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Scuola in corsia per i piccoli pazienti Società

C’è una serra fotovoltaica e lunghi corridoi a vetri che sembrano le ali di un’astronave atterrata all’improvviso fra gli ulivi: un gioiello di tecnologia e medicina a misura di bambino, mimetizzato nella collina, con l’unico trauma center pediatrico d’Italia, reparti di terapia intensiva neonatale, rianimazione, oncoematologia. Per i piccoli pazienti, durante la degenza, la vita “normale” continua fra studio e compiti. “E’ importante – afferma Paola Belli, l’insegnante che coordina l’istruzione ospedaliera e domiciliare degli adolescenti del Meyer e di Careggi – per i bambini e i ragazzi non perdere i contatti con il proprio mondo, soprattutto quando sono costretti a stare in ospedale per tanto tempo. Aprire l’ospedale alla scuola è aprire la scuola alla vita”. Infatti, tramite il diritto allo studio dell’adolescente e del bambino malato, si realizzano molti obiettivi non solo scolastici ma sociali e civili.
La “Scuola in Ospedale”, attiva dal 1990, ha inaugurato le sue prime lezioni con una sezione di scuola elementare. In seguito, il servizio è stato esteso alla scuola media e, successivamente, alla scuola superiore. Un progetto che si è concretizzato grazie alla collaborazione di alcuni docenti di diverse scuole fiorentine. Insegnanti “speciali”, con una solida professionalità ma anche e soprattutto con una particolare sensibilità personale. Un esempio? Su  91 insegnanti in servizio attivo circa un terzo ha rifiutato il rimborso della benzina per far lezione nei pomeriggi, il sabato e la domenica. Oltre agli insegnanti, all’interno della struttura, operano alcuni medici del Meyer, il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il personale infermieristico.
Le lezioni non si svolgono soltanto in aula ma anche in biblioteca e soprattutto in ludoteca. “Un ambiente sereno e stimolante aiuta i bambini ad affrontare meglio cure e terapie”, sottolinea Carlo Barburini, direttore della Fondazione Meyer, che finanzia e rende possibili le attività ludiche e ricreative dell’ospedale.
“La scuola compie quasi sempre il miracolo di far respirare l’aria del mondo e di farlo vivere – racconta Paola Belli – Come siamo riusciti a fare portando due alunne a Parigi, accompagnate da personale sanitario, o un alunno alla scoperta di Firenze”.
“Cerco di vedere – racconta, poi, Teresa Galanti, insegnante di matematica per la classe di scuola media – l’alunno ospedalizzato come già proiettato nel futuro, al suo rientro in classe, tenendo conto delle sue particolari esigenze e dei suoi tempi di apprendimento determinati dalla malattia. Occorre molta pazienza e attenzione, e soprattutto la capacità di ottimizzare i momenti in cui l’alunno si sente meglio”.
Durante il periodo di degenza gli insegnanti ospedalieri aiutano il piccolo paziente a mantenere i contatti con i propri insegnanti e con i compagni di classe anche attraverso l’uso della posta elettronica e della videoconferenza.

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