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Scuola, gli studenti: “Siamo una priorità non sacrificabile” Breaking news, Cronaca

Prato – Il mondo della scuola manifesterà da oggi, 7 gennaio, per tre giorni fino al 10 del mese, in 19 piazze d’Italia per dire un secco e forte No alla chiusura dei cancelli degli Istituti Scolastici voluta dal Governo Conte e da alcuni Presidenti di Regione per fronteggiare il dilagare del virus. Una mobilitazione di protesta organizzata da PAS (Priorità alla Scuola) con una serie di presidi a cui parteciperanno insegnanti e genitori, previste anche lezioni in presenza.
“Questo al fine di esprimere tutta l’indignazione – si legge in una nota del Comitato Priorità alla Scuola – per il trattamento riservato a una istituzione della Repubblica, calpestata e svuotata, di un diritto fondamentale inscritto nella costituzione e nelle carte internazionali, sospeso da quasi un anno. Eravamo preparati: inutile contare sulle promesse di un governo che, del resto, aveva cominciato a rimangiarsele prima ancora di Natale. Gli striscioni lasciati davanti alle scuole il 23 dicembre parlavano chiaro e noi le promesse le manteniamo: ci rivediamo il 7 gennaio, continua la nostra mobilitazione permanente”.
In Toscana le manifestazioni organizzate si svolgeranno a Firenze, Pontedera, Massa Carrara, Pisa mentre a Prato è previsto oggi un flash mob dalle ore 9.00. A seguire una conferenza stampa con gli studenti e docenti davanti al Liceo Scientifico Copernico, (viale Borgo Valsugana 63), organizzata da La Piazza degli Studenti. Ne parliamo con Niccolò Sanesi uno dei coordinatori dell’Associazione e neoeletto Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Prato.

Niccolò Sanesi

Cosa vi ha spinto a scendere in piazza?

“La Piazza degli Studenti è un’associazione studentesca che ha l’obiettivo di dar voce a tutte quelle studentesse e a tutti quegli studenti che credono che la Scuola abbia un ruolo cardine per la nostra democrazia e che vogliono rendersi partecipi di quel processo di riforma e miglioramento del sistema scolastico affinché questa possa davvero essere accessibile, inclusivo, sostenibile. Crediamo nella rappresentanza studentesca, così come riteniamo centrale, in questo processo, il coinvolgimento di quei mondi che orbitano attorno alla scuola e che possono contribuire a farne uno spazio davvero aperto e democratico”.
Vi sentite abbandonati dalle Istituzioni?
“Insieme a tutti i membri dell’Associazione, crediamo fortemente che tutta la popolazione studentesca debba essere coinvolta nella riflessione su quei temi da troppo tempo abbandonati dai vari governi, soprattutto adesso, in cui tutte le promesse che erano state fatte sono state disattese. Non tolleriamo che la scuola sia relegata ad un tema secondario, subalterno, mai prioritario: uno Stato che non investe sul futuro è uno Stato morente”. “
Quindi siete contrari alla DAD?
“La DAD non è scuola, la DDI nemmeno: sono strumenti temporanei e d’emergenza, ma si stanno rivelando, nel tempo, sostitutivi, soluzioni tampone che continuano ad essere impiegate a causa della poca lungimiranza”.
Cosa chiedete?
“A chi sarà penalizzato da questa situazione va il nostro pensiero, ma soprattutto il nostro impegno. Non vogliamo più compromessi al ribasso. Vogliamo un Paese in cui la scuola sia il primo punto su cui investire.
Vogliamo che al centro del dibattito sulla scuola tornino le persone più fragili ed emarginate. Vogliamo, cioè, che il sapere sia il primo strumento di emancipazione per tutti/e, e per questo abbiamo bisogno d’investimenti coraggiosi sugli spazi scolastici, su una didattica alternativa e inclusiva, sul digitale, su una scuola aperta dal punto di vista strutturale e sociale. Quello che vogliamo è un compromesso al rialzo, e che, nel trovarlo, vengano coinvolte quelle persone che la scuola la vivono”.
Interviene anche Niccolò Gherardini, un altro dei coordinatori dell’Associazione, ex Rappresentante di Istituto del Gramsci-Keynes: “Lo stress, la demotivazione, il senso d’incertezza che viviamo, l’aumento del rischio di dispersione scolastica, sono soltanto alcuni dei sintomi che si sono acuiti in questa fase, ma che già prima, nella tanto agognata “normalità”, vivevamo a causa di una scuola competitiva che ha rinunciato ad essere strumento di lotta alle disuguaglianze, in cui la nozione e la produzione sono più importanti della salute mentale, del benessere e della valorizzazione della coscienza critica individuale, nonché della dimensione collettiva”.
Però si parla di riapertura delle scuole tra quattro giorni.
” Ci era stato detto che le scuole avrebbero riaperto il 7 gennaio e che, ancora più grave, sarebbero state prese le dovute tutele in termini di sicurezza che non sono state prese, e non per impossibilità, ma per mancanza di volontà. Non sono risultati sufficienti i dati epidemiologici delle scuole dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado, che non hanno rilevato maggiori indici di contagio rispetto alla popolazione generale”.
Cosa provate in questo momento?
“Proviamo rabbia perché è stato molto più facile scegliere di sacrificare il nostro percorso formativo, anziché investire risorse sull’edilizia scolastica e cercare spazi utili alla didattica in presenza e svolta in sicurezza. Perché quando all’inizio di questo anno scolastico abbiamo tentato la didattica in presenza, non c’è stata cura durante l’estate di garantire con lungimiranza un servizio di trasporto pubblico di qualità e in sicurezza per noi studenti e studentesse. È stato più semplice scegliere la strada della didattica a distanza, senza curarsi delle disparità, delle situazioni di sovraffollamento domestico, del digital divide, che ancora colpisce intere fasce di popolazione studentesca in tutta Italia”.
Infine il coordinamento dell’Associazione La Piazza degli Studenti lancia un appello :”E’ proprio questo che vogliamo fare, insieme. Stiamo organizzando un momento aperto per elaborare un documento sulla ripartenza che vogliamo, che meritiamo, che coinvolga gli organi di rappresentanza studentesca, le famiglie, i e le docenti, il personale ATA e tutta la comunità scolastica. Perché pretendiamo un futuro diverso, e perché noi vogliamo esserne protagonisti.
Intanto, la nostra vicinanza va a tutte le persone precarie che hanno il sogno di cambiare la scuola con l’insegnamento. Oggi si svolgerà la manifestazione nazionale e locale di “Priorità alla Scuola”, organizzata da docenti e genitori. Hanno il nostro pieno sostegno”.
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