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Sesso con il crocifisso a Venezia Spettacoli

Come avviene in ogni edizione della Mostra del cinema di Venezia, arriva prima o poi il film scandaloso e scabroso che fa discutere, e divide pubblico e critica. In questo caso si tratta di “Paradise Faith”, del regista austriaco Ulrich Seidl, molto applaudito dalla critica, ma pronto a scatenare furenti polemiche perché, volendo affrontare il delicato tema della religione, lo fa con scene forti, trasgressive e scabrose. Il regista ha osato al punto di mostrare la protagonista, una donna ultra cattolica, in una scena di sesso autoerotico nientemeno che con un crocifisso. Il regista, alla presentazione del suo film, ha candidamente difeso la sua pellicola dalle accuse di essere blasfema, dichiarando: “Può darsi che questo film scioccherà qualcuno, ma in definitiva è un film sull’amore portato all’estremo, la storia di una donna che cerca di soddisfare i propri desideri, in conflitto tra i valori cristiani, l’amore spirituale e quello sessuale. Non è la rappresentazione della fede cristiana, è una storia d’amore e di fede estrema di una donna, che racconta anche il conflitto tra fede cristiana e mondo musulmano che può verificarsi nella realtà. Se qualcuno poi ci vede più che il paradiso l’inferno, dipende dal nostro punto di vista. Anche i matrimoni sono a volte infernali”.

La trama di “Paradise Faith”, secondo film di una trilogia dedicata al Paradiso, racconta il matrimonio di Anna Maria, una fervente cattolica, sposata – e qui non si capisce come mai visto che è una fervente cattolica – con un egiziano musulmano e paraplegico, e racconta il suo estremo “bisogno d’amore” e la sua “solitudine sessuale”. La protagonista, interpretata dall’attrice Maria Hofstatter è, secondo le parole di Seidl: “una donna che cerca di soddisfare i propri desideri. L’ho voluta mostrare nel suo amore per Gesù che giunge ad una forma estrema, lì dove giunge il conflitto tra il suo amore divino e quello col marito che torna e rivendica i suoi diritti”.

Per prepararsi al ruolo e abituarsi all’idea di dover fare sesso con un crocifisso, la Hofstatter ha dichiarato di aver perfino “trascorso una settimana in un convento di clausura, con tanto di esercizi spirituali”.

Il regista inoltre sottolinea di aver fatto molta attenzione a dare un’immagine vera dei protagonisti: “Viviamo in una realtà trasformata dai media e l’immagine dei nostri corpi è spesso distorta, perciò cerco di raffigurare le persone come sono realmente nella loro autenticità”. Sarà come dice il regista? Chi lo sa, ma persistono forti dubbi sul fatto che persone ultra credenti trovino la voglia di trastullarsi sessualmente con crocifissi in nome dell’amore verso Dio. Infine, l’autore del film tacciato di blasfemia, confessa di non avere particolare simpatia per l’istituzione ecclesiastica: “Ho avuto un’educazione cattolica; sono cresciuto in collegio in gioventù, ma poi mi sono ribellato alla chiesa e alla sua morale apparente”. Allora sarà probabilmente questo il vero motivo che l’ha spinto ad osare così tanto? Una sorta di “vendetta” verso la chiesa? Ma intanto, il suo obbiettivo il regista l’ha già raggiunto: far parlare di sé con una pellicola che verrà ricordata solo ed esclusivamente per una scabrosa scena di sesso con un crocifisso.

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