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Servizi pubblici, la Toscana deve pesare di più a livello nazionale Economia

Il governatore Rossi ha sottolineato con grande enfasi il ruolo di avanguardia che la Toscana ha avuto nel settore dei servizi pubblici già molto avanti sulla strada delle liberalizzazioni. Perché allora conta così poco a livello nazionale? Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi-Cispel Toscana, spiega come far pesare di più questa eccellenza. “Se la Regione può dimostrare di essere all’avanguardia, finora c’è stata una specie di ritrosia della politica ad occuparsene”, dice a STAMP. “Potremmo essere l’esempio nazionale e invece spesso ci si divide a-priori e ci si misura poco sulle questioni concrete”. In tempi di crisi si punta alla crescita. Ma da quale settore può arrivare il più forte impeto e in tempi rapidi? In Toscana sembra avere maggiore dinamicità di mercato il settore dei servizi pubblici locali, con liberalizzazioni e parziali privatizzazioni che si concluderanno nei prossimi due anni, disegnando una Toscana migliore di oggi. Nel campo dei rifiuti urbani si sta concludendo la gara tra 3 concorrenti per la concessione del servizio nell'ATO Sud (Siena, Grosseto Arezzo).  Nell'ATO Costa si è conclusa da poco la manifestazione di interesse per la scelta del partner privato dell'azienda unica costituita dai comuni: sei proposte, tutte interessanti. Nell'ATO Centro è stata avviata la gara. Anche se si scegliesse la strada dell'in-house (azienda totalmente pubblica) per tre anni prevista dal decreto Monti, la gara per il partner sarebbe solo rinviata di tre anni. Nel frattempo si è conclusa la gara per la scelta del partner privato che affiancherà Quadrifoglio per la progettazione, costruzione e gestione del nuovo impianto di termovalorizzazione di Firenze, il più importante impianto della Toscana. Nel campo dei trasporti locali la Regione ha avviato la procedura di gara per la concessione del servizio di TPL (trasporto pubblico locale) su gomma con lotto unico regionale. La prima in Italia, una delle più importanti in Europa. La città di Firenze ha invece bandito una gara per la vendita del ramo di azienda della sua azienda pubblica di trasporto (ATAF), con 7 imprese pronte a comprarsela.Nel campo della distribuzione di gas nei prossimi due anni sono previste 11 gare per la concessione negli 11 ambiti ottimali regionali.Nel campo idrico tutti i gestori (tranne uno) sono SPA miste con il partner privato scelto con gara.

Sembra proprio che nei prossimi anni la Toscana sarà la regione d’Italia più aperta alla concorrenza. E le altre regioni ?
Altrove la situazione appare ferma. Nel servizio idrico la legge consente gli affidamenti in-house, grazie al referendum, e questa modalità rimarrà probabilmente la più diffusa insieme alle società quotate con affidamenti garantiti per i prossimi anni.
Nei rifiuti urbani il mercato si dovrebbe aprire ma in molte regioni non sono stati fatti neanche gli ATO.
Nel TPL il decreto “Cresci Italia” conferma gli affidamenti in-house in essere, cosi molte grandi città potranno conservare la loro azienda pubblica, magari partecipando alle gare di altri territori, come il Regolamento Comunitario consente.
Per le gare gas le grandi città puntano a introdurre barriere consistenti all’ingresso, per facilitare l’incumbent e scoraggiare la partecipazione di operatori esterni. In questo quadro la Toscana, con i suoi 11 ambiti medio piccoli e la sua affidabilità, appare un’ eccellente terra di “conquista”.
Lei racconta una Toscana che apre convinta i propri mercati dei servizi pubblici locali, consentendo l’arrivo di altri operatori nazionali e stranieri: Ma perché nessuno fa altrettanto, e disattende il principio di reciprocità?
La Toscana non ha aziende in-house da difendere, né aziende quotate in Borsa da proteggere. Ha un sistema di imprese sano, basato prevalentemente sulla formula della SPA mista, che punta a vincere le gare in tutti i settori, definendo nuovi e più avanzati progetti di integrazione e concentrazione. Se avremo successo potremo dimostrare che l’azienda pubblica (totalmente pubblica o mista) è capace di competere e di vincere la sfida del mercato, dando quindi una prospettiva di lunga durata alle imprese, ai loro soci e ai propri lavoratori. Dimostreremo che l’azienda pubblica è vincente, senza chiudersi nei perimetri dell’in-house e senza lo scudo della quotazione in Borsa.
Resta il fatto che la Toscana, accettando la sfida della competizione  e rilanciando questa sfida con bacini di servizio ampi e appetibili per il mercato, sembra andare da sola. Mentre gli altri territori scelgono la strada della conservazione. Perché allora non far pesare questo coraggio, questa capacità?
Pensiamo al trasporto pubblico locale: non è ragionevole chiedere al Governo che una regione che fa una gara unica regionale (dopo aver fatto 11 gare 6 anni fa) in un paese pieno di aziende in-house, debba avere più risorse per questo servizio?
Pensiamo ai rifiuti: non è ragionevole chiedere al Governo che una Regione che accorpa gli ambiti e fa subito tre gare (entro il 2012) rispettando i tempi della legge, debba beneficiare di risorse per gli investimenti in impianti, a scapito di chi rinvia tutto e conserva l’esistente?
Siamo stati i primi ad avviare le gestioni di ambito nel servizio idrico integrato ormai 13 anni fa, rispettando la legge e i tempi che questa prevedeva e facendo 1.5 miliardi di euro di investimenti, mentre tutte le altre regioni rinviavano e temporeggiavano. Non è ragionevole chiedere al Governo che chi si è comportato bene debba beneficiare di risorse per gli investimenti a scapito di chi non ha fatto nulla?  E invece ogni anno vengano fuori accuse perché abbiamo tariffe alte. E questo perché applichiamo il nuovo metodo tariffario da più tempo.
Lei sostiene che la Toscana sta attivando una specie di primato. Quindi questa scelta dovrebbe essere premiata e incentivata. Ma come?
Stiamo facendo scelte coraggiose in Toscana, che altri non fanno. Potremmo essere accusati di “farci colonizzare”, di non difendere i nostri assets industriali, di non tenere alla nostra esperienza gestionale come fanno gli altri, di aprire i nostri mercati a imprese che vengono da territori in cui i mercati sono chiusi ermeticamente (in Italia e all’estero).
Potremmo chiedere come aziende di essere così prudenti anche qui in Toscana, per fare come gli altri. Ma non abbiamo preso questa posizione. Cogliamo invece la sfida della concentrazione e dell’apertura del mercato come occasione di crescita.
Ma è venuto il tempo di far pesare a livello nazionale questa scelta politica e ottenerne in cambio dei vantaggi, non tanto per le aziende, quanto per i territori, per i cittadini e per i consumatori.

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