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Se una moratoria non basta a scongiurare il Credit crunch Economia

«L’accordo sulla proroga della moratoria, siglato pochi giorni fa da Abi e dalle associazioni delle imprese, è un fatto importante che salutiamo positivamente». Il commento del Presidente di CNA Firenze, Mauro Fancelli, all’indomani della firma dell’accordo siglato il 28 febbraio scorso da Abi, Governo e organizzazioni imprenditoriali (da Confindustria ad Alleanza delle coop, da Rete imprese Italia ad Assoconfidi) che mette in campo nuovi strumenti a sostegno del credito per le Piccole e medie imprese, esprime il diffuso senso di misurata soddisfazione e pacato ottimismo che si respira tra gli imprenditori, in Toscana come nel resto del Paese. Queste misure, che in sostanza prevedono la possibilità per le imprese con meno di 250 dipendenti e fatturati inferiori ai 50 milioni di euro (secondo la definizione di Pmi prevista nella normativa europea) di sospendere il pagamento delle rate di mutui e canoni di leasing per 6 o 12 mesi e di prorogare la durata del mutuo stesso, rappresentano senza dubbio una boccata d’ossigeno per il mondo produttivo ed un segnale inequivocabile di apertura da parte del sistema bancario. Ma, nonostante la volontà dichiarata dall’associazione delle banche di voler assicurare con l’accordo “la disponibilità di adeguate risorse finanziarie per le imprese che, pur registrando tensioni, presentano comunque prospettive economiche positive”, la moratoria non basta, e di certo le misure varate non appaiono risolutive (e neanche hanno la pretesa di esserlo) rispetto a quel Credit crunch che tanto continua a preoccupare il mondo produttivo. Le imprese lo sanno. E bene lo spiega il vertice di Cna Firenze nel suo commento. «Purtroppo concedere più tempo per il  pagamento di mutui e debiti rappresenta soltanto una parte del problema – dice ancora Fancelli – Ci sono altri due aspetti fondamentali per la sopravvivenza delle imprese che ci preoccupano e che vanno affrontati con urgenza: l'accesso al credito e lo sblocco dei pagamenti dovuti dalle Pubbliche Amministrazioni. Su questo ultimo punto registriamo con soddisfazione l’approvazione dell’emendamento al decreto liberalizzazioni che apre sulla possibilità di compensare i crediti vantati dalle piccole e medie imprese nei confronti delle P.A. con i loro debiti fiscali. Ora però occorre sciogliere al più presto il nodo di come, in concreto, procedere con la relativa certificazione.  Sull’altro aspetto, cioè sulle difficoltà di accesso al credito, l’auspicio invece è che gli Istituti di Credito utilizzino la nuova iniezione di liquidità, arrivata dalla Bce, per sostenere l’economia produttiva di questo Paese».

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