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Scuola, martedì in scena la rivolta degli educatori Cronaca

Firenze – Educatori dell’assistenza scolastica in rivolta contro l’amministrazione comunale: martedì suonano i tamburi di guerra per un  presidio davanti all’assessorato alla Pubblica amministrazione, in via Nicolodi a Firenze.

“Precari e sfruttati a tempo indeterminato”, dicono gli operatori. Che fanno il punto della loro situazione. “La nostra è da sempre una figura chiave per consentire e assicurare la continuità educativa all’alunno “svantaggiato”. Rappresentiamo 15 anni di professionalità e competenze al servizio di circa 500 famiglie sul territorio fiorentino per almeno 200 operatori”.

Il servizio, che in buona sostanza si traduce in un affiancamento dell’alunno nelle sue attività dal nido alle superiori al fine di migliorarne l’autonomia, facilitargli la comunicazione e acquisire nuove competenze, riveste un grande numero di ore di assistenza . Un esempio della sua importanza è proprio l’inizio dell’anno scolastico, quando l’educatore assume ruolo di “ponte”  con i vari insegnanti di sostegno che spesso si succedono durante il percorso scolastico, se non, come altrettanto spesso accade, nel corso dello stesso. Se venisse a mancare questo anello della catena della continuità scolastica per l’alunno svantaggiato, le conseguenze sarebbero devastanti per l’alunno.

Di fatto, come spiega la nota diffusa dall’Usb in proposito, “l’Assessore si deve rendere conto che la figura di riferimento sempre più spesso è proprio l’educatore: per l’utente, per la famiglia, per i servizi sociali, per il neuropsichiatra, il fisioterapista, il logopedista, per la scuola. Le varie figure che ruotano intorno agli utenti non potrebbero svolgere con efficacia il loro lavoro se non ci fosse quel ponte comunicativo creato proprio da questa figura, un po’ in ombra, che è l’educatore. E’ l’educatore che dà in qualche modo coerenza a tutte le figure che operano intorno all’alunno disabile. E’ l’educatore il ponte comunicativo essenziale fra l’alunno ed i compagni, fra l’alunno e i docenti, fra l’alunno ed i servizi sociali, la scuola, la famiglia, il neuropsichiatra ecc. ecc. Basta fare una piccola indagine su cosa succede quando manca l’educatore. Si disarticola questo insieme di figure, si perde continuità nell’intervento e nel processo educativo ed infine, purtroppo, l’utente perde autonomia e aumenta il disagio suo personale, della sua famiglia e di tutto il tessuto sociale della nostra città. Abbiamo più volte chiesto all’assessorato di avviare il servizio almeno una settimana dall’inizio delle lezioni frontali”.

 E di un atteggiamento “contradditorio, se non schizofrenico” dell’amministrazione comunale parla il sindacato di base.

“L’amministrazione fiorentina – spiega Stefano Cecchi, esponente dell’Usb – da una parte investe qualche milione di euro nel servizio di assistenza scolastica, e dall’altra lo svilisce e mortifica limitandone fortemente le capacità operative con il sistema di appalti e non dà la possibilità agli educatori, prima dell’inizio delle lezioni, di programmare il loro intervento, conoscere i casi da seguire e interagire con i gruppi di lavoro. Inoltre, ancora più grave, ha sospeso il servizio proprio il primo giorno di scuola”.

Il primo giorno di scuola, vale a dire quando si terrà, com’è noto, un’assemblea del personale docente che vuole mettere in discussione la riforma della scuola tanto sponsorizzata dal governo. Un’assemblea a cui, specificano gli operatori, “solo una parte parteciperà”, proprio in vista dell’importanza della prima fase della ripresa dell’attività scolastica per la fascia di alunni interessata all’assistenza degli educatori. Addirittura, la fase della ripresa è così importante per gli alunni con disabilità che una parte degli istituti li effettua prima della data ufficiale di rientro. E in questo caso, gli educatori partecipano in veste di volontari, dunque senza stipendio.

educatori usa e gettaIn soldoni, dunque, la protesta degli educatori mette in luce in primis il fatto molto concreto che, senza la presenza di queste figure, a scapitarne in primo luogo sono proprio i bimbi con disabilità e le loro famiglie, dal momento che si preclude loro di fatto la possibilità di frequentare le lezioni.

Ma c’è anche un altro aspetto: il fatto, semisconosciuto alla pubblica opinione, che gli educatori non sono retribuiti dalla chiusra delle scuole. Vale a dire, da giugno e per i tre mesi estivi non percepiscono stipendio. Vale a dire ancora, che è come se si supponesse che queste figure professionali si mettano in “letargo” i tre mesi estivi (senza dunque pagare mutui, bollette, senza mangiare e bere) per poi riprendere a “vivere” con l’apertura delle scuole. Bene, se è così, il rinvio della loro prestazione va a incidere di nuovo  sul loro (già scarno) stipendio. Di fatto, succede che si torna proprio a ciò che viene respinto con forza dal governo con l’attuazione del famoso Jobs Act, vale a dire, la precarizzazione del lavoro, che in questo caso diventa sempre più, assicurano gli operatori “precarizzazione della vita”. Mentre l’impegno lavorativo cui sono chiamati è invece duro e difficile, come confermano gli educatori stessi, che sotlolineano  in primo luogo le tante implicazioni emotive e psicologiche che comporta.

E dunque, ecco che scatta la protesta, tesa, come dicono gli  educatori , “anche ad assicurare il rispetto dell’art. 36 della Costituzione, ovvero “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Un principio fondamentale, che va di pari passo con la constatazione che gestire denaro pubblico senza volersi occupare delle condizioni dei lavoratori, a conti fatti ricade pesantemente anche sugli utenti. In questo caso, gli alunni con disabilità e loro famiglie”.

Il presidio si terrà martedì (domani) dalle ore 9,30 davanti all’assessorato della pubblica istruzione, in via Nicolodi 2, a Firenze.

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