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Serrata farmacie: quelle pubbliche chiedono modifiche ai tagli previsti dal Governo Economia

Il decreto “spending review” contiene misure che riducono ulteriormente i margini “trasformando la farmacia in una struttura che eroga servizi sanitari pubblici praticamente gratis”. Per questo le farmacie comunali, pur non aderendo allo sciopero proclamato per oggi da Federfarma, condividono le preoccupazioni di tutta la categoria, anche perché – ha detto Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana – si viene a creare “una situazione insostenibile proprio in una fase in cui si chiede alla farmacia di svolgere altri importanti servizi agli utenti come la prenotazione, l'attivazione della tessera sanitaria, le campagne di prevenzione, alcune attività diagnostiche e di analisi, tutte attività che possono essere svolte da una farmacia che ha margini”. Attività – ha proseguito – che “nella situazione post decreto diventano a rischio e potrebbero venire meno servizi alla collettività come le aperture festive e notturne”. Per questo – ha concluso – il provvedimento deve essere modificato e le ultime notizie dal Senato vanno in questa direzione: “Chiediamo a Comuni e Regione di impegnarsi in tal senso”.

All’art. 15 il decreto nel testo governativo prevedeva tagli che comportavano una riduzione di margine pari all'1,83 per cento. Tale misura tuttavia è stata eliminata da un emendamento (a firma dei due relatori: Gilberto Pichetto Fratin, Pdl, e Paolo Giaretta, Pd) approvato la scorsa notte in commissione Bilancio del Senato, che riporta alla situazione attuale lo sconto a carico delle farmacie nei confronti del Sistema sanitario. In ogni caso con la nuova norma la Regione dovrà comprimere la spesa farmaceutica e, se dovesse superare il tetto di spesa fissato dal governo (per la farmaceutica territoriale è pari all’11,5%, rispetto al precedente 13,3%, e per la farmaceutica ospedaliera  al 3,2%, rispetto al precedente 2,4%), dovrà rivolgersi alle farmacie, all'industria e ai grossisti per ripianare lo sfondamento. “La riduzione – ha spiegato Simona Laing, coordinatrice del settore farmacie comunali di Confservizi Cispel Toscana – si aggiunge a quelle provocate dalle misure degli anni scorsi e che ormai tende a azzerare i margini delle gestioni”.

“Da anni chiediamo che sia cambiato il meccanismo di remunerazione delle farmacie per il servizio pubblico che esse erogano, passando da una percentuale sulle ricette ad un canone definito per le prestazioni”, ha detto ancora Simona Laing.

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Il decreto “spending review” contiene misure che riducono ulteriormente i margini “trasformando la farmacia in una struttura che eroga servizi sanitari pubblici praticamente gratis”. Per questo le farmacie comunali, pur non aderendo allo sciopero proclamato per oggi da Federfarma, condividono le preoccupazioni di tutta la categoria, anche perché – ha detto Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana – si viene a creare “una situazione insostenibile proprio in una fase in cui si chiede alla farmacia di svolgere altri importanti servizi agli utenti come la prenotazione, l'attivazione della tessera sanitaria, le campagne di prevenzione, alcune attività diagnostiche e di analisi, tutte attività che possono essere svolte da una farmacia che ha margini”. Attività – ha proseguito – che “nella situazione post decreto diventano a rischio e potrebbero venire meno servizi alla collettività come le aperture festive e notturne”. Per questo – ha concluso – il provvedimento deve essere modificato e le ultime notizie dal Senato vanno in questa direzione: “Chiediamo a Comuni e Regione di impegnarsi in tal senso”.

All’art. 15 il decreto nel testo governativo prevedeva tagli che comportavano una riduzione di margine pari all'1,83 per cento. Tale misura tuttavia è stata eliminata da un emendamento (a firma dei due relatori: Gilberto Pichetto Fratin, Pdl, e Paolo Giaretta, Pd) approvato la scorsa notte in commissione Bilancio del Senato, che riporta alla situazione attuale lo sconto a carico delle farmacie nei confronti del Sistema sanitario. In ogni caso con la nuova norma la Regione dovrà comprimere la spesa farmaceutica e, se dovesse superare il tetto di spesa fissato dal governo (per la farmaceutica territoriale è pari all’11,5%, rispetto al precedente 13,3%, e per la farmaceutica ospedaliera  al 3,2%, rispetto al precedente 2,4%), dovrà rivolgersi alle farmacie, all'industria e ai grossisti per ripianare lo sfondamento. “La riduzione – ha spiegato Simona Laing, coordinatrice del settore farmacie comunali di Confservizi Cispel Toscana – si aggiunge a quelle provocate dalle misure degli anni scorsi e che ormai tende a azzerare i margini delle gestioni”.

“Da anni chiediamo che sia cambiato il meccanismo di remunerazione delle farmacie per il servizio pubblico che esse erogano, passando da una percentuale sulle ricette ad un canone definito per le prestazioni”, ha detto ancora Simona Laing.

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