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Se.Gi, lavoratori senza stipendio, Gianassi: “O paga o risoluzione del contratto” Breaking news, Cronaca

Firenze – Sono tre, i consiglieri comunali di tre parti politiche diverse a chiedere in consiglio comunale  all’assessore Federico Gianassi spiegazioni sul comportamento di Se.Gi, che, come denunciato su queste pagine a settembre scorso, continua a pagare in ritardo i lavoratori. Tant’è vero che risultano almeno cinque i lavoratori che ad oggi, 3 dicembre 2018, non hanno ancora ricevuto lo stipendio di settembre. Le richieste di spiegazioni si sprecano, dal momento che la questione non solo non è nuova, ma ha già visto diverse prese di posizione in consiglio e anche interventi dell’amministrazione comunale.

Ed oggi, in consiglio comunale, sono il capogruppo di Firenze riparte a Sinistra Tommaso Grassi, la capogruppo del Movimento 5 Stelle Arianna Xekalos e il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Torselli a chiedere nuovamente all’assessore Gianassi come mai, dopo interventi e prese di posizione, la Se.Gi continui a reiterare comportamenti che lo stesso assessore non esita a dichiarare “inaccettabili”.

Per quanto riguarda lo “storico”, la prima domanda da porsi è chi è Se.Gi. srl. Si tratta di una società di Montalto Uffugo (Cosenza), che ha in appalto dal Comune di Firenze alcuni servizi di pulizia e il portierato di due sedi di notevole importanza: i sistemi informativi e le attività economiche. Sul punto, l’Usb comunale fece una nota già nell’estate del 2017 segnalando proprio i “ritardi cronici nell’invio delle buste paga ai dipendenti. Questi ritardi – continuavano – si ripetono praticamente ogni mese, dal marzo 2015, cioè da quando questa società si è aggiudicata l’appalto a oggi. Siamo a conoscenza – si legge nella nota dell’organizzazione sindacale –  di ritardi ripetuti nell’accredito degli stipendi, specie di quelli di fine anno e delle tredicesime, nonché di problemi relativi al pagamento degli straordinari”. Il “vizio” di non pagare, o meglio, di pagare in ritardo cronico gli stipendi sembrerebbe una caratteristica della società in questione.

La questione fu affrontata anche dai Cobas comunali, che spiegavano come gli strumenti giuridici per risolvere la questione ci fossero eccome: esiste infatti un accordo “locale” rinforzato e riattualizzato dal nuovo codice degli appalti. Quest’ultimo, al comma 6 esplicita la soluzione: “in caso di ritardo nel pagamento delle retribuzioni dovute al personale “…”, il responsabile unico del procedimento invita per iscritto il soggetto inadempiente, ed in ogni caso l’affidatario, a provvedervi entro i successivi 15 giorni”. E se l’azienda non ottempera, è la legge a prevedere l’avvio della risoluzione del contratto.

Tornando all’oggi, l’assessore Gianassi ripercorre la vicenda dei rapporti fra amministrazione e azienda: “In relazione alla precedente comunicazione  (di ritardo nei pagamenti dei dipendenti, ndr) – dice Gianassi – l’ufficio centrale acquisti diffidò immediatamente l’azienda perché procedesse all’immediato pagamento e ci fu comunicato dall’organizzazione sindacale (nella fattispecie, Uil Trasporti) che la stessa aveva proceduto al pagamento tempestivo delle mensilità arretrate. Stiamo parlando del 1 ottobre scorso”.

Vicenda finita? Affatto.  “Il 28-29 novembre – continua l’assessore – la Uil Trasporti ci ha nuovamente scritto indicandoci che alcuni dipendenti in relazione alle mensilità di settembre e ottobre, non hanno ricevuto il pagamento delle mensilità. Non solo: ad alcuni lavoratori è stato effettuato il pagamento e ad altri no. Dunque – continua l’assessore – oltre all’inadempimento c’è anche la disparità di trattamento ai dipendenti”. Tutto ciò, dice l’assessore “E’ assolutamente inaccettabile”.

E quindi? “L’amministrazione interviene – dice Gianassi – non è solo questione di controllo, ma parte la diffida, e si pretendono i pagamenti: o l’azienda procede a rispettare quanto previsto nel contratto e quindi a pagare regolarmente i lavoratori, oppure viene avviato il procedimento di risoluzione del contratto di appalto, ai sensi dell’articolo 7. Intendiamoci – dice ancora Gianassi – non è indolore un’azione di questo tipo, che non risolve neppure i problemi dei lavoratori, ma certamente, o si adempie o si attivano le procedure di risoluzione”.

Una decisione che, sebbene lasci aperto qualche spiraglio, in quanto l’assessore si augura che, a seguito della diffida del Centro per gli Acquisti, l’azienda provvederà a pagare i dipendenti in “arretrato”, viene rimarcata dalla decisione politica di Francesco Torselli: “Per quanto mi riguarda – conclude commentando la risposta dell’assessore – domani alle nove mi recherò agli uffici dove ho intenzione di protocollare una mozione con cui chiederò al sindaco e alla giunta di avviare la procedura di risoluzione di questo contratto”.

E i lavoratori? La domanda, che sorge spontanea, è risolta comunque dalla legge, che prevede che “dal momento che il responsabile unico del procedimento invita per iscritto il soggetto inadempiente, ed in ogni caso l’affidatario, a provvedere entro i successivi 15 giorni a pagamento, ove non sia stata contestata formalmente e motivatamente la fondatezza della richiesta entro il termine sopra assegnato, la stazione appaltante paga anche in corso d’opera direttamente ai lavoratori le retribuzioni arretrate, detraendo il relativo importo dalle somme dovute all’affidatario del contratto (…)”. Stazione appaltante, vale a dire il Comune.

 

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