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Scuola in appalto, è muro contro muro Cronaca

Firenze – Sono tanti, tantissimi, circa 200, nella sala dell’sms di Rifredi, riempiono tutti gli spazi, anche quelli in piedi. E sono arrabbiati. Sono gli insegnanti che dovrebbero “cooperare” (partecipando ai tavoli di lavoro promossi dall’amministrazione)  con la sperimentazione prospettata dalla vicesindaca Giachi, portavoce di una scelta che le insegnanti non esitano a definire “politica”. Si tratta dell’ormai famoso “appalto” delle ore pomeridiane della scuola dell’infanzia alle cooperative di servizi. “Come se si potesse paragonare l’iter educativo a un semplice servizio”, dice un gruppetto di maestre.

Sì, perché le protagoniste, e usiamo il femminile perché la maggioranza assoluta delle insegnanti delle materne è donna, di questo scontro durissimo che coinvolge anche i genitori e infine tutta la comunità cittadina, sono loro, le maestre. Una categoria penalizzata dall’insufficienza delle strutture, dai tagli e dai cambiamenti inferti a colpi di leggi e regolamenti alla didattica, ma che tuttavia resta con spirito eroico a contribuire, con un servizio insostituibile, a rendere quei bambini e bambine che si affacciano alla scuola dell’infanzia capaci di leggere, scrivere, creare e usare gli strumenti per esprimere la loro capacità. In tutti i campi. Un’eccellenza, quella della scuola d’infanzia fiorentina, riconosciuta persino dall’ex-sindaco ora premier Matteo Renzi che ha sempre parlato della scuola dell’infanzia come di un’eccellenza toscana ( e fiorentina).

Ebbene, ora si sentono tradite. Tradite, come spiegano in piccoli gruppetti fuori dall’assemblea che prenderà le decisioni fattuali, vale a dire deciderà le modalità di organizzazione della “resistenza”, proprio dal soggetto che fino ad ora ha più contribuito a “difendere” la scuola materna dall’assalto dei “cambiamenti” realizzatisi con le nuove regole di stampo “aziendalistico”. Taglio dei costi, taglio dei servizi, e ora “si affaccia l’appalto”, come se fosse possibile, dicono in coro le maestre, “appaltare” l’istruzione.

Se questo è il clima, che comunque in questi giorni si è respirato anche in città, davanti alle scuole materne, là dove sono stati stesi striscioni con lo slogan: “L’infanzia non si appalta”, l’assemblea che si svolge nella sala gremita è piena di concretezza e determinazione. Lo si vede anche dai punti decisi: dichiarazione dello stato di agitazione degli insegnanti con inizio delle procedure previste dalla legge; la non adesione decisa per quanto riguarda gli orari aggiuntivi dell’iniziativa di aprile Il Festival dei Bambini; due presidi, uno davanti a Palazzo Vecchio lunedì prossimo (in occasione del consiglio comunale dove la questione sarà portata all’attenzione dell’assemblea) e uno, martedì 31 marzo, in via Nicolodi, dove si riunisce l’amministrazione comunale con una ristretta minoranza di operatori scolastici per mettere a punto l’iniziativa d’appalto. Entrambi i presidi si terranno alle 15.

Infine, è degno di nota e anche spia di ciò che bolle davvero in pentola, l’iniziativa decisa dall’assemblea di stamattina, di convocare sulla questione un’assemblea cittadina, che veda coinvolti operatori, utenti e la stessa comunità di popolo, chiamati tutti a pronunciarsi sulla questione. Un ampio dibattito dunque, che rende trasparente la vera questione di fondo che si dibatte in un settore così sensibile come la scuola pubblica dell’obbligo: in discussione infatti, come spiegano le stesse Rsu presenti questa mattina all’assemblea,  è la decisione tutta politica di aprire un servizio pubblico per eccellenza come la scuola a un sistema che di fatto applica procedimenti e modalità “private”. Il succo lo chiarisce un’operatrice: “Da tempo nella scuola come in altri servizi pubblici comunali si assiste a un fenomeno che riguarda l’erosione dei contenuti, mentre la scatola rimane apparentemente uguale”. Insomma l’accusa è che, per mantenere l’aria di “eccellenza” e i contributi che vengono erogati, non vengano accorpate sezioni o scuole, ma si tenda a mantenere l’involucro così com’è, levando via la polpa. “Un sistema- spiegano alcuni insegnanti – che rischia di diventare la regola, e di aprire alla privatizzazione di fatto di tutti i servizi dei servizi alla persona cittadini”. E, aggiunge qualcuno, nazionali.

Dunque, se sul piatto c’è una battaglia che va al di là della questione delle scuole dell’infanzia fiorentine, tuttavia resta come sempre valida l’obiezione della vicesindaca Giachi, che ha inviato di “suo” pugno, una lettera di “spiegazione” alle famiglie.  “Il nostro investimento per la scuola è costantemente aumentato, e quest’anno spenderemo per la scuola 69 milioni di euro – si legge nella missiva – negli ultimi anni la normativa che regolamenta l’assunzione di personale per i comuni rende però sempre più difficile continuare a sostenere i livelli di qualità finora offerti da questo importante servizio”. E allora? “Ecco perché l’amministrazione comunale valuta la possibilità di individuare nuovi modelli di gestione e organizzazione per garantire lo svolgimento del servizio delle scuole dell’infanzia comunali per il prossimo anno scolastico e per migliorarne il coordinamento e il controllo da parte dell’amministrazione”, spiega la vicesindaca. E, dopo aver accennato all’impossibilità (per ragioni di limiti di assunzione) a procedere all’assunzione di altri insenganti e operatori che vanno in pensione (64 insegnanti, per l’esattezza), la vicesindaca annuncia: “Non chiuderemo nessuna sezione, nessuno perderà il lavoro, i costi non aumenteranno.
Siamo al lavoro con un gruppo di insegnanti, per individuare un servizio educativo, che garantisca il tempo scuola richiesto all’atto delle iscrizioni (16,30/17,00). In questo modo, nelle scuole individuate per la sperimentazione, nel pomeriggio sarà presente un’insegnante (con pari qualifica rispetto a quella della mattina) che subentrerà col nuovo modello organizzativo. Si tratterà di insegnanti stabili, sempre gli stessi, che subentreranno come riferimento agli insegnanti che quest’anno termineranno il loro servizio”. Insomma, dal momento che la compresenza sembra impossibile (un punto da verificare) finita la mattina, voilà, si cambia. E via. I nuovi insenganti saranno scelti con appalto alle cooperative. Ma, ribattono i rappresentanti sindacali, non è così che si risparmia denaro pubblico, dal momento che il costo è comunque alto, pari se non uguale; che rimane un problema di inquadramenti contrattuali; che in questo modo si procede a un cambiamento non solo del tempo pieno, che diviene qualcos’altro, am della stessa scuola pubblica. E, a proposito dell’impossibilità di assumere, si può dicono le Rsu “procedere a assunzioni a tempo determinato di insegnanti e al completamento delle procedure concorsuali, attendendo nel frattempo il completamnto dell’iter della legge sulla scuola”, che dovrebbe essere a buon punto. Rimandando il da farsi a quando ci saranno leggi “certe”.

Perché fra gli altri, uno dei problemi che crea forte disagio sia fra insegnanti che nella sede dei sindacati, che fra genitori e cittadini, è la compresenza  di almeno tre contratti “diversi” nello stesso spazio lavorativo: da insegnante “regolare”, da operatori in appalto, da operatore con contratto con ente locale. Isomma, un bailamme che non trova giustificazioni, dal momento che almeno sulla carta, la finalità è comunque quella di offrire un  servizio didattico agli alunni. Senza contare, ed è l’esponente Uil Maria Grazia Sicari a ricordarlo, che il sistema così pensato sottrae la possibilità di organizzare turnazioni, il che significa sottrarre, a una categoria ben precisa (Ese categoria B1) la possibilità di ricevere l’indennizzo di turno. Per capire su che ordine di retribuzione ci si muove, facciamo presente che lo stipendio di questi operatori si aggira sui mille, mille e cento euro, e che l’indennizzo di turno è sui 150-200 euro. Toglierlo significa, per stipendi di questo tipo, un abbassamento che , come dice una insegnante che ha sentito le parole del sindacalista e interviene, “si sente”.

Ma infine, qual è l’obiettivo della mobilitazione? Ovviamente, non far passare la logica dell’appalto, in primis; ma anche, ed è corollario necessario, l’assunzione a tempo determinato, vale a dire per l’anno scolastico 2015-16 degli insegnanti che servono, attendendo la (prevista fra giungo e luglio) l’approvazione della legge in itinere sulla scuola. La “Buona scuola”, insomma.

E se Mauro Comi, Cgil, insiste sul rischio che una siffatta “svolta” cambia la natura stessa della scuola, Stefano Cecchi, leader dell’Usb, inquadra il problema in una temperie più ampia: “Non è che il primo passo – spiega – di una serie di cambiamenti che portano diritti diritti verso la privatizzazione totale dei servizi pubblici alla persona. Del resto, se alla mancanza di soldi si risponde con il taglio del personale, è chiaro che si arriva alla privatizzazione di servizi che da qualcuno devono essere pure svolti. Sacrificando professionalità, capacità e competenze e soprattutto non risolvendo affatto il problema dei soldi, in quanto il sistema dell’appalto ha comunque un alto costo, con la differenza che i lavoratori delle cooperative hanno stipendi da fame. E quasi nessun diritto”.  Cos’altro? “Non è certo una sorpresa, per l’Usb, questa “svolta” in quanto è assolutamente coerente con quanto annunciato dal sindaco Nardella a dicembre”.

Ed ecco il testo delle due mozioni approvate dall’assemblea (con un solo voto contrario): “L’assemblea DICHIARA che, data la situazione attuale di incertezza sul futuro della scuola dell’infanzia comunale, NON sia opportuno partecipare ai “TAVOLI DI LAVORO” organizzati dalla Direzione Istruzione iniziati a gennaio, in quanto in questi si parla di “collegialità”, “comunicazione”, “P.O.F.” e “accoglienza”, tematiche fortemente messe in discussione dal piano di riorganizzazione dell’Assessora Giachi. (approvata all’unanimità con 1 astensione)”; 

“L’assemblea DIFFIDA le insegnanti che si sono rese disponibili per la “consulenza” nei gruppi di lavoro per la collaborazione alla realizzazione del capitolato d’appalto a PARLARE a nome dell’intera categoria, in quanto non sono assolutamente espressione della collegialità. La collaborazione richiesta, oltre ad essere inadeguata e giuridicamente discutibile, è lesiva della dignità e professionalità dei colleghi della scuola dell’infanzia”.  Infine, l’assemblea si scioglie. Appuntamento a lunedì, sotto Palazzo Vecchio, alle 15.

E, notizia dell’ultimo minuto, sulla pagina Fb L’infanzia non si appalta, ecco un nuovo appuntamento per giovedì 2 aprile, ore 16: “la vicesindaca Giachi riceverà una delegazione di genitori delle scuole comunali nel Suo ufficio. In contemporanea, sotto Palazzo Vecchio ci sarà un PRESIDIO DI MAMME, BABBI, BAMBINE, BAMBINI, NONNE, NONNI, MAESTRE, MAESTRI, CITTADINE, CITTADINI, PALLONCINI, STRISCIONI, PENTOLE, MESTOLI….e tutto quello che ci viene in mente. Piazza della Signoria è meravigliosa, la primavera avanza e noi protesteremo con l’allegria che ci insegnano le nostre bambine e i nostri bambini!”

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