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Scuola in appalto, riparte lo scontro Società

Firenze – Non hanno indecisioni, le Rsu comunali, nonostante le chiare parole del sindaco Nardella pronunciate a commento della manifestazione della scuola del 5 maggio scorso, nel chiamare a raccolta di nuovo genitori, insegnanti e studenti della scuola pubblica per manifestare ancora una volta la volontà che l’amministrazione comunale “ci ripensi”. Ripensi al piano, tutt’intero, di appaltare alle cooperative sociali i pomeriggi delle scuole dell’infanzia, ma anche alla decisione di appaltare in toto due nidi storici della città, la Farfalla e il Baloo.

Dunque, giovedì prossimo 21 maggio, a partire dalle 17, un corteo partirà da piazza Santissima Annunziata per giungere a Palazzo Vecchio passando da via dei Gondi.

La scelta di “appaltare l’infanzia”, ribadiscono nella nota diffusa alla stampa le Rsu, è senz’altro dannosa. Perché si esplica in un settore in cui il “privato”, soprattutto grazie al travaso di soldi pubblici, “si è ritagliato una grande fetta dell’offerta”. In soldoni, ritengono sindacati e cittadini, “significa continuare a svendere un esempio di pubblico “che funziona”, che ha prodotto qualità e cultura dell’infanzia, che i cittadini hanno imparato ad amare e a considerare un’opportunità di crescita per i propri figli”.

La questione dei costi, che pare di comprendere per l’amministrazione sia dirimente, non è in realtà da prendere in considerazione in un settore di tale importanza, secondo le rappresentanze dei lavoratori. E di sicuro, non è la “maggiore flessibilità” dei lavoratori stessi la rassicurazione affinché il servizio rimanga di alta qualità. “Il fatto che soggetti diversi del Comune abbiano costi inferiori nell’erogare lo stesso servizio non può che essere intesa come un indebolimento della qualità: sicuramente inferiori sono le ore destinate alla programmazione educativa e alla formazione del personale, sicuramente minore è il tasso di compresenza di educatrici/ori, e sicuramente scarso è il riconoscimento professionale ed economico di lavoratrici e lavoratori del settore, che hanno meno tutele e vivono in una perenne condizione di precarietà – si legge nella nota unitaria – noi non ci stanchiamo di dire che una politica che non si occupa di salvaguardare la qualità di questi servizi, che non si preoccupa della qualità del lavoro che produce in un settore così delicato, che considera il bambino un’unità di costo e ricavo piuttosto che un soggetto detentore di diritti e futuro cittadino responsabile, non è una politica intelligente”.

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