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Sel al 15,6%, un successo oscurato dai media Politica

"Innanzitutto oggi salutiamo il buon risultato alle primarie di Nichi Vendola, il 15,6%, pari a 485mila voti”, hanno dichiarato oggi il Consigliere Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Mauro Romanelli e il Consigliere comunale Tommaso Grassi. Il ringraziamento a tutti i volontari e sostenitori di Sel alle primarie del centrosinistra è arrivato dallo stesso Vendola all'uscita dei primi dati ufficiali già nella serata di ieri. Il leader di Sel non ha fatto, tuttavia, mistero delle molte difficoltà riscontrate per raggiungere un grande risultato, in mancanza di un'organizzazione di partito stratificata sul territorio, come quella del PD o di una macchina da guerra, come quella che sta dietro la campagna mediatica di Matteo Renzi.

“Senza un apparato strutturato, senza il sostegno di alcun potere finanziario, volutamente oscurato da molti mass media, che hanno parlato solo di primarie del PD e di due candidati, si tratta certamente di un successo e da qui una futura alleanza di centrosinistra dovrà ripartire, da questi voti di chi non ha voluto scegliere il meno peggio, di chi ha voluto portare nel dibattito i diritti civili e del lavoro, la difesa dell'ambiente e l'importanza della cultura”, chiosa Romanelli. Tommaso Grassi aggiunge infatti che il risultato è l'inevitabile conseguenza di un dibattito politico, sin dall'inizio incentrato dai media soltanto sul dualismo Bersani-Renzi, che non poteva dunque che influenzare gli elettori del centro-sinistra nell'uno o nell'altro senso.

Sel non esce affatto sconfitto da questo primo banco di prova, registrando, infatti  “… dei successi importanti come in Puglia, un 37,3% che premia il suo buon governo, il 21,5% nel Lazio, il 24,9% in Molise, il 18,2% in Campania e il 20,4% in Sardegna”, come fa sapere l'ufficio stampa toscano. Inoltre, c''è da sottolineare che nelle grandi città italiane, come Roma (24,6%) e Napoli (27,8%) arriva secondo, battendo Matteo Renzi.

Questo rende evidente che una buona parte degli elettori del centro-sinistra oggi non si ritrova né all'interno dei programmi dai contorni poco definiti della nomenklatura di partito, rappresentati dalla figura rassicurante di Bersani, né d'accordo con molti aspetti che strizzano l'occhio ad un certo liberismo della politica renziana. Tommaso Grassi ritiene, infatti, che non sia stato dato grande spazio ai contenuti in queste primarie e per questo, da buon esponente politico fa auto-critica, dicendo che il loro lavoro non è stato probabilmente sufficiente a far comprendere a tutti la vacuità delle promesse in un momento, invece, di reale bisogno della società italiana di affrontare problematiche e di prendere decisioni serie, anche in sede comunale, dove aggiunge “non è bastato rendere noto “gli errori” o “le mancanze” dell'amministrazione di Renzi-sindaco per far capire agli elettori del centro-sinistra che non si sta prospettando alcun cambiamento verso il nuovo” nelle cerchie della politica dello schieramento.

“Detto questo, servono serie riflessioni sul buon risultato di Renzi che lo vedrà tra una settimana al ballottaggio con Bersani. Matteo Renzi con questo risultato si afferma e conferma come leader di una forte componente di destra, liberista e conservatrice, abilmente riverniciata di nuovismo e giovanilismo, che rende, purtroppo, strutturalmente il Pd qualcosa di diverso dalle socialdemocrazie europee e più simile al partito democratico americano, nel quale è presente una forte parte di destra, liberista, espressione delle lobbies e dei poteri forti, che presidiano quel partito così come il partito repubblicano in modo che, chiunque vinca, abbiano sempre e comunque vinto loro”, commenta Grassi. 

Si prospetta, dunque, un'ulteriore domanda che guarda all'identità del centro-sinistra in una prospettiva temporale a medio-lungo termine e che incassa oggi un riscontro non entusiasmante nel numero di elettori che sono andati a votare, che sono in netto calo rispetto ai numeri precedenti, che hanno reso il polo “riformista”, il secondo in Italia fino ad oggi.

Per questo, come dichiarato oggi da Vendola, vogliamo segnali chiari da Bersani, che non avrà i voti degli elettori di sinistra se non s’impegna con chiarezza su molti dei temi da noi sollevati in questa campagna e convinca con affermazioni nette e senza tentennamenti verso le ipotesi centriste di Casini e Montezemolo. Non si vince cercando il centro, si vince recuperando i milioni di persone che credevano nella sinistra e che si sono sentiti abbandonati, i milioni di giovani che la sinistra vera non l'hanno mai vista, chi ha seguito Grillo per disperazione”. Non è dunque affatto scontato che Sel. con i suoi voti appoggerà Bersani al ballottaggio, semplicemente sulla base di un dissenso dal programma dagli accenti liberisti di Renzi.

Sel, come sottolinea il suo consigliere comunale. vuole parlare di contenuti e di soluzioni concrete da adottare all'interno di un programma condiviso: “In primis Bersani dovrà capire che la sconfitta nelle cosiddette “regioni rosse”, in Toscana, non deriva dalla fiorentinità di Renzi, né (almeno non solo) dalla partecipazione di un cospicuo numero di elettori di centrodestra, che, non avendo speranze di vincere, ha sentito il bisogno di “infiltrarsi” nel centrosinistra, ma è figlia di un apparato PD che in tante parti della Toscana non si è rinnovato, ha perso credibilità e governato con sufficienza”.

In molti pensano che il dibattito intorno al ballottaggio tra Renzi e Bersani si giocherà molto sul tema del lavoro, con la FlexSecurity, caldeggiata da Ichino da un lato e la politica di accordi sindacali, generalmente intrapresa dai circoli bersaniani, basata sull'impianto “Fassina”. E le risposte che attende Sel  riguardano una fiscalità più equa, che non esclude il ricorso ad una patrimoniale sui redditi ultramilionari, in relazione al tema del lavoro,  all'idea di un reddito minimo garantito, all'impegno verso la scuola e la cultura, come scelta radicale politica ed all'eventuale ruolo nel futuro governo dell'attuale Presidente del Consiglio, Mario Monti. Intende, inoltre, capire sul tema delle grandi battaglie per i diritti civili, verso che tipo di socialdemocrazia si orienti l'attuale centro-sinistra. Su questo si palesa l'interrogativo intorno alla laicità dello schieramento e in che modo il PD darà peso alle correnti interne provenienti dal mondo cattolico, come alle possibili alleanze di coalizione con l'UdC di Casini. 
Si prospetta una settimana dai toni intensi e dai risultati ancora tutti da scoprire.

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