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Separazioni: sentenza rivoluzionaria a Firenze Notizie dalla toscana

Condannato, dopo la separazione dalla moglie, a vedere la figlia per non più di tre ore infrasettimanali e successivamente processato per aver più volte ritardato a riportarla alla madre, un 38enne professionista fiorentino è stato assolto in primo grado dal tribunale di Firenze perché il fatto non costituisce reato. A darne notizia Fabio Barzagli, presidente del network internazionale paternita.info, e Marino Maglietta, presidente dell'associazione Crescere Insieme, cui si deve il disegno di legge 54/2006 sull'affido condiviso. Si tratta di una sentenza che si spera preluda a una giurisprudenza più attenta alle aspettative dei genitori svantaggiati nella frequentazione dei figli, quasi sempre i padri, sollecitando implicitamente norme più equilibrate.

La vicenda inizia nel 2003, quando la bambina, allora di 18 mesi, è affidata dal tribunale alla madre per sei notti alla settimana e al padre, allora 30enne, solo il mercoledì pomeriggio, dopo la scuola e fino alla mattina seguente. Nel gennaio 2009, però, il giudice Mario Miranda toglie al padre anche questo diritto: deve assolutamente riportare la figlia alla madre entro le ore 20. Dopo sei anni ininterrotti di quell’unica abitudine è un strazio tale che l’uomo, per 8 mercoledì consecutivi, si tiene la bambina, con la madre che denuncia il fatto e ogni volta gli manda a casa i Carabinieri. Per quanto il giudice istruttore Domenico Paparo ripristini i pernottamenti del mercoledì, la giustizia fa il suo corso e si va a processo. Il rischio: fino a tre anni di carcere. Infine la sentenza.

E’ stato lo stesso PM Raffaella Laudato a chiedere l’assoluzione, richiesta accolta dal giudice Maria Teresa Scinicariello della 1° sezione penale.

“Aspettiamo le motivazioni – dice l’avvocato Bavasso – ma sembra che il giudice abbia valutato i comportamenti del padre non come disobbedienza al provvedimento giudiziario, bensì come proseguimento del dovere di cura verso la figlia. Cenare insieme, mettere a letto, raccontare una favola, svegliare, fare colazione, portare a scuola. Come avrebbe motivato l’addio improvviso? Come dirle: da oggi non resti più a dormire da papà, staremo insieme solo 3 ore? E come avrebbe reagito la bambina?”.

"Una sentenza tutt’altro che scontata – commenta Barzagli – un precedente che apre nuove possibilità e interpretazioni per i tanti padri separati e per gli stessi figli in difficoltà nel vedersi, amarsi e crescere insieme. La magistratura ha dimostrato di saper distinguere tra un padre che elude un provvedimento e uno che invece ama sua figlia”.

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