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Servizi pubblici: norme confuse bloccano investimenti e sviluppo Opinion leader

La quasi contestualità dei due eventi ha del paradossale. Da un lato la Corte Costituzionale ha riaperto la possibilità nei servizi di interesse economico generale di utilizzo dei contratti in house (praticamente impediti dalle norme preesistenti). La “spending review”, invece, ha fortemente ridotto la possibilità di utilizzo delle cosiddette “società strumentali” degli enti locali, tipologia di società che invece fino a quel momento non aveva subito particolari restrizioni. In pochi giorni il quadro legale si è capovolto, costringendo tutti noi operatori del sistema a ridefinire le proprie strategie, in particolar modo gli enti locali e le Autorità di Ambito.

E’ evidente da questo episodio che la “malattia” di questo Paese non accenna a guarire. Un settore importante come quello dei servizi pubblici locali e delle attività delle amministrazioni continua a essere sottoposto da anni a continui cambi di normativa, ad interventi dei giudici, a contenziosi di ogni tipo, cosa che non accade in nessun altro Paese europeo. Un’instabilità che, come abbiamo ripetuto innumerevoli volte, impedisce il corretto funzionamento di queste attività, di questi mercati, costringendo questi settori ad un sostanziale immobilismo. Ne consegue il rallentamento degli investimenti, la scarsa attrattività verso investitori esteri, l’impossibilità per questo settore strategico di dare il suo contributo alla ripresa e alla crescita del paese, al rilancio dell’occupazione e degli investimenti. 

Sulla Spending review abbiamo già detto che, per quanto riguarda le aziende pubbliche, il provvedimento ha uno scarso effetto di contenimento della spesa pubblica, si tratta dell’ennesimo provvedimento “bandiera”, poco ragionato e probabilmente illegittimo. Mi domando, infatti, come sia possibile che una legge obblighi una amministrazione a vendere una propria partecipata e controllata, o a chiuderla, indipendentemente dalla qualità dei servizi erogati e dell’equilibrio del suo bilancio.

La sentenza della Corte Costituzionale invece era attesa e per molti aspetti comprensibile e condivisibile. Il referendum aveva abrogato l’art 23 bis che si riferiva a tutti i servizi locali e la scelta del legislatore di “interpretare” tale voto popolare come riferito solo all’acqua è stata un errore, che testimonia della “superficialità” con cui si affrontano i problemi di questi settori delicati pensando che tutto sia disputa ideologia e simbolica. La sentenza consente di rimettere sullo stesso piano le varie modalità di affidamento nei servizi pubblici locali: gara per la concessione, partenariato pubblico privato, in house. In particolar modo nel settore dei rifiuti questa scelta può avere un’importanza rilevante, consentendo le aggregazioni fra aziende pubbliche prima, o al posto, di procedure di gara non sempre facili da praticare.

Ci auguriamo che il Governo e il Parlamento non faccia nei prossimi giorni altri pasticci, limitandosi a definire un quadro legislativo nazionale che faccia esclusivo riferimento al diritto comunitario e all’esito del referendum, senza complicare inutilmente le cose, come abbiamo visto fare in questi ultimi anni. 


Ci preoccupa in particolar modo un punto in cui spending review e sentenza della Corte si sovrappongono, ovvero il comma 8 dell’art 4 della legge appena approvata. Si tratta del vincolo posto agli affidamenti diretti al di sopra della soglia di 200.000 euro di fatturato annuo. La norma, come spesso accade, è scritta male, ma se non correttamente interpretata o modificata, può produrre effetti negativi. E’ evidente infatti che tale previsione non può riguardare tutti gli affidamenti anche quelli relativi ai servizi di interesse generale, altrimenti andrebbe in contrasto con la sentenza della corte costituzionale. Deve quindi essere riferita solo alle attività strumentali. Ma scritta così rischia di impedire o rallentare il ricorso agli affidamenti in house nei servizi locali. E’ urgente quindi una precisazione e una modifica.

Il quadro normativo relativo a questo nostre attività è reso ancora più ricco da altri provvedimenti. Ci sono novità in termini di strumenti per il rafforzamento patrimoniale delle imprese e per il sostegno agli investimenti, argomento cui è dedicata una comunicazione specifica. Vorremmo occuparci di più di questo tipo di argomenti giuridici, quelli che servono a promuovere la crescita, le politiche industriali, gli investimenti, invece che continuare a arrovellarsi in un modo un po’ nevrotico sul tema delle modalità di affidamento. Infine il Parlamento Europeo sta per approvare la nuova Direttiva Concessioni, snodo importante nella costruzione e completamento di un quadro normativo europeo chiaro e omogeneo, che superi comportamenti difformi dei vari Stati in questo settore.

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