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Sepolcri di Santa Croce: un manifesto dell’identità fiorentina Cultura, Opinion leader

Firenze – Siamo andati al Cenacolo per la presentazione di cinque conferenze sui “Sepolcri di Santa Croce” e abbiamo invece assistito al lancio di un vero e proprio “manifesto”. Chiamiamolo “il manifesto dell’identità fiorentina” che definisce l’attività di un gruppo di intellettuali che, su impulso dell’Opera di Santa Croce”,  si offrono come punto di riferimento per tutti quelli che si battono per una visione “coordinata” di Firenze, fra passato, presente futuro, integrando le esigenze della società  dei consumi all’interno di una preservata identità storico-culturale della città.

L’iniziativa parte dalla grande chiesa francescana nella sua veste di “pantheon” dei grandi italiani e la scelta è già il programma. Ugo Foscolo, che ne è il suo cantore, non ha alcun ruolo. C’entra, e molto, il fatto che negli anni 60 fu “disgraziatamente rimosso” l’allestimento sepolcrale del “Chiostro dei morti”, il percorso prospiciente la Cappella dei Pazzi che nell’Ottocento si popolò di lapidi e monumenti, luoghi di sepoltura di artisti e personalità che, se non avevano raggiunto i vertici della grandezza di coloro che erano onorati all’interno del tempio, avevano comunque toccato l’eccellenza nei rispettivi campi professionali.

Purtroppo l’Ottocento era tutt’altro che popolare presso i responsabili dei patrimoni artistici di quegli anni, che erano orientati esclusivamente al Medioevo e al Rinascimento, come ha ricordato Carlo Sisi, uno dei massimi esperti dell’arte moderna e contemporanea. Così  i defunti furono sloggiati e il chiostro spogliato del  marmo ricco di simboli, elementi architettonici, statue allegoriche, cancellando il  chiostro dall’elenco delle cose consigliate dalle guide del Touring. Ma in questo modo, secondo Sisi,  si privarono i fiorentini di una parte non trascurabile del linguaggio della precedente generazione. Fu creato “uno spazio  metafisico” senza alcun rapporto con l’universo delle idee che li identificano.

Fu un grave errore di prospettiva storica e di visione dell’identità di Firenze secondo quello che possiamo cominciare a chiamare  “Gruppo di Santa Croce”, ed è un paradigma sbagliato di intervento sull’eredità culturale di una città, come quello che oggi sta provocando altri guasti. Sisi ha fatto l’esempio  di piazza del Duomo in stato di degrado a causa di dehors e di ventilatori (d’inverno grandi “ordalìe di fuoco”) sul quale ha pesato anche l’aver deciso di non farci passare la tramvia, perché “questa almeno le avrebbe dato un aspetto da grande città europea”. Insomma Firenze si riconosce sempre meno nei suoi percorsi identitari anche perché le istituzioni hanno perso “la capacità di dominio del passato, del presente e del futuro che questa città dovrebbe avere”.  

Questa è l’ipotesi di lavoro da cui parte la presidente dell’Opera di Santa Croce, Irene Sanesi, e che vede come primo evento di approfondimento il ciclo delle conferenze che si svolgerà fra ottobre e novembre 2015. Gli studiosi ripercorreranno gli eventi e i protagonisti che nel corso del XIX secolo hanno contribuito a configurare l’organismo celebrativo e memoriale del pantheon di Santa Croce, “ponendo soprattutto in evidenza i nuclei tematici che consentono, oggi, di evocare le principali componenti della civiltà toscana e nazionale dell’Ottocento”.

Alberto Mario Banti, illustrerà la Firenze risorgimentale e postunitaria quale si può ricostruire dall’osservatorio del pantheon e dall’episodio cruciale del collocamento della statua di Dante di fronte alla basilica. Seguiranno i contributi più specifici di Carlo Sisi (8 ottobre) sugli artisti sepolti e sullo stile e sui significati dei monumenti funebri, di Fulvio Conti (15 ottobre), rivolto ad analizzare le presenze scientifiche a partire dall”exemplum’ di Galileo, di Quirino Principe (22 ottobre) sul mondo musicale. Concluderà la serie di conferenze Corrado Bologna (5 novembre), che dal monumento di Alfieri passerà in rassegna le memorie letterarie ricavabili dal sepoltuario.

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