, competizione. Perché il ruolo della Scuola, o almeno della Scuola Pubblica è o dovrebbe essere anche altro. Lo chiarisce nel suo intervento Filippo Benfante: “Chiediamo di mettere la Scuola Pubblica al centro dell’agenda politica, una Scuola intesa non solo come luogo dove si impara e si studia, ma come luogo di socializzazione, di sviluppo delle relazioni e dell’autonomia, della convivenza, del confronto e della condivisione con altri in uno spazio pubblico, di cui si è allo stesso tempo fruitori e custodi. Senza scuola, non c’è politica, non c’è giustizia, non c’è uguaglianza, non c’è crescita – né umana, né economica. Basta – ha concluso Benfante – con la retorica della cultura e del patrimonio in un Paese dove ha riaperto tutto tranne scuole, biblioteche e archivi”.

“La didattica è relazione – ha spiegato la docente Clementina Addorisio – Non è possibile pensare alla scuola, all’università, ai luoghi dove nasce, si coltiva e si consuma cultura come a luoghi privi di relazioni umane. Qui bambini, alunni, e studenti sviluppano le proprie capacità critiche che nascono solo da un continuo confronto e dai continui stimoli che solo la scuola “dal vivo” ti consente di avere. La didattica a distanza – ha concluso Addorisio  – è stata uno strumento di emergenza e tale deve rimanere per il bene delle nuove generazioni, che sono il futuro del nostro Paese”. Anche perché e la testimonianza della docente, maestra delle elementari, è particolarmente significativa, “mi trovo molto in imbarazzo a giudicare gli alunni in questo fine anno scolastico. A chi dare il “voto”? A loro o alla famiglia? Come giudicare? Attraverso il numero degli accessi dello scolaro? …”. Insomma, è più meritevole chi vanta un’ottima connessione, un ottimo computer, una famiglia in grado di assisterlo, chi possiede una camera tutta sua da cui seguire le lezioni, o chi non ha spazio, ha un computer inefficiente e non sa come accedere alla “stanza”, non potendo contare sull’assistenza di qualcuno in famiglia? Chi si giudica, cosa si giudica, come si giudica?

Il problema torna, si aggancia con i problemi più tecnici di come modulare i ritorni, quando tornare, come tornare, del reperimento degli spazi, delle strutture per garantire il distanziamento, delle classi pollaio, della carenza dei docenti, delle problematiche che affliggono anche i lavoratori ATA, vale a dire quei servizi di contorno ma importantissimi, come la mensa, le pulizie, persino il controllo. Senza i bidelli, o con un numero ridotto, il problema ingigantisce. E guarda caso, chi ci rimette? Le fasce più deboli del Paese,  socialmente e economicamente. Servizi prima gratuiti, ora rischiano di non esserlo più. Chi pagherà: le famiglie? E chi non ce la farà, rinuncerà? Scuola di classe?

La conferenza stampa in Palazzo Vecchio

Scuola. E tutto si riassume. Ad esempio, informano dal collettivo degli studenti universitari, molti di loro saranno costretti a rinunciare all’appartamento che magari condividevano con altri colleghi. Un grande classico, ben conosciuto a Firenze, quello dei posti letto in affitto, magari con uso cucina, spesso pagati dagli studenti con lavoretti stagionali. Crisi covid, via posti da camerieri, lavapiatti, banconiere. Famiglie ancora più in crisi, salta l’affitto, la stanza, l’abbandono degli studi è quasi scontato. Non ci sono soldi per le famiglie, le famiglie non riescono più a sostenere gli studi dei figli, o nipoti, gli studenti non riescono a ritrovare quei lavoretti che consentivano loro di dar sollievo alle famiglie, che magari a questo punto contano anche disoccupati da covid, ritardo delle cig, sospensione o riduzione delle ore di lavoro. L’implosione di un’intero sistema. Un punto su cui si conta l’adesione anche di Confesercenti, che a Firenze, il 25 prossimo, sfilerà con gli operatori della scuola.

Ma non ci sono soldi. E’ questo almeno ciò che i sostenitori della priorità della scuola si sentono ripetere. Il problema è tuttavia, perlappunto, di priorità: per investire i pochi soldi che ci sono, serve avere chiaro cosa far partire per prima. Il calcio o le biblioteche? La movida o la scuola? Ma se si parla di priorità, dicono dal comitato, si torna al punto: lo snodo è tutto politico. E anche le richieste del Comitato al governo  lo sono: risorse straordinarie; personale docente e Ata adeguato alle esigenze della scuola; assunzione dei docenti precari dalle graduatorie provinciali;  maggiore numero di spazi per tutte le scuole di ogni ordine e grado;  investimenti strutturali per l’edilizia scolastica: prevenzione sanitaria nelle scuole. Stop allo smantellamento della scuola pubblica, che vuol dire no alla riduzione del tempo scuola, rifiuto esternalizzazione di servizi educativi per completare il tempo scuola che causerebbe un aumento del lavoro precario; no alla riduzione delle ore didattiche da 60 a 40 minuti; no alla Didattica a distanza come parte strutturale dell’orario scolastico.

Il 25 giugno le manifestazioni si svolgeranno in contemporanea in 60 città:

Firenze, Roma, Milano, Faenza, Trento, Ravenna, Genova, Reggio Emilia, Pisa, Livorno, Pontedera, Perugia, Cremona, Lucca, Ancona – Civitanova Marche, Parma, Vicenza, Arezzo, Pistoia, Torino, Padova, Ferrara, Napoli, Collegno (Torino), Vercelli, Brescia, Verona, Prato, Matera, Taranto, Aosta, Bologna, Forlì, Sassari, Sanremo, Potenza, Torre Pellice (Torino), Imola, Palermo, Terni, Cuneo, Cesena, Cosenza, Mantova, Caserta (in piazza venerdì), Benevento, Massa Carrara, Modena, Mondoví (Cuneo), Aci Castello (Catania), Pescara, Catania, Siracusa, Sacile (Pordenone), Salerno, Varese, Pavia, La Spezia, Messina, Ragusa, Frosinone.

Per quanto riguarda Firenze, l’appuntamento è alle 18, giovedì prossimo 25 giugno, davanti alla Biblioteca Nazionale. 

Aderiscono alla manifestazione:

Scuola e bambini nell’emergenza Covid-19, CNPS Coordinamento Nazionale Precari Scuola, La scuola a scuola, Rete Bessa, Apriti Scuola,Cinnica, NO DAD – Settembre in aula, Cattive Ragazze, Ni.Na.Nda, ACTION AID, Teachers for future Italia, Coordinamento Dei Collettivi Studenteschi, Lavoratori Autoconvocati della scuola, Diritto alla Scuola, Scuola Costituente, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Tavolo per l’Educazione Popolare, Mamme di Merda, Scuola Mondo San Giuliano Terme, Priorità all’Università, Gruppo scuola di Archivia, Non Una di Meno Genova, Non Una di Meno Perugia, Non Una di Meno Pisa, Non Una di Meno Livorno , MCE (Movimento di Cooperazione Educativa), Assemblea autoconvocata delle lavoratrici e dei lavoratori del sociale, CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti)COBAS SCUOLA, CIB UNICOBAS, FLC CGIL, USB, Euronomade, Centro di Gravità, Casa Internazionale delle Donne di Roma, Associazione Per la sinistra, per un’altra Europa, Comitato Popolare di Difesa Beni Pubblici e Comuni “Stefano Rodotà”, Le Contemporanee, co2 crisis opportunity onlus, Monitor Napoli, Fronte della gioventù comunista, Studenti Di Sinistra, Unione degli studenti, Coordinamento genitori democratici, Rete degli Studenti Medi, Gruppo Comma 255 Mamme Caregivers, Coordinamento AEC assistenti educativi Culturali.

A Firenze aderiscono anche:

Rete Dei Collettivi Fiorentini, Biblioprecari Firenze, Krisis – Collettivo di Studi Umanistici e della Formazione, Collettivo Politico Scienze Politiche Firenze, Confesercenti Firenze, Potere al popolo, CPA Firenze Sud, Firenze Città Aperta, Non dimentichiamoci dei bambini e delle bambine; Sinistra Progetto Comune; Rifondazione Comunista Firenze.

Foto copertina: Luca Grillandini, un momento della manifestazione del 23 maggio in piazza Santissima Annunziata a Firenze

 

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