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Sei mesi a Palermo: parla Salvatore Calleri presidente Fondazione Caponnetto Opinion leader, Società

Firenze – Salvatore Calleri, tosco-siculo, presidente della Fondazione Caponnetto, rappresentante in Toscana e referente nazionale del Megafono, il gruppo politico creato dal presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, racconta a Stamp la sua esperienza amministrativa e politica in uno dei territori più belli e complicati del suolo nazionale. Sei mesi e qualche giorno da assessore, con un incarico di tutto rispetto: rifiuti, acqua, energia. Insomma, il vero, come dice lui scherzando, “assessorato alle rogne”. In particolare per gente come lui, che dell’impegno contro la mafia ha fatto uno dei fari principali delle sue attività, acquisendo competenze specialistiche rilevanti, tanto da consigliare il presidente Crocetta, una volta che la “seconda” giunta giunse al capolinea, di trattenerlo in Sicilia con un incarico (tuttora attivo) presso l’Ufficio di Presidenza: fungere da osservatore sull’infiltrazione delle cosche in particolare nel settore pubblico (a cominciare dagli appalti) e sulla corruzione, con tanto di relazione bimestrale che va a finire direttamente sulla scrivania di Crocetta.

Ed è proprio partendo dal suo rapporto con l’attuale presidente che si dipana il racconto di Calleri, tanto innamorato della sua Sicilia quanto critico e spassionato nel raccontarla. “Di una cosa sono certo – dice – Crocetta sa sempre che su di me potrà contare”. Una presa di posizione forte e scomoda, visto le continue polemiche che assediano la giunta regionale siciliana e in particolare il suo carismatico capo. Su cui Calleri ha una propria idea ben precisa: “Crocetta sta smontando a poco a poco un intero sistema. Sta compiendo un’opera poco visibile dal di fuori, ma molto penetrante, anche se lenta a percepirsi, che è quella della destrutturazione di un sistema intero che si è basato tradizionalmente su ampi spazi d’ombra, un sistema mafioso ereditato dagli anni passati”. Del resto, sempre secondo Calleri che ha lavorato gomito a gomito col presidente siciliano, “Crocetta è servito a evitare il default anche a prezzo di enormi sacrifici. I prossimi dati dimostreranno che un inizio di ripresa c’è anche in Sicilia, il che fa capire che la strada intrapresa è difficile ma possibile”.

Nino-RaiAffermazioni che potranno sollevare polemiche, ma che provengono da chi le maniche, nel suo ruolo di assessore e per sei mesi, se le è rimboccate. A cominciare da quel fatidico momento in cui riceve la telefonata del Presidente, mentre si trova a Firenze, che gli annuncia la sua nomina ad assessore. Assessore appunto con qualcuno fra gli incarichi più complessi del territorio. “Si è trattato di un’esperienza irripetibile, viva , che mi ha fatto riscoprire la mia terra – racconta Calleri – dopo il primo momento dedicato a capire il funzionamento della “macchina” ho cercato di “importare” un po’ di efficienza “toscana” nella gestione della res pubblica, coadiuvato da un ufficio di gabinetto fatto da persone per bene con i quali sono diventato amico. Ad esempio, cercando di dare indicazioni per una chiara ripartizione dei compiti che spettano a comuni e Regione secondo quanto stabilito dalla legge. Cercando di dare un taglio alla visione della Regione “chioccia”, incontrando ad esempio molti sindaci”.

Fra le azioni messe in campo, un maxi emendamento che riguarda l’acqua pubblica, con la divisione della Sicilia in tre aree idrogeografiche. “Infatti il problema cui ci siamo trovati davanti – spiega – è stato quello di un servizio che è caro da un lato per gli utenti e non remunerativo dall’altro per i gestori. Si tratta di un servizio troppo frammentato, con troppi piccoli distributori, situazione che si paga con una storica inefficienza del servizio . Un tentativo di ridurre la frammentazione che al momento mi risulta accantonato”. Altro passo “alla toscana”, la calendarizzazione delle autorizzazioni nel settore delle energie alternative, fondamentale per procedere poi al controllo di quelle date. Ed è proprio nel corso di questa operazione che Calleri si trova davanti a una cava la cui gestione è riconducibile all’area di influenza di Messina Denaro. L’autorizzazione viene tolta. Altra azione riguardante stavolta i rifiuti, quella che prevede un “cambio” nella natura del commissariamento che grava sulle società degli enti locali che gestiscono l’impiantistica. Insomma, un “indirizzo al cambiamento” lanciato in “sei mesi e qualche giorno”. Calleri viene poi spostato come “esperto” all’Ufficio di Presidenza e comincia appunto ad occuparsi dell’analisi del fenomeno mafioso nel settore appalti e corruzione. “Un settore – commenta – in cui ti confronti con i tempi delle approvazioni legislative. Infatti l’Ars (Assemblea regionale siciliana) è un mondo che segue le sue regole”. Tant’è vero, come spiega il presidente della Fondazione Caponnetto, che il cambiamento è difficile e non può provenire da un uomo solo, dal momento che deve essere di sistema. E anche il Presidente Crocetta si ritrova in una situazione molto divisa, con maggioranze variabili. “La strada del cambiamento è difficile, ma possibile”, ripete.

Infine, ultima riflessione dalla pseudo tranquillità fiorentina: sulla complessa realtà delle cosche in riferimento allo “scavalcamento” di Cosa Nostra da parte della ‘Ndrangheta, Calleri commenta: “Penso piuttosto che ci troviamo di fronte a una ripartizione su interessi diversi. La ‘Ndrangheta attualmente ha assunto il ruolo di broker di cocaina. Cosa Nostra si è camuffata bene e ora non sappiamo cosa fa”. Doppiamente inquietante, ci permettiamo di aggiungere.

Foto: http://www.libertas.sm/

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