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Scuola dell’infanzia, tutto bene? No, rispondono le mamme Società

Firenze – Insegnanti in appalto alla scuola dell’infanzia, una questione su cui, come dicono i genitori del gruppo “L’infanzia non si appalta”, è “calato un silenzio tombale”. Anzi, peggio: “E’ da un mese e mezzo che abbiamo scritto anche tramite la nostra avvocata all’Ufficio Scolastico Regionale chiedendo un incontro e spiegando tutte le criticità che, a anno scolastico inoltrato, le scuole d’infanzia comunali in appalto manifestano. Abbiamo scritto tre volte consecutive – spiegano i genitori del comitato raggiunti a telefono – ma ad oggi, nessuna risposta“.

Dunque, sembra proprio che “l’esperimento” messo in atto dal Comune di Firenze di sostituire le insegnanti del pomeriggio con personale delle cooperative cui è stato aggiudicato l’appalto non sia così “soddisfacente” come da più parti dichiarato. Tant’è vero che emerge un vero e proprio cahier de dolehances che consta di alcune criticità che, “purtroppo sembra non interessino affatto a chi dovrebbe prenderle in considerazione”. 

“A giugno scorso – come si legge in una nota diramata dal comitato – avevamo chiesto un incontro presso l’USR, che rappresenta il ministero dell’istruzione nella nostra Regione, e non ci è stato mai concesso”.

I motivi sono stati tanti, e, almeno sulla carta, in buona sostanza tecnici: cambio del direttore, nomina del nuovo direttore. I mesi passano, l’estate si conclude e giunge l’autunno. Ma ancora la richiesta d’appuntamento rimane senza risposta.

“Eppure è compito precipuo di questo ufficio verificare il mantenimento dei requisiti di parità scolastica delle scuole non statali, lo prevede la legge – commenta il comitato – lo ha ribadito il Tar sollecitato da noi genitori nell’udienza di luglio”. Ma qualcosa in realtà, in un panorama apparentemente immobile, si muove. Lo registrano i genitori del gruppo, che sottolineano come l’idea che passa è quella di una soddisfazione generale per il provvedimento.

“Se è così, perché l’amministrazione non ha messo in atto l’importante azione promessa, vale a dire il monitoraggio dell’appalto? “, chiedono i genitori. Un’iniziativa che “seppure sbandierata dall’amministrazione, non è mai stato messo in atto”. 

Ed ecco le criticità che il gruppo di genitori “L’infanzia non si appalta” segnalano.

Intanto, chi insegna il pomeriggio?
Il personale del pomeriggio è inquadrato con titolo non di docente ma di educatrice/tore di cooperativa con contratto part-time -anche se lavora full-time- e guadagna poco più della metà di un insegnante comunale (810 euro al mese, 480 nei mesi di luglio e agosto) – spiegano i genitori – non fa parte del collegio dei docenti, non essendo personale docente. Non può quindi scrivere la programmazione e il Piano dell’Offerta Formativa. E non lo può neppure attuare, perché solo le/i docenti possono svolgere la programmazione, cioè insegnare, quindi non può neppure portare a termine un lavoro iniziato la mattina, per esempio. Può solo svolgere ‘attività aggiuntive’, che, però, ad oggi, non si sa in cosa consistano”. Tant’è vero, ricordano i genitori, che  “alle riunioni di classe ci è stato infatti detto chiaramente che non c’è un progetto educativo. Non esiste nessuna programmazione da parte della cooperativa. Le educatrici navigano a vista: qualche disegno, un po’ in giardino e l’intramontabile gioco del silenzio, ricordate vero? In alcune scuole i genitori hanno chiesto un incontro con la coordinatrice pedagogica Pilotti per avere spiegazioni in proposito. Purtroppo la coordinatrice non è stata ancora in grado di indicare una data”.

Secondo punto, chi ha accettato di lavorare in queste condizioni?
Mentre le insegnanti che hanno superato il concorso del Comune e sono in graduatoria, lavorano da precarie o non lavorano e non vengono assunte a causa dell’appalto, molte di quelle che invece non hanno superato il concorso e che lo stesso Comune ha giudicato non idonee a insegnare nella scuola di infanzia sono state assunte dalle cooperative. E così insegnano le non idonee. Un bel concetto di merito”, commentano i genitori.

Non va meglio neppure per le insegnanti “della mattina”. Infatti, sostengono dal comitato, succede che “le insegnanti del Comune lavorano in assenza di collegialità: su una/un sola/o insegnante per ogni classe ricade l’intera responsabilità dell’attuazione del piano dell’offerta formativa, che deve essere svolto tutto nella sola mattina, senza più condivisione, confronto, senza tempi distesi. A detrimento del gioco delle bambine e dei bambini o del loro tempo scuola”.

Ancora, l’utenza. Chi va nelle scuole in appalto? “Bambine e bambini in classi miste, da 3 a 6 anni, che, a differenza delle coetanee e dei coetanei delle scuole interamente comunali, svolgono le ore di psicomotricità, musica e inglese solo di pomeriggio, così che le più piccole e i più piccoli spesso non reggono il ritmo e i genitori, nonne e nonni, baby sitter li devono venire a prendere subito prima o subito dopo il pranzoè la testimonianza dei genitoribambine e bambini che seguono ritmi più serrati e giocano meno e se ne lamentano. Bambine e bambini che non vivono la turnazione delle maestre e che spesso imparano a comportarsi in modo diverso il pomeriggio dalla mattina. Bambine e bambini che nei pomeriggi si trovano in scuole in cui tutto il personale educatore ha pochissima esperienza: molte educatrici hanno fatto solo pochi giorni di supplenza, molte altre non avevano mai insegnato prima alla scuola di infanzia”.

“Vogliamo parlare di cosa c’è nelle scuole in appalto? -concludono i genitori – ecco qua: la metà del personale docente. La metà del tempo dedicato alla programmazione. La metà di scuola. E la metà di soldi per i materiali rispetto alle scuole non in appalto, perché il Comune i soldi nostri li ha dati alle coop. Però, ad oggi nessun materiale è stato portato nelle scuole dalle cooperative. E quindi, metà materiali.
Le nostre bambine e i nostri bambini, evidentemente, sono bambine e bambini a metà per il Comune”.

Domanda finale: “Vorremmo sapere sulla base di quale offerta tecnica il Comune ha aggiudicato l’appalto perché se c’è, certo non si vede né si sente”. Rimane solo, sottolineano i genitori, “un grande silenzio”. E perciò ….  “va tutto bene”. 

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