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Servizi Pubblici: verso il taglio delle aziende da 8mila a mille Economia

Firenze – La gestione obbligatoria a scala di ambito ottimale per acqua, rifiuti, trasporti e gas, l’introduzione di un’Autorità di regolazione nazionale sui rifiuti e alcuni incentivi per le fusioni e le aggregazioni sono alcune delle importanti novità introdotte dai cosiddetti decreti Madia su partecipate e servizi pubblici locali, provvedimenti varati dal Consiglio dei Ministri nel gennaio scorso e ora in attesa dei pareri parlamentari. “Questi decreti ha detto Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana – rappresentano un’occasione di riforma importante per mettere ordine nel sistema delle aziende pubbliche italiane a livello nazionale e locale, in tutto oltre 8000, e chiariscono finalmente un sistema normativo confuso e contraddittorio, puntando alla riduzione del numero a 1000, individuando con precisione le aziende da dismettere o accorpare in tempi certi”.

Sull’impatto dei provvedimenti governativi  sul comparto delle utilities si è discusso nel convegno I nuovi Testi Unici su partecipate e servizi pubblici locali, svoltosi a Firenze nella Sala Verde del Palazzo dei Congressi a Firenze con Utilitalia, la Federazione nazionale che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas, con specialisti del settore di primo piano a livello nazionale e concluso dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio prof. Claudio De Vincenti.

Secondo De Girolamo tuttavia  “rimangono alcuni aspetti da migliorare: occorre distinguere fra società pubbliche che operano sul mercato (aziende che hanno vinto una gara, spa miste con gara, quotate in Borsa e aziende che operano su mercati concorrenziali) da quelle che lavorano in mercati protetti (strumentali). Le società devono rispondere alle norme societarie (codice civile) e non alle norme della pubblica amministrazione, in particolar modo quelle che sono sul mercato, così come occorre distinguere bene società strumentali da quelle che erogano servizi pubblici locali, per evitare contenziosi. Per fare un esempio norme restrittive sul personale (tipiche della pubblica amministrazione) non possono essere applicate a società pubbliche che operano sul mercato”.

In ogni caso le due riforme possono rappresentare l’occasione per un salto di qualità nel sistema ancora troppo frammentato delle aziende locali, che oggi rappresentano circa il 2% del Pil nazionale: “Affidamenti a scala di ambito ottimale possono ridurre il numero degli operatori e creare soggetti forti e capaci di investire; accorpamenti e alienazioni di società strumentali possono invece ridurre il numero di queste imprese. Le norme – il richiamo in conclusione di De Girolamo – devono rappresentare non uno strumento burocratico, bensì uno stimolo per politiche industriali di questi settori, e i decreti Madia rappresentano un primo, decisivo passo sulla strada che dobbiamo percorrere”.

“Si va avanti con le riforme, che semplificano e spingono le amministrazioni pubbliche ad accrescere l’efficienza dei servizi, ovvero costi più bassi e migliore qualità per i cittadini” ha detto  il prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. “Gli enti locali – ha proseguito – potranno fare dei risparmi che potranno essere destinati a sviluppare ulteriormente i servizi e naturalmente a ridurre anche la pressione fiscale. La riforma delle partecipate prevede di arrivare dalle attuali 8000 a 1000, è un percorso che richiederà tempo ma che avviamo da subito, con risultati che saranno visibili già nei prossimi mesi. I due Testi Unici, seguendo i tempi di legge, in massimo tre mesi e mezzo avranno concluso l’iter, e potremo così dare il via ad una riforma decisiva per la vita quiotidiana”.

 

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