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Seduta solenne del Consiglio regionale in occasione della Festa della Toscana Politica

In occasione del 30 novembre, la Festa della Toscana, il Consiglio regionale si è riunito in una seduta solenne. Ad aprire l’incontro, che quest’anno ha avuto come tema la diversità, è stato il presidente dell’assemblea legislativa toscana, Alberto Monaci. Quella della Toscana, ha chiarito Monaci, è una storia unitaria, ma fatta di tante diversità. Nonostante i campanilismi che caratterizzano, forse come nessun’altra, la nostra Regione, la Toscana ha una sua identità unitaria. Un’identità fatta anche di integrazione ed apertura a quella nuova generazione di italiani costituita dagli immigrati. «Privarli della cittadinanza – ha asserito Monaci ricordando gli sforzi della Toscana per permetterne l’integrazione – è respingerli da questo mondo». Ma identità nella diversità è anche, e soprattutto, pluralità di voci politiche. «Siamo chiamati a ulteriori scelte, lo sappiamo, magari più efficaci mediaticamente che nella sostanza», ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale toscano in relazione al tema dei tagli ai costi della politica. La riduzione delle spese della politica regionale, ha detto Monaci, sarà seria e rigorosa, ma difenderà anche la democrazia e la pluralità di opinioni politiche. E, questo, perché «la politica può ricostituire, dalle diversità, quella dialettica naturale che è il sale della democrazia». Durante la riunione del Consiglio regionale il professor Piero Roggi, ordinario di scienze economiche all’Università di Firenze, ha tenuto poi una lectio magistralis dal titolo “Alle origini della Toscana economica moderna: dallo stato separato allo stato sabaudo”. Nella spiegazione del docente dell’Ateneo fiorentino, in sostanza, i moderati toscani aderirono ai moti risorgimentali sulla spinta di motivazioni economiche. Storicamente, ha continuato il professor Roggi, la Toscana non ha un tasso di crescita elevato. «Noi – ha concluso – non siamo lombardi: il mito della ricchezza ci lascia tiepidi, preferendo perseguire un diffuso benessere sociale. È un modo di guardare al mondo che viene da lontano, dalle nostre tradizioni che continuiamo a custodire. E la tradizione non è acqua e ci assisterà anche in futuro». A conclusione della seduta solenne del Consiglio regionale ha preso la parola il presidente della Regione, Enrico Rossi. La Toscana, ha dichiarato il Governatore, «potrebbe considerarsi un’Italia in piccolo» per il suo sviluppo economico equilibrato e senza eccessi. «La politica – ha dichiarato Rossi – deve riprendere il ruolo di guida e può farlo solo basandosi su quella storia comune, fatta di unità ma anche di tante diversità». E, in questo rilancio della politica, saranno fondamentali l’apporto dei giovani e degli oltre 400.000 immigrati che vivono e lavorano sul suolo regionale.

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