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Scuola pubblica, i sindacati sul piede di guerra Cronaca

 

Le organizzazioni sindacali hanno organizzato per il primo di febbraio un’assemblea provinciale di tutto il personale della scuola presso il cinema Aurora di Scandicci, con lo scopo di discutere modalità nuove per portare ha conoscenza dei cittadini il disagio che sta vivendo la scuola pubblica della provincia del capoluogo toscano.
I tagli indiscriminati hanno diminuito gli organici del personale scolastico, tra docenti e ATA, di circa 1000 unità. Una mossa che ha una ricaduta ovviamente negativa in termini di organizzazione scolastica e qualità del servizio e che condiziona drasticamente le condizioni di lavoro, mettendo in forse, secondo la lettura che ne danno i sindacati, lo stesso diritto allo studio dei cittadini.
“Alla luce delle esigenze della Regione che ha segnalato la richiesta da parte dei comuni, per il prossimo anno scolastico, della necessità di circa 110 classi/sezioni in più che corrisponderebbero ad un sostanziale incremento dell’organico di circa 150 docenti in vista di un incremento di 1500/2000 alunni, divisi in tutti gli ordini di scuola –  dice Paola Pisano, FLC CGIL – noi vogliamo organizzarci per chiedere un cambio di direzione del governo rispetto alla politica scolastica intrapresa fino ad ora. Chiediamo inoltre che si arrivi alla concreta realizzazione di un organico funzionale alle reali necessità delle istituzioni scolastiche”.
Per avere un quadro indicativo della situazione dei dipendenti pubblici all’interno della scuola statale è intervenuta Antonella Velani, CISL Scuola: “La proporzione tra il personale precario e quello così detto a tempo indeterminato è assimilabile a quella su scala nazionale che all’incirca è stimato al 40% del personale docente in servizio nelle scuole statali, questo perché si sono accumulati nel corso del tempo i pensionamenti mentre il tournover non ha avuto un ricambio. Molto del personale non è stato sostituito con altrettanti dipendenti a tempo indeterminato. Di fatto nella scuola si attesta una presenza del precariato molto forte, tant’è vero che ci sono delle strutture che questa proporzione l’hanno ribaltata: il tasso dei precari si attesta al 60%. Quando il tasso dei precari è più alto rispetto al personale con contratto indeterminato, non implica che la scuola non funzioni, ma viene meno quella percezione di continuità degli insegnanti che continuano nel loro lavoro senza però creare dei progetti. Il governo, qualsiasi governo, fino a oggi non ha mai cercato di stabilizzare tutto il personale della scuola, ma ha continuato a servirsi del precario che costa molto meno. Per il personale ATA la situazione è più complessa poiché il personale precario è elevatissimo. La situazione è molto grave nel complesso”.
“ Il personale ATA è ingabbiato in un’organizzazione complessa che in questi giorni è sui tavoli di ridiscussione per il tema dei profili lavorativi – prosegue Fabio Nencini, SNALS CONFSAL – da anni non è stata sistemata la situazione di questi dipendenti che sono in maggior parte precari. Le criticità della scuola nel suo complesso sono diffuse anche perché le politiche sono state sempre più concentrate sui tagli che sulla stabilizzazione del settore”.
I tanti problemi della scuola pubblica hanno portato le organizzazioni sindacali a organizzare un’assemblea per il primo di febbraio per dar voce ai lavoratori e focalizzare le proposte che saranno espresse.
 

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