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Scuola, l’esperienza del diverso grazie allo scambio Opinion leader

Viene fatto perchè c'è la convinzione che serva non solo a migliorare il nostro uso delle lingue straniere, ma anche a migliorare il nostro rapporto con il diverso, lo straniero, l'estraneo. Quanto mai possono essere diversi? L'Olanda o la Germania sono pur sempre parte dell'Unione Europea. Lo pensavo anche io, ma mi sbagliavo. Al di là delle differenze superficiali, come per esempio scoprire che gli olandesi non si asciugano i capelli col phon o i tedeschi non mettono il formaggio sulla pasta, c'è di più. Un fondo di differenza che la globalizzazione non è ancora riuscita ad eliminare. Una differenza sottile, che in cinque giorni di scambio si può solo intuire, ma che comunque c'è. Prendiamo per esempio la religione. Qui in Italia l'appartenenza alla confessione cattolica è quasi scontata, c'è il Vaticano, c'è la storia che quasi lo impone. In Germania è il contrario, mi sono sorpresa di scoprire come molti degli studenti dello scambio si definissero “Konfessionlos” letteralmente: senza confessione, cioè non appertenente a nessun credo religioso. Essere cresciuti senza una religione. Per noi è quasi impensabile, perchè al di là del percorso personale che uno fa la maggior parte delle persone vengono battezzate subito dopo la nascita, legandole per sempre alla Chiesa Cattolica. Mi ha stupito ancora di più apprendere che in Germania per legge si deve dichiarare la propria religione. Per legge. Perchè una parte delle tasse pagate da una persona vanno alla sua Chiesa. Per noi italiani un concetto del genere è quasi spiazzante. Una legge che impone di dichiarare la propria religione, è un po' come dire che l'impiegato statale viene a casa tua a guardare se al muro hai appeso il crocifisso o la stella ebraica. Più apprendevo cose sull'argomento più mi incuriosivo. Però mi era sfuggito un collegamento mentale. Gli studenti tedeschi venivano da Dresda. Ex Repubblica Democratica Tedesca. Ex da appena 21 anni. Nella Repubblica Democratica Tedesca veniva imposto l'ateismo di Stato. Gli appartenenti a una religione, specialmente quella Cristiana avevano enormi difficoltà nel fare carriera. Non c'è da stupirsi allora che con questo passato la maggior parte delle persone ora siano atee. Eppure mi stupisco lo stesso. La religione allora non è una scelta? La fede in dio o meno è semplicemente una questione di abitudine? Sicuramente no, ma fino a quando un individuo non raggiunge un certo grado di coscienza personale, diciamo intorno ai 16 anni, non è forse solo per convenzione che ci dichiariamo appartenenti a una determinata religione o meno? Mi soffermo a riflettere e capisco come la mia identità religiosa sia stata affidata al caso. Sono nata qui, in Italia, a 200 km dal Vaticano. Ma se fossi nata a Dresda? O a Londra? O a Istambul? Sono nata qui per caso, per caso ho avuto questa religione. Perchè lasciando da parte le convinzioni religiose che ho ora, faccio parte della Chiesa Cattolica. Ho fatto tutti i sacramenti e sono andata alla messa per anni. L'anno scorso, per esempio, c'è stato il funerale di un mio amico. Decisi di andare per digli un ultima parola. Avevo una rosa bianca di quelle che coltiva mia nonna e la sigaretta mezza fumata che quell'amico mi aveva dato tempo prima. Erano circa due anni che non mettevo piede in Chiesa. Arrivai quando la cerimonia era già iniziata e trovai un posticino in piedi nella navata laterale. Dopo qualche minuto mi resi conto di una cosa inquietante, le mie labbra si muovevano da sole per pronunciare le parole di rito. Anche senza volerlo stavo partecipando alla messa.
Lo scambio non è solo un'occasione per migliorare il tedesco o l'inglese, sì certo, quello è uno dei risultati più evidenti, ma credo che sia anche fatto per ricordarci o per farci accorgere per la prima volta di come qualche centinaio di kilometri possano fare la differenza.

Irene Petrizzo
IVE Liceo Pontormo Empoli (Fi)

 

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