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Servizi sociosanitari, in corso i rinnovi d’appalto Breaking news, Cronaca

Firenze –  In queste settimane sono in corso numerosi rinnovi di appalto che interessano i servizi socio sanitari, vale a dire, servizio domiciliare, servizi residenziali e semiresidenziali per anziani e disabili che riguardano le Residenze sanitarie assistite (RSA) le Residenze assistite (RA) e i Cdagestiti dalla ASP Montedomini.

I rinnovi degli appalti di frequente  sono occasioni di contrasto e battaglie, in quanto, come spiegano i lavoratori coinvolti, “spesso si va a peggiorare”. “Peggioramento “significa tagli di ore, ma anche mutamento  delle condizioni di lavoro con aumento dei carichi e consequenziali esuberi e perdita di occupazione. E dal peggioramento del lavoro è facile passare, in una sorta di castello di carte, al peggioramento dei servizi.

Se questo è storia, negli appalti in corso di attuazione i rischi che si propongono appaiono non solo quelli classici già menzionati, ma anche nuovi, come ad esempio quello che si apre sulla clausola sociale. Nell’art.37 del vecchio contratto collettivo nazionale del lavoro Cooperative sociali, era infatti previsto per il personale uscente in caso di cambio di appalto, l’obbligo di assunzione. Nel nuovo capitolato,   “l’impegno a utilizzare prioritariamente il personale uscente”. Il che, va da sè, non è la stessa cosa. Per i rinnovi  in corso, dunque, in base al nuovo codice del 2016, la clausola sociale offre meno garanzie nel cambio di appalto per i lavoratori. Non solo: nel cambio di appalto, i lavoratori rischiano anche la perdita della tutela del vecchio art.18 in quanto si configurano come nuovi assunti, e dunque ricadono sotto il Jobs Act.

“Esaminando da vicino il capitolato dell’assistenza domiciliare – spiegano CUB e Cobas – il Comune di Firenze prevede un ulteriore taglio di 1500 ore mensili e un costo del lavoro inferiore a quello delle tabelle ministeriali; nel capitolato dei servizi per anziani e disabili prevede un importo a base d’asta inferiore di 23.550 euro per le strutture per disabili e 93.049 euro per le strutture per anziani, rispetto al precedente appalto; nei capitolati dell’ASP di Montedomini, risultano tagli di ore sulle pulizie, manutenzione, e altre attività del genere. Soprattutto, nelle offerte tecniche non è possibile l’offerta di un maggior numero di ore assistenziali, per cui si potranno creare esuberi, sempre nel cambio di appalto. Anche in questi appalti l’importo a base d’asta è inferiore al precedente appalto  e il costo del lavoro preso a riferimento inferiore alle tabelle ministeriali”.

Uno dei nodi gordiani dell’intera vicenda riguarda proprio il costo del lavoro e ciò che ne consegue. Infatti, il nuovo codice degli appalti obbliga gli amministratori a verificare che il costo del lavoro non sia inferiore alle tabelle ministeriali, che lo stabiliscono inderogabilmente, a seconda della specificità delle tipologie del lavoro. L’amministrazione dovrebbe procedere a verificare che il ribasso non scenda sotto la soglia decisa dalla tabella ministeriale, può chiedere spiegazioni alla ditta se ciò avviene, ma le giustificazioni devono essere molto convincenti. Se l’amministrazione
non le ritiene soddisfacenti e in linea con quanto previsto dalla legge, niente appalto.

Secondo tali tabelle dunque, il capitolato per l’assistenza domiciliare prevede 19,91 sul costo del lavoro puro, più un 10% in cui sono compresi utile d’impresa e oneri del lavoro. Si arriva perciò a un costo del lavoro pari a 22,21 euro l’ora di base d’asta .
Tuttavia, l’ amministrazione comunale fiorentina, spiegano Cobas e Cub, in quei 19,91 euro previsti dalle tabelle ministeriali come costo minimo del lavoro, ci fa rientrare sia i 50 minuti di servizio domiciliare all’utente sia il tempo di spostamento fra un utente e l’;altro, calcolato mediamente e normalmente in 10 minuti.

“Quindi il Comune – spiegano dai sindacati di base – obbliga la cooperativa a pagare al lavoratore sia prestazione che spostamento con lo stesso costo del lavoro di base d’asta, che è appunto 19,91 euro l’ora, vale a dire il costo del lavoro “puro”. Insomma, di fatto il Comune, pagando solo i
50 minuti di prestazione e non lo spostamento (previsto normalmente in 10 minuti) opera già alle radici un ribasso di un sesto (50 minuti sui 60 che vengono pagati, sono una riduzione di un sesto) sul costo del lavoro”.

In più, nelle spese generali, vale a dire quel 10 % che dovrebbe riguardare utile d’impresa e oneri generali , l’amministrazione conteggia anche il costo di tre coordinatori e tre assistenti sociali, che dovrebbero essere già computati nel costo del lavoro. “Se si fanno i conti – continuano i rappresentanti sindacali – il risultato è che, per 36 ore settimanali per ognuna di queste figure, si parla del 6,24% del costo dell’appalto. Dunque, sommandolo al 16,67% derivante dai minuti dei trasferimenti non pagati, si arriva al 22,91% che, sottratto alle cifre previste dalla tabella ministeriale, configura un valore del lavoro molto al di sotto di quanto previsto. Dunque, l’appalto non potrebbe, a rigor di logica e diritto, neppure “partire”, in quanto difforme dalle regole di legge”.

Un altro fronte si apre riguardo agli appalti di Montedomini. Si parte dal fatto che il valore unitario della giornata assistenziale, vale a dire ciò che l’Asp paga alla cooperativa di servizi, è calcolato in base al valore stabilito per la giornata stessa. “Per fare un esempio – spiegano da Cobas e Cub – col vecchio capitolato era stabilito che alla Rsa di San Silvestro il “valore” della giornata assistenziale (ciò che veniva pagato alla cooperativa) era pari a 79,35 euro per ospite. Con i nuovi capitolati, si passa a 72,08 euro. Così alla Rsa Principe Abamelek, dove si passa da 77,94 euro a 70, 93. Una riduzione delle giornate assistenziali del tutto incomprensibile: su cosa si basa? Se ciò non è dato sapere, tuttavia si conosce bene ciò che vuole dire per i lavoratori, tagli di lavoro per diminuire i costi, più carichi per i singoli, e via di questo passo”.

Del resto, è un cane che si morde la coda: se si abbassano i costi del servizio, la cooperativa, per ottenere lo stesso utile, dovrà diminuire a sua
volta i costi, magari tagliando posti , caricando i superstiti e se questo non basta, cominciando a tagliare gli stessi servizi. Con ovvia ricaduta sulla qualità del servizio stesso.

Che la logica dei nuovi capitolati d’appalto sia cambiata, lo si deduce anche da un’altra regola. difforme rispetto al vecchio capitolato. La ditta infatti poteva, prima, fare dei miglioramenti al servizio, al di là dei minuti assistenziali per ospite che era tenuta a garantire per legge. I miglioramenti consistevano magari nell’;aggiungere qualcosa al servizio, nel proporre una forza lavoro di un’unità in più , e via di questo passo. Il nuovo capitolato spazza via questa possibilità, rendendo i servizio più povero da un lato, e aggravando le condizioni dei lavoratori dall’altro. E infatti tassativamente escluso che le ditte possano fare miglioramenti rispetto agli standard di minutaggio previsti dalla legge.

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