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Senza lavoro, senza pensione: a Prato 2mila penalizzati dalla legge Fornero Economia

Senza stipendio, senza ammortizzatori sociali, senza pensione: a Prato potrebbero essere fra i 1800 e i 2500 lavoratori espulsi da tutto e senza diritto a niente. Numeri che costringeranno a ripensare in parte quanto previsto finora dalla legge speciale (25 milioni di finanziamento straordinario) per fronteggiare l’emergenza sociale. Il calcolo è di Stamptoscana ed è ottenuto estrapolando dalle liste di disoccupazione i lavoratori fra i 58 e i 63 anni. Non sono proprio “esodati”, orrido neologismo che indica coloro che hanno interrotto il rapporto di lavoro pensando di andare in pensione con le vecchie regole ed ora non può più farlo. Sono anche peggio: situazioni pregresse, lavoratori espulsi dalla drammatica crisi che ha travolto Prato a partire dal 2009, non più reintrodotti nel processo produttivo. La riforma Fornero che ha aumentato l’età pensionabile è passata come un uragano su questi lavoratori, perché il diritto alla pensione per loro è un miraggio sempre più lontano, e nel frattempo non hanno diritto ad alcuna misura di welfare.
La Provincia di Prato che sta gestendo i 25 milioni della legge speciale anticrisi, alla fine dello scorso anno ha attivato un bando per accompagnare alla pensione coloro che, espulsi dal processo produttivo, non avevano ancora maturato i requisiti in base alle vecchie regole. Risultato, si sono presentati in poco più di settanta. A tutti è stato offerto un mix di lavori socialmente utili e un reddito lordo di circa 1400-1500 euro, che consentisse loro di pagare i contributi pensionistici mancanti. A queste poche decine di lavoratori, potrebbero aggiungersene forse diverse centinaia, mandando in crisi le risorse residue che restano da stanziare al Tavolo di distretto: circa 4 milioni, dopo i numerosi bandi già attivati.
I calcoli di  STAMP sono ottenuti, molto grossolanamente, sommando il numero dei lavoratori pratesi disoccupati nelle età fasce di più avanzate, secondo due ipotesi. Una di minima (lavoratori in età compresa fra i 58-61 anni) e una di massima (fra i 58 e i 63 anni). Il risultato è un range che oscilla fra 1766 e 2507. Le vere cifre finali, tuttavia, sono avvolte in una nebulosità tutta italiana, perché l’Inps non fornisce i dati di coloro che, malgrado tutto e tutti,  sono già riusciti ad andare in pensione. Il numero finale, dunque potrebbe essere molto più contenuto, ma il tema è già in agenda per il distretto pratese.
 

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