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Se il Chianti migra al nord Ambiente

Il Chianti si sposta e se ne va. Sembra una notizia da fantascienza e invece non è altro che la previsione degli esperti del centro ricerche dell'Ong Conservation International di Arlington, in Virginia, che in uno studio pubblicato dalla rivista Pnas lanciano l'allarme: entro i prossimi vent'anni, causa il cambiamento climatico in corso,  la maggior parte delle zone del Mediterraneo che oggi si associano al vino, dal Chianti alla Borgogna, potrebbero sparire, migrando verso Olanda o Danimarca.

Del resto, i segnali ci sono già, basti pensare alle gradazioni alcoliche sempre più alte dei nostri vini e allo spostamento verso nord degli areali dove è possibile piantare le viti, con tanto di produzioni di champagne in Gran Bretagna.  Un danno che minaccia non solo intere filiere secolari di produttori, ma anche interi ecosistemi, che vedranno una vera e propria invasione di "razze aliene", in questo caso i filari. I ricercatori hanno combinato 17 modelli climatici diversi per verificare quali aree perderanno la possibilità di coltivare le viti a causa delle temperature più alte e delle minori piogge e quali invece diventeranno più adatte a queste piante.

Ciò che emerge dall'analisi è desolante: la California perderà il 60% delle aree coltivabili a viti, il Cile il 25, l'Australia il 73. Per l'Europa mediterranea siamo quasi all'ecatombe: la perdita è in media del 68%, ma potrebbe arrivare all'86. Se si avverasse questo scenario, le produzioni si sposterebbero più a nord e più in alto, come sta d'altro canto già avvenendo nella stessa Italia. In nord Europa le aree in cui sarà possibile produrre vino aumenteranno del 99%, in Nuova Zelanda del 168 e nel nord America del 231.

Rimedi?  ''Una delle potenziali strategie dei produttori potrebbe essere spostarsi in queste nuove aree più favorevoli, ma questo avrebbe gravi conseguenze sugli ecosistemi – suggeriscono gli scienziati – le vigne hanno un impatto molto forte sulle risorse idriche, e necessitano di fertilizzanti e pesticidi. Inoltre hanno un basso valore ecologico per le specie native mentre sono visitate con piu' frequenza da quelle non native''.
Altri rimedi già posti in atto, come la scelta di ceppi più resistenti alla siccità, lo studio e l'introduzine di nuovi metodi di irrigazione, la diminuzione dell'esposizione al sole delle vigne, potrebbero, avvertono sempre i ricercatori americani, non essere più sufficienti in tempo breve. Anche se qualcuno dubita dell'attendibilità delle previsioni, sull'onda dell'aumentata piovosità, ad esempio, dell'anno in corso, che addirittura sta ostacolando le semine stagionali per troppa acqua sul terreno. E questo, proprio nel Mediterraneo.

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