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Se è la gabbia che va a cercare l’uccello… Opinion leader

 

Lui, Luciano Canova, è un economista e un blogger. PhD in Economia all’Università Cattolica di Milano, insegna alla Scuola Enrico Mattei i corsi di Economia Base ed Economia Sperimentale. I suoi temi di ricerca spaziano dall’economia della felicità e sperimentale alla storia economica.
Perché questo volume agile, con una copertina bianca, dove gli uccelli e le gabbie non si vedono (Edizioni Libri Scheiwiller – Gruppo Sole 24 Ore  pagg 196 euro 15) è interessante da leggere? Semplice!  Spiega come la felicità si realizza in un contesto di relazione in cui l’uomo interagisce con un altro e con l’ambiente. E’ questa complessità che la teoria economica deve avere l’ambizione di cogliere.
La frase che dà il titolo a questo libro è un aforisma che Franz Kafka scrisse, insieme ad altri, tra il settembre 1917 e l'aprile 1918. L'aforisma, oscillante tra i due poli dell'apodittico e dell'enigma, sembra possedere la lievità di un koan buddista. Non che ognuno di noi possa interpretarlo a proprio piacimento, ma è indubbio che esso lasci notevole spazio al gioco delle esegesi. Luciano Canova ne fa il titolo del proprio libro, e ciò induce a ritenere che il volume tratti dell'inanimato – la gabbia, appunto – che cerca di catturare l'animato, l'uccello. Il sottotitolo – ovvero l'ambiente e il suo valore – offre un ulteriore appiglio interpretativo: la gabbia potrebbe essere identificata con la teoria economica ortodossa e l'uccello con l'incommensurabilità della natura, dell'ambiente che ci ospita. È così, ma solo fino ad un certo punto, oltre il quale la nostra scatola interpretativa supera il proprio limite di flessibilità e va in frantumi. Ciò accade perché, in definitiva, il titolo è esso stesso una gabbia che cerca di imbrigliare qualcosa che è destinato al volo, il libro. Perché di questo si tratta: di un libro originalissimo refrattario ad essere confinato in schemi interpretativi tradizionali.
E questa riflessione,contenuta anticipata anche nella copertina, spinge il lettore a procedere con cautela nella lettura di un testo che conquista pagina dopo pagina. Al centro c’è la questione ambientale. Canova è bravissimo a volare come un uccello tra filosofia e storia del pensiero economico. Cita Aristotele: ma è certo assurdo fare dell’uomo felice un solitario; nessuno infatti sceglierebbe di possedere tutti i beni a costo di goderne da solo. L’uomo, infatti è un essere sociale e portato per natura a vivere insieme agli altri. Questa caratteristica, quindi, appartiene anche all’uomo felice: egli, infatti, possiede le cose che sono buone per natura, ed è chiaro che è meglio passare le proprie giornate insieme con amici e con persone virtuose, piuttosto che con estranei e con i primi che capitano. L’uomo felice , dunque, ha bisogno di amici”.
E l’autore sottolinea come la felicità per Aristotele, è dunque intrinsecamente legata alla relazione, alla condivisione tra pari. Canova avverte: “Essa, si estrinsecherà, invece nella polis dei cittadini liberi, uniti dalla philia. La città ideale è una comunità di uguali, con l’esclusione dal novero di schiavi e di donne. Ricordiamoci sempre di collocare un pensatore nel suo tempo. E il tempo di Aristotele è fatto di comunità gerarchiche”.
E poi il rapporto dell’uomo con l’ambiente. Per Canova: “riconoscersi parte di un ambiente fisico che si condivide è il codice attraverso cui la communitas può tornare a fondarsi sulla reciprocità come fondamento relazionale”
Il libro piace perché  esce fuori dal concetto critico dell’ortodossia economica. Mettere la felicità al centro del dibattito scientifico non è facile. Ma di sicuro non è impossibile.  Canova sa essere interessante e divertente. Sa convincere ed anche entusiasmare. E poi un passaggio sulle relazioni umane. Noi che dipendiamo gli uni dagli altri.
Sarebbe bello calare Aristotele e Platone oggi nell’era di Facebook. Nel mondo liquido di Bauman. Le tecnologie ci avvicinano ma a volte ci rendono più soli. A volte no. Essere collegati ad un social network può dare immediata serenità. Magari non la felicità. Del resto Luciano Canova apre il suo libro con una citazione di Prevert : “Bisognerebbe tentare di essere felici, se non altro per dare l’esempio”. Proviamo a rispettare l’ambiente ed essere felici….Con buona pace della gabbia e dell’uccello.

nella foto: Luciano Canova
 

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