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Scuola dell’infanzia, il Comune vuole appaltare il pomeriggio alle cooperative Cronaca

Firenze – Esternalizzazioni, ora anche la scuola (dell’infanzia) ha la sua. . O almeno, può essere interpretata così quella che la Rsu del Comune di Firenze definisce la “proposta choc dell’Assessora all’Educazione Cristina Giachi”, proposta presentata stamattina alle rappresentanze sindacali comunali: appaltare il turno pomeridiano in 64 sezioni della scuola dell’infanzia alle cooperative a partire dal prossimo anno scolastico.

Una proposta che lascia senza parole i sindacati, che contestano in toto le motivazioni addotte dall’assessora. A cominciare dalla “mancanza di risorse finanziarie per procedere alle numerose assunzioni di insegnanti (64) a partire da settembre”.

“Se si trovano i soldi per l’appalto, perché non si trovano per le assunzioni?” attacca l’Usb. “Del resto, i soldi non si trovano per le insegnanti, ma per i famosi articoli 90 e 110 sì. Dunque, è davvero una scelta del tutto politica, quella delle esternalizzazioni anche in campo educativo che persegue il Comune, una scelta che riguarda le priorità di questa amministrazione”. E sempre sul punto, incalza la Cgil: “In verità la possibilità di copertura del turn over prevista per le Amministrazioni locali, il 60% dei cessati, non viene pienamente utilizzata perché la scelta operata sul bilancio comunale è quella di diminuire comunque la spesa del personale”.

Scartata l’ipotesi di chiusura di alcune sezioni, la scelta è: appaltare la figura docente.

Una strada che, secondo le Rsu comunali, “porta a un declino irreversibile della scuola dell’infanzia, in quanto cambia totalmente la natura stessa del “pomeriggio”, che tornerebbe, con gli appalti al personale delle cooperative, a somigliare sempre più ai vecchi “doposcuola”, in cui il nesso con il piano formativo verrebbe meno.

Inoltre, questa organizzazione fa venire meno la valenza dei collegi, “il personale della cooperativa, inquadrato con contratti differenti, non eserciterà la funzione docente in collaborazione con le insegnanti comunali (in quanto uguali mansioni nel medesimo sito lavorativo hanno inquadramenti contrattuali differenti), con inevitabile azzeramento della compresenza, la programmazione/progettazione dell’attività educativa sarà affidata unicamente all’insegnante comunale, senza la necessaria sinergia finora esercitata con la collega di sezione”, spiega la nota della Cgil.

Un modello, è la convinzione delle Rsu, “che farà aumentare precarietà, impoverimento dell’offerta formativa, dequalificazione della scuola comunale”.

Dunque, se il problema è politico del tutto, l’Usb spiega: “La sostanza del problema è che il Comune vuole dimostrare di riuscire a reggere un servizio di qualità e che tuttavia sono costretti a una scelta dolorosa come l’appalto pomeridiano alle cooperative per cause esterne indipendenti dalla volontà dell’amministrazione, come il patto di stabilità. Ma tutto ciò è contestabile dal momento in cui si fanno altre scelte di impiego di soldi, scelte che guardano a priorità che indicano cosa effettivamente sia importante per l’amministrazione. Insomma, quando i soldi sono pochi, si costruisce una scala di valori per scegliere come investirli. Evidentemente, la scuola dell’infanzia non è in queste priorità”.

Inoltre, spiega ancora l’Usb, c’è anche un nodo che è difficile sciogliere: il passaggio fra i docenti comunali e il personale delle cooperative avverrebbe all’ora di pranzo, in cui sarà giocoforza avere una compresenza dei due livelli. Cosa non è fattibile dal punto di vista legale in quanto si configura come subappalto di manodopera”.

Da parte delle Rsu era stata avanzata anche un’altra proposta: dal momento che il ministro Madia aveva dichiarato nei giorni scorsi che il “Progetto 06 che riguarda le scuole dell’infanzia si trova orami in fase di approvazione, con gestione statale anche delle strutture comunali, avevamo chiesto che, in attesa di questo, si sospendesse l’appalto alle cooperative coprendo il tempo di “interregno” con incarichi a termine. E qui abbiamo trovato il muro”, spiega l’Usb.

Infine, ultima riflessione dell’Usb: “Consideriamo che ci potremo trovare di fronte a un appalto particolare. Ponendo il caso vincesse una ditta di Torino, potrebbe anche assumere come dipendenti personale fiorentino, magari scegliendolo proprio dalle liste approntate dal comune a seguito di graduatoria da concorso (il prossimo dovrebbe essere a giugno). In questo caso ci troveremmo di fronte a personale formato nello stesso modo dei docenti comunali, con le stesse prerogative, assunte con un contratto totalmente diverso. Forse qualche disagio si potrebbe creare”.

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