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Sesto Fiorentino, sgombero concluso, 3 famiglie in struttura, per 14 giorni Breaking news, Cronaca

Sesto Fiorentino – Sgombero concluso a Sesto, in viale Primo Maggio, iniziato stamattina verso le 8 e concluso nel primo pomeriggio alle 15 circa. Nessun disordine, ma le famiglie che da dieci anni occupavano gli immobili di via Primo Maggio, se ne vanno con l’amaro in bocca. Le soluzioni proposte dagli assistenti sociali comunali hanno deluso infatti molti che, negli incontri precedenti sia in Prefettura che con l’amministrazione sestese, avevano sperato perlomeno di non dover dividere i nuclei famigliari e di potere riorganizzare la propria vita magari nel periodo di almeno trenta giorni, visto che le soluzioni erano orientate verso strutture e alberghi. Soluzioni temporanee, certo, ma magari un po’ più lunghe rispetto ai 14 gorni in realtà offerti. Anche prché, per famiglie straniere e monoreddito, l’affitto “regolare” presso privati è difficilmente raggiungibile, tanto più se non ci sono possibilità di esperire soluzioni in cui si impegni direttamente anche l’ente pubblico, fosse solo come garanzia per i privati.

Dunque, con grande dispiegamento di forze di polizia e vigili, stamattina verso le 9 lo sgombero è cominciato.  Dentro gli stabili, 13 famiglie con 12 minori. In corso, colloqui con i Servizi Sociali del Comune. Le famiglie, da decenni occupanti dei due stabili della società ormai sciolta di proprietà Perrone, si sonno messe in fila, come richiesto da Servizi, per parlare con le assistenti sociali. La tipologia delle famiglie, che hanno sempre pagato le utenze di gas, luce e acqua, ricalca perlopiù il profilo del working poor, ovvero famiglie monoreddito, con il capofamiglia solitamente che ha un lavoro stabile, che tuttavia non fornisce abbastanza reddito da permettere loro di stare sul mercato degli affitti e nel contempo campare. Una delle richieste più sentite delle famiglie, non dividersi.

Mentre continua la lunga trafila del colloquio con il personale dei servizi sociali, sfilano storie disperatamente simili. “Ho 36 anni e un lavoro – dice Jin, rumeno – una moglie e tre figli piccoli. Da quando siamo entrati nello stabile, dieci anni fa, abbiamo sempre pagato le utenze, acqua, luce e gas, i nostri figli sono nati e stanno crescendo e andando a scuola. Abbiamo cercato di trovare un affitto, ma le difficoltà sono di due tipi: intanto, il fatto che siamo stranieri ci penalizza tantissimo, molto spesso, anche con le agenzie, ci chiedono di lasciare l’indirizzo e dicono “le faremo sapere”. Dall’altro, “i canoni elevati del mercato ci costringono a una continua ricerca senza soluzioni. Se devo pagare 700 euro un alloggio, mi rimangono 800 euro per campare una famiglia di 5 persone, pagando le bollette, la spesa alimentare e tutto ciò che una famiglia con tre minori può richiedere”. Ma non è detto che la famiglia di Jin debbba per sempre starsene in questa situazione. Potrebbe accedere al bando Erp, oppure sfruttare alcune possibilità come i contributi per l’affitto. Ma il terribile gioco dell’oca cui si trovano costrette queste famiglie torna a galla: lo stare in occupazione compromette i loro diritti, ma fuori, senza aiuti, non possono trovare alternative. Allora?

Seconda famiglia, coppia di giovani, anche loro sicuramente sotto la quarantina. Non vogliono dire il nome, ma raccontare la storia sì. Il marito è in Italia da circa 12 anni, e anche lui, con la famiglia, ha occupato 10 anni fa. Nel frattempo, sono nati tre figli: la più piccola, circa 8 mesi, il più grande, 10. In mezzo, un’altra bimba, tre anni, malata dalla nascita, spesso in preda a convulsioni. Ha bisogno di assistenza, spesso si deve recare d’urgenza al Meyer. Anche lui lavora e potrebbe, magari con un piccolo aiuto, raggiungere la stabilità di un appartamento in affitto, regolare. Il problema è che anche il suo stipendio si aggira sulla cifra di quello di Jin. Anche lui, potrebbe farcela. magari con l’aiuto della formula del comune garante, o altro.

Intanto, sono tutti in fila. Qualcuno esplode, qualcun altro piange. “Possiamo pagare ” dicono in molti. Perchè il vero problema dell’occupazione di Sesto è questo: si tratta perlopiù di famiglie giovani, con minori, che potrebbero anche riuscire ad uscire da una situazione in cui necessariamente sono caduti, ovviamente con un aiuto. E la possibilità di avere una chance è stata al centro degli incontri che si sono svolti, da qualche mese a questa parte, fra i rappresentanti delle famiglie, coadiuvati e sostenuti dal Movimento di lotta per la Casa e dalla Rete Antisfratto Fiorentina, la prefettura fiorentina e l’amministrazione comunale di Sesto Fiorentino, fra cui l’assessore Camilla Sanquerin. Incontri che sarebbero dovuti riuscire a mettere in atto qualcuna delle soluzioni proposte dai rappresentanti degli occupanti a  fronte delle disponibilità del comune stesso. Tant’è vero che c’è stata una soluzione per una famiglia, che comunque era da tempo nella graduatoria dell’emergenza, e per le altre sono state prospettate soluzioni di vario tipo, che tuttavia sono temporanee e spesso dividono i nuclei famigliari. Prospettate, ma mai effettivamente messe sul tavolo e valutate, da un lato per l’indisponibilità dei nuclei a dividersi (specialmente qualora i minori abbiano anche problematiche sanitarie), dall’altro per l’impossibilità, dichiarata dal fronte comunale, di poter accedere a soluzioni diverse rispetto alle strutture. Temporanee, naturalmente.

“Il vero problema è che, pur avendo avuto tutto il tempo di pensarci, il Comune di Sesto non ha dato soluzioni – dice Said Lahmel del Movimento di Lotta per la Casa e Rete Antisfratto – perché non sono state contattate le famiglie prima, una per una come si sta facendo stamattina, con il loro carico di problematiche e anche potenzialità? In ogni caso, siamo stati noi a chiedere se ci fosse la possibilità di avere la disponibilità per un’iniziativa come quella del Comune garante, per dare la possibilità a molti di loro di accedere all’affitto privato”.

Insomma fatto sta che oggi, in costanza di covid, ancora in zona rossa, e anche nel periodo del Ramadan per alcune di loro (le famiglie sono di origine rumena, nordafricana, peruviana, le religioni sono variegate come la provenienza, si passa dai musulmani ai cristiano ortodossi ai pentecostali), circa 13 famiglie (sottraendo quella che ha trovato sistemazione nei giorni scorsi) sono uscite dagli alloggi in cui vivevano da dieci anni, con soluzioni in struttura, di fatto temporanee. Pur potendo, in almeno 5 casi, pagare un piccolo affitto.

Tutto finisce verso le 15. Ascoltata l’ultima famiglia, il personale dei Servizi Sociali di Sesto se ne va. Alcune famiglie accettano le soluzioni proposte, altre trovano sistemazione per conto loro. Nessuna resistenza negli immobili. Amarezza, per gli sgomberati, che non sono riusciti neppure a ottenere la possibilità per tutte le famiglie di non essere divise. “Come al solito, le parole date e gli accordi (modesti) presi negli incontri che hanno preceduto questo sgombero si sono rivelati vuoti – dice Marzia Mecocci, del Movimento di Lotta per la Casa – le famiglie si sono trovate di fronte a soluzioni per loro spesso francamente improponibili. basti pensare a un caso, una famiglia di 4 persone con nonna malata, che si è vista proporre uno smembramento in tre posti diversi:  padre e figlio maggiorenne all’Albergo Popolare a Firenze, madre a Sesto in una struttura per donne sole e la nonna, ad ora all’ospedale per gravi problemi cardiaci, a Firenze presso la struttura Stenone”. La famiglia, per inciso, non ha accettato. Ma il vero problema è stato per le famiglie capaci di qualche passaggio economico. Infatti, alcune di loro, secondo quanto era stato discusso durante gli incontri, avrebbero sperato, riuscendo a pagare un sia pur modesto affitto, di avere un aiuto per la caparra di tre mesi che, come ben si sa, è spesso il vero scoglio per chi ha pochi soldi e vorrebbe lo stesso vivere in una situazione regolare. Infatti, sia stato un qui pro quo o altro, la richiesta è stata respinta al mittente. “Delusi, senz’altro – conclude Mecocci – in quanto si sarebbe sperato in almeno un po’ più di attenzione, da parte di istituzioni che fanno dell’attenzione al sociale e all’emergenza abitativa un vero e proprio loro tratto distintivo. Evidentemente, parlare è più facile di agire”. Anche dalla Rete Antisfratto fiorentina, presente con alcuni esponenti, non si riesce a nascondere la delusione mista a incredulità. “Incontri e parole spese che non sono approdate a niente – dice Sandro Targetti – per le famiglie, solo alberghi e strutture, per non più di 14 giorni … e poi? anche la divisione proposta alle famiglie, nonostante fosse un punto ben chiaro quello di mantenere il più possibile i nuclei interi, è un punto che qualifica le “proposte” di soluzione”. 

Intanto, sullo sgombero giungono due note, una del comune di Sesto e una della Prefettura fiorentina. Dalla Prefettura, la Prefetta Alessandra Guidi ringrazia sia le forze dell’ordine che il comune di Sesto. L’operazione si inserisce in un percorso, si legge nella nota, “coordinato dal Prefetto di Firenze Alessandra Guidi e condiviso con l’amministrazione comunale sestese, le Forze dell’ordine e la Polizia locale, secondo le direttive del Ministero dell’Interno, per il ripristino della legalità sul territorio provinciale.
L’immobile era sottoposto a provvedimento di sequestro preventivo dell’Autorità Giudiziaria. Al momento dell’intervento erano presenti, all’interno degli appartamenti da liberare, circa 50 persone, fra cui 12 minori, assistite dal Comune e dai Servizi sociali in percorsi di accompagnamento.

“Desidero esprimere il mio sincero ringraziamento alle Forze di polizia – dichiara il Prefetto –  per l’operazione portata a compimento quest’oggi, che si è svolta senza tensioni né turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica”. “Ringrazio anche il Comune di Sesto Fiorentino, ha aggiunto Guidi, per la fattiva collaborazione nel reperire sistemazioni speditive, che ha ancora una volta permesso di restituire gli immobili ai legittimi proprietari, salvaguardando al tempo stesso le situazioni di fragilità sociale”.

La nota dal comune di Sesto, dopo aver ricordato l’esecuzione dello sgombero, ricorda anche che alle operazioni, condotte dalla Questura di Firenze con il supporto della Polizia municipale di Sesto Fiorentino per la gestione della viabilità, “erano anche presenti i Servizi sociali della Società della Salute Fiorentina Nord-Ovest per valutare e offrire sostegno alle situazioni di maggiore fragilità”.

“All’interno dell’immobile, occupato da quasi dieci anni, risultavano stabilmente presenti 13 famiglie composte da più persone oltre a quattro singoli, per un totale di 54 persone tra cui diversi minori – continua la nota – al momento dell’inizio dello sgombero erano presenti 10 nuclei familiari oltre ai quattro singoli, per un totale di circa 40 persone; nei giorni scorsi avevano già abbandonato spontaneamente lo stabile tre nuclei familiari, dei quali uno verso una sistemazione individuata attraverso i Servizi sociali. Delle 10 famiglie ancora presenti questa mattina, sette hanno lasciato l’edificio verso nuove sistemazioni individuate in autonomia, mentre tre hanno chiesto il supporto dei Servizi sociali. Complessivamente ad oggi sono quindi quattro le famiglie in carico ai Servizi sociali alloggiate presso sistemazioni di emergenza, per un totale di 18 persone di cui 6 minori. Nelle scorse settimane l’Assessorato alle Politiche sociali aveva promosso una serie di incontri con le famiglie al fine di agevolarne l’uscita spontanea verso sistemazioni legittime e idonee”.

Foto: Luca Grillandini

 

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