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Senza Equitalia si può, anche a Firenze Cronaca

Firenze città de-Equitalizzata. E’ la proposta dei consiglieri Francesco Torselli del Pdl e Marco Semplici della Lista Galli, promotori di una mozione che, se approvata nella prossima seduta consiliare, impegnerà il sindaco ad interrompere il rapporto con Equitalia S.p.a,  la società esterna che dal 2008 si occupa di riscuotere i pagamenti dai cittadini morosi verso l’amministrazione, e a svolgere in proprio il servizio. «Perché esternalizzare un servizio che il Comune è in grado di svolgere da sé? Tanto più un Comune come Firenze, che dispone di 5 mila dipendenti –  hanno spiegato i due consiglieri in una conferenza stampa tenutasi stamattina a Palazzo Vecchio – Il Comune risparmierebbe quei circa 400 mila euro all’anno dovuti a Equitalia, e potrebbe valutare le condizioni soggettive del contribuente prima di inviare le tanto temute “cartelle di pagamento” che in alcuni casi hanno spinto cittadini e imprenditori in difficoltà a compiere gesti estremi». Tutti sanno ormai come funziona il meccanismo di riscossione coattiva di Equitalia. Al cittadino moroso arriva la cartella esattoriale, sovraccaricata da un aggio del 9% del totale della somma da pagare. Se il cittadino paga entro i 60 giorni, l’aggio viene pagato per metà da lui stesso e per metà dal Comune. Se il pagamento avviene oltre i 60 giorni dalla data di ricevimento della cartella, la sovrattassa del 9% ricade interamente su di lui. Se poi il cittadino non paga per niente, si procede al recupero forzato, che può avvenire con ipoteca su beni mobili o immobili o espropriazione forzata di beni, crediti verso terzi, conti correnti o del quinto dello stipendio. E a dimostrazione del fatto che “senza Equitalia si può” Torselli e Semplici hanno invitato Luca di Carlo,  sindaco di Calalzo di Cadore, comune di 2200 abitanti primo in Italia a “congedare” Equitalia, a raccontare la sua esperienza. «Abbiamo dimostrato che si può e si deve fare  a meno di Equitalia – ha raccontato – In questo modo il Comune può tornare ad interloquire con il cittadino in maniera più umana». 

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